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a cura di Simone Rigoli, psicologo, coordinatore ed educatore del Servizio educativo in contesto domiciliare Bu Bu Settete, Firenze

 

 

“In una prospettiva ecologica, per ambientamento si intende il processo attraverso il quale il sistema-bambino e il contesto educativo si adattano l’uno all’altro con modalità e strategie progettate.

L’ambientamento è un evento di transizione, emotivamente complesso, un evento straordinario, inteso nel suo significato etimologico di fuori dall’ordinario. È il periodo necessario affinché bambini, genitori ed educatori si integrino nel contesto comunicativo-relazionale che si realizza con il loro incontro nel servizio Nido (o scuola dell’Infanzia).

È un evento che comporta una forte variazione nel contesto relazionale di tutti i soggetti coinvolti, nel quale il bambino vive un distacco dai genitori. Si tratta di una separazione vissuta da un bambino il quale ha esperienza e risorse di progressivi distacchi che ha già avuto modo di sperimentare, sia nelle pratiche relazionali con la madre che nello scambio con altri adulti che si sono presi cura di lui. Questo ci evidenzia le notevoli risorse che un bambino, seppur piccolo, è in grado di mettere in atto nella realizzazione di nuove interazioni.

Il concetto di bambino competente, sviluppato sia all’interno del dibattito teorico che nell’esperienza quotidiana dei Servizi alla prima infanzia, ha condotto ad un’evoluzione terminologica che ha visto la sostituzione del termine inserimento con quello di ambientamento.

Inserimento richiama, infatti, l’idea di includere un elemento nuovo in un insieme già completo/compiuto, all’interno di un’organizzazione che tiene, prevalentemente, conto del ruolo dell’educatore per favorire l’entrata al nido del bambino.

Ambientamento, invece, introduce il concetto di accoglienza e tiene conto della complessità, nella quale tutti gli attori entrano in relazione, aggiustandosi vicendevolmente, in un tempo e in uno spazio da costruire su bisogni differenti. Bisogni differenti che sottolineano il ruolo attivo del bambino con le sue precoci competenze ed il coinvolgimento dei genitori, sia come risorsa che come soggetti bisognosi di rassicurazioni.

Anche il genitore, infatti, vive forti emozioni, poiché, se da un lato è chiamato a sostenere e accompagnare il figlio nel percorso di ambientamento/scoperta nel/del nuovo sistema, dall’altro, si trova a dover affrontare e gestire i propri vissuti di genitore e le domande, i dubbi, le perplessità ed i sensi di colpa che possono rendere più difficile la relazione con il servizio. Si tratta di ansie comprensibili, ma che rischiano di ripercuotersi sulle emozioni del proprio figlio e di cui, pertanto, bisogna tenere conto. Un evento molto delicato nel quale l’educatore è chiamato a mettere in campo competenze relazionali complesse attraverso la scelta di modalità comunicative/interattive diverse per accogliere, gradualmente, soggetti differenti, siano essi bambini o genitori.

Il nido come sistema, quindi, definisce il concetto ambientamento:
• come passaggio graduale del bambino da un contesto familiare conosciuto ad un contesto più ampio, complesso e da conoscere;
• come punto d’incontro di/tra sistemi in un processo all’interno di un contesto in via di definizione;
• come interazione fra sistemi, dove l’educatore ha una relazione diretta con il bambino, e una relazione indiretta ma, altrettanto forte, con il bambino attraverso il genitore al nido. Nuovi modelli si intrecciano. Le differenze si ampliano. Si esce dal concetto di delega per abbracciare quello di condivisione. Nasce il bisogno di far emergere le competenze dei genitori con i quali inizia un percorso di co-educazione del bambino. Un percorso, quindi, scandito da diversi momenti che delineano la relazione fra i due contesti.

Le famiglie, in un momento iniziale, hanno bisogno di informazioni, devono sapere cosa devono fare. Poi devono essere rassicurate e questo avviene nel quotidiano attraverso le informazioni che gli educatori hanno cura di fornire. Infine hanno bisogno che questa loro esperienza sia restituita.”

(Estratto delle Linee guida del comune di Firenze)