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di Judy Arnall (traduzione a mia cura dal sito http://theattachedfamily.com/?p=2455)

 

Il timeout è una tecnica di modificazione comportamentale piuttosto diffusa ed utilizzata per sanzionare i comportamenti inaccettabili dei bambini. Similmente all’uso della penalità nell’hockey, in cui si viene esclusi dal gioco, l’obiettivo è di insegnare ai bambini a dismettere il comportamento sbagliato. Però raramente funziona.

 

L’origine del Timeout

Da quando gli esperti di genitorialità hanno suggerito di non utilizzare più la sculacciata, l’uso del timeout è cresciuto, in sostituzione dello sculacciare. E’ stato promosso con molti nomi diversi: tempo di qualità; tempo di riflessione; tempo per pensare; timeout. Viene suggerito per bambini da 1 a 13 anni.

I genitori lo apprezzano in quanto sembra rispettoso del bambino e rappresenta uno strumento da utilizzare di fronte ai comportamenti sbagliati,  piuttosto che non fare nulla perché “non si può più sculacciare”.

Man mano che la popolarità del timeout è aumentata, gli esperti hanno modificato lo scopo di questa tecnica da castigo/sanzione ad un più accettabile strumento per aiutare il bambino a calmarsi. Purtroppo, i genitori nel tempo hanno iniziato a usarlo sempre meno come strumento per calmarsi e sempre più come castigo.

 

Il problema del timeout come castigo

Cosa non va nel timeout? Molti bambini non rispondono bene all’essere “imprigionati”. Le evidenze mostrano che il timeout aumenta l’aggressività, l’incomprensione, la rabbia, la sete di rivalsa e raramente contribuisce ad una buona relazione genitori-figli. Non insegna ai bambini a risolvere i conflitti, né a comunicare in modo efficace, né abilità di regolazione emotiva per calmarsi.

Nei bambini in età scolare, l’autocontrollo emotivo è ancora piuttosto limitato e necessitano di aiuto esterno per potersi calmare. Ci sono molti modi per insegnare ai bambini l’autoregolazione, senza venire isolati/allontanati.

Sicuramente, essere tirati fuori dalla situazione “calda” aiuta ma poi il bambino ha bisogno di un adulto calmo che lo supporti nell’imparare tecniche utili per calmarsi, per risolvere i problemi e alternative di comportamento per una prossima volta. Non insegniamo matematica ai bambini chiudendoli nella loro camera con un libro di matematica. Perché quindi dovremmo isolarli per insegnare l’autoregolazione emotiva?   Stiamo crescendo una intera generazione di bambini che non è in grado di prendersi un tempo di pausa come un adulto, perché ne hanno solo fatto esperienza come castigo nell’infanzia.

Prendersi un tempo di pausa da una situazione è una cosa buona. Gli adulti spesso prendono un momento di pausa per sé quando sono arrabbiati o frustrati. Fanno due passi, respirano profondamente in un posto tranquillo. Saper prendere un tempo di pausa è qualcosa di utile da insegnare ai bambini, ma il modo in cui lo facciamo è fallimentare. Il tempo migliore per discutere con il bambino non è  il momento “caldo” in cui succede il problema. Bisognerebbe parlarne in un tempo neutro, quando entrambi ci si trova in uno stato d’animo tranquillo e disponibile. Osserva il bambino: di cosa ha bisogno per calmarsi? Potete immaginare insieme delle strategie?

 

Usare il timeout come uno strumento di apprendimento

 Poiché il timeout è così spesso frainteso, io preferisco usare il termine “time in” per definire l’azione del genitore di aiutare il bambino a calmarsi. Ci sono 5 differenze tra le due tipologie.

 

TIME OUT DIRETTO DALL’ADULTO (DA EVITARE)

Cosa: usato come castigo

Quando: allontanare il bambino per un tempo pari a 1′ per ogni anno di età

Come: si dice al bambino di “pensare a quello che ha fatto”. Ciò che accade, tipicamente, è che il bambino più grande pensa alla sua rabbia, all’ingiustizia che sta subendo, al modo per ribellarsi o rivalersi. Il bambino più piccolo è tipicamente confuso e sovrastato dalle sue forti emozioni e non comprende come mai viene abbandonato a se stesso.

Chi: il genitore isola il bambino

Dove: il genitore decide il luogo, come una sedia, il gradino di una scala, uno stanzino. Solitamente un luogo dove non c’è nulla da fare e non ci sono distrazioni, con l’idea della sanzione

 

TIME IN DIRETTO DAL BAMBINO (SUGGERITO)

Cosa: usato come strumento calmante

Quando: si suggerisce al bambino di allontanarsi fisicamente o emotivamente per una pausa dalla situazione, lasciandogli decidere quando è calmo abbastanza per iniziare a risolvere l’accaduto, col supporto dell’adulto.

Come: l’adulto aiuta il bambino nell’utilizzare utili strumenti per calmarsi, nel rispetto dello stile di apprendimento del bambino, mentre gli consente di esprimere le sue emozioni. Per esempio si può utilizzare musica col bambino uditivo; fare un disegno o guardare un acquario per il bambino visivo; il bambino cinestesico può abbracciare un pupazzo, farsi strofinare le mani o le spalle dall’adulto, respirare profondamente.

Chi: chiedere al bambino da quale adulto desidera essere aiutato a calmarsi, che stia con lui, parli con lui e lo rassicuri. Tutti i bambini hanno bisogno di un abbraccio rassicurante o una stretta di spalle, o perfino le coccole, indipendentemente dalla loro età.

Dove: il bambino sceglie il luogo utile per calmarsi. Potrebbe stare nella stanza stessa in cui si trova o voler  fare una passeggiata, o giocare a basket.

 

Affrontare il timore di non punire

Non è che il fatto di abbracciare e confortare il bambino lo incoraggerà a continuare nei suoi cattivi comportamenti?

Sì…se quello è l’unico modo in cui può ottenere la vostra attenzione.

No… se è solo uno dei tanti modi in cui ha la vostra attenzione. Quando il bambino si calma grazie al supporto dell’adulto, diventa disponibile ad apprendere ed il suo cervello può cominciare a ragionare. La connessione costruita durante il time in, con il supporto e un abbraccio, incoraggia il bambino ad ascoltare la saggezza dell’adulto, il suo consiglio, ad imparare cosa fare la prossima volta in cui si trova nella stessa situazione difficile. I bambini sono pronti a risolvere i problemi di comportamento in maniera più rapida a partire da un punto di calda connessione con l’adulto piuttosto che dall’ostilità.

 

Il punto cruciale: un adulto calmo

Ricorda che sei tu l’adulto ed è necessario che mantieni la calma affinché il time in funzioni. Usa il timeout per te, come momento di pausa per controllare la tua rabbia.

Evitare i bracci di ferro non vuol dire lasciare “vincere” il bambino. Vuol dire che sei maturo abbastanza per calmarti prima di intervenire. Non è forse ciò che vuoi insegnare al bambino? Non insegniamo ai bambini l’utile abilità del sapersi prendere una pausa per calmarsi forzandoli. La insegniamo mostrandola noi per primi.

 

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Per approfondimenti:  “La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino” di D. Siegel/T. Payne Bryson, ed. Cortina (in particolare, pag. 42-49) 

 

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