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di Daniela Ghidini, pedagogista e Gabriella Pilone, educatrice

 

 

Qualche tempo fa, nel gruppo Facebook di Percorsi Formativi 06®  c’è stato un interessante scambio relativamente al pranzo al nido, e in particolare all’autosvezzamento, cosa che aveva fatto sorgere alcune domande circa la sua praticabilità in tale contesto.

Premetto che il pranzo è un momento fondamentale al nido, come già Silvia Iaccarino ha sottolineato, condividendo nel gruppo FB l’articolo http://infanziaepedagogiaattiva.blogspot.com/2013/06/la-ricchezza-del-cibo-tra-nutrizione-e.html, che partiva dalle osservazioni, riflessioni e pratiche educative di Loczy (Emmi Pikler e collaboratori).

E’ una situazione in cui la famiglia è fortemente “presente”, anche se non fisicamente, sia per il bambino, che porta la sua cultura famigliare specifica, sia per il nido, che deve essere consapevole di quanto il bambino sia impregnato e portatore di tale cultura, di quanto ciò sia importante per la sua identità e il suo benessere, e anche di quanto il bambino altrettanto porterà “a casa il nido”, in ciò che vive, vede e impara delle modalità di fare pranzo che sperimenta con le educatrici e i compagni.

Per questo è considerato così importante, tra le educatrici, conoscere le abitudini dei bambini a casa, ed è proprio su questi aspetti che serve grande attenzione per realizzare un nido davvero INCLUSIVO, in cui ciascuno possa percepirsi riconosciuto come persona, e perciò sentirsi a suo agio. L’”arte educativa” è in questi casi quella che permette di personalizzare e individualizzare le modalità del pranzo, ma allo stesso tempo non perdere la peculiarità del nido stesso, che è la socialità e la creazione di un gruppo con una  identità, dei suoi rituali e abitudini.

Un nido inclusivo, che cioè sappia e voglia realmente valorizzare le differenze, necessita di educatrici capaci di convivere con la molteplicità delle singolarità di ciascuno, e di trasmettere a tutto il gruppo, sia di bambini che di famiglie, la bellezza di questa molteplicità, che non è caos, ma ricchezza che ci offre la contemporaneità, potenzialità del mondo multiculturale e plurilinguistico in cui viviamo.

Pensando quindi all’auto-svezzamento, non immagino che sia un metodo da adottare nel nido tout-court, soprattutto se pubblico, in un’ottica di apertura verso e accoglienza delle diversità. Tuttavia, essendo un metodo che si sta diffondendo, è importante conoscerlo e trovare il modo per agevolare la famiglia anche in questa scelta, quando arriva al nido.

Gabriella Pilone, un’educatrice di nido a Torino, riportando la sua esperienza con bimbi i cui genitori utilizzavano l’autosvezzamento, afferma che tale esperienza non ha mai creato problemi di tipo pratico: al nido bambini in grado di mangiare da soli evidenziano un grande passo verso l’autonomia, non esiste dipendenza dalla mamma-nutrice ed il passaggio risulta più dolce.

I bambini che praticano a casa l’autosvezzamento che noi abbiamo incontrato non hanno mai avuto problemi di inappetenza, o di rifiuto, anzi, al contrario, avevano un rapporto gioioso e interessato con il cibo, perciò è sempre stato facile assecondarli. 

Per avere il menù adatto, nei nostri nidi, serve un certificato del pediatra che richieda un anticipo di cibi solidi e non frullati. È sufficiente poi preparare il cibo in modo idoneo (tagliarlo a pezzettini, e proporlo poco per volta) e non perdere mai di vista i piccoli, specie se sono un po’ troppo ingordi (a noi è successo!!), et voilà, il gioco è fatto.

Bisogna anche lavorare su di sé per accettare e non essere infastiditi dal loro giocare e pasticciare con il cibo: si sporcano molto, ma è una fase fondamentale di conoscenza e apprendimento, che infatti poi passa da sola.

Uno scoglio possibile nasce dalle ansie delle educatrici e/o assistenti riguardo il rischio di soffocamento: per affrontare questo, abbiamo richiesto di fare il corso di disostruzione delle vie aeree, cui hanno partecipato tutte le educatrici. Inoltre, chiedendo all’ASL, abbiamo scoperto che esisteva anche un corso di conoscenza dell’autosvezzamento: le più timorose hanno quindi partecipato e quasi tutte le ansie si sono stemperate!