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Nella prima parte dell’articolo abbiamo iniziato a comprendere cosa significa essere altamente sensibili. Oggi scopriamo quali sono le caratteristiche dei bambini con questo tratto temperamentale.

Le caratteristiche dei bambini sensibili

Per quanto riguarda i bambini, quelli altamente sensibili nascono con un sistema nervoso piuttosto reattivo, per cui anche stimoli di bassa intensità possono rendere complessa la processazione delle informazioni e produrre un sovraccarico, come abbiamo detto in precedenza.

In particolare, questi bambini:

  • avvertono cambiamenti anche molto sottili nell’ambiente e nelle persone intorno a loro;
  • tendono ad essere velocemente sovrastati dagli stimoli sensoriali (caldo, freddo, ruvido, amaro, bagnato, sporco, etc.), sociali (situazioni caotiche, rumorose, in cui sono presenti molte persone, etc.) ed emotivi (tensione, stress, rabbia, paura, ma anche gioia ed entusiasmo);
  • preferiscono osservare molto le situazioni, soprattutto quelle nuove, prima di coinvolgersi attivamente;
  • riflettono molto prima di agire e, man mano che crescono, evidenziano una modo di approcciare le situazioni piuttosto coscienzioso, anche più maturo rispetto alla loro età;
  • hanno bisogno dei loro tempi, anche lunghi, per adeguarsi ai cambiamenti;
  • possono evidenziare modalità di risposta comportamentale sia di tipo esplosivo, con una forte attivazione emotiva di fronte alle frustrazioni, irritabilità, nervosismo; ma anche il contrario, quindi manifestare un comportamento calmo, riflessivo, introverso e di semplice gestione per l’adulto, tranne quando viene loro richiesto di coinvolgersi con un grande gruppo di persone;
  • per circa il 30% manifestano estroversione;
  • possono combinare in loro stessi tratti molto diversi. Per esempio, sebbene il bambino ipersensibile tenda ad essere prudente e cauto di fronte alle novità ed agli stimoli intensi, esistono anche soggetti cosiddetti “High Sensation Seeker” che combinano in sé la sensibilità con l’audacia e quindi la propensione verso situazioni estreme, di forte intensità e rischio, ed in cui a volte predomina una tendenza, mentre a volte l’altra. Inoltre, l’ipersensibilità non è per forza combinata con l’isolamento sociale, la tristezza o l’infelicità, così come non è per forza collegata ad una estrema intelligenza, al talento artistico o ad una spiccata intuizione. Potrebbe, ma non è detto.

Per via di queste caratteristiche, soprattutto durante l’infanzia, il modo in cui l’ambiente circostante interagisce coi bambini sensibili può fare molta differenza rispetto al loro percorso di crescita.

In particolare, i piccoli che possiedono questi tratti hanno bisogno di adulti responsivi, amorevoli, sintonici, in grado quindi di comprendere la loro particolarità, di rassicurarli molto e di filtrare gli stimoli ambientali affinché non diventino disorganizzanti per i bambini stessi. Questo, in pratica, significa, ad esempio, avere attenzione per suoni, luci, odori, sapori, tocchi, etc.

Si tratta di osservare se e quando i bambini sono infastiditi e/o hanno reazioni che ad un primo sguardo non comprendiamo ma che poi, leggendo appunto i dati ambientali a livello sensoriale, sociale ed emotivo, assumono un senso e ci aiutano a capire che la fatica origina in un sovraccarico di informazioni.  Per esempio, un ambiente caotico, o con luci troppo intense, rumori forti, tensioni emotive, etc può creare molta difficoltà ad un bambino sensibile, destabilizzandolo.

Anche la contemporaneità di più stimoli può essere un problema per questa tipologia di bambini. Per esempio, se culliamo un lattante molto sensibile e nel frattempo gli parliamo e lo guardiamo negli occhi, stiamo lavorando su 3 canali sensoriali nello stesso momento (senza contare che potrebbero essere presenti ulteriori stimoli ambientali su altri livelli). Per lui potrebbe essere troppo e causargli un “overbooking” sensoriale ed un pianto che potremmo non comprendere, sentendoci inefficaci e impotenti, quando basterebbe magari semplicemente ridurre ed “ovattare” gli stimoli stessi.

Sebbene questa descrizione possa far immaginare una vita piuttosto difficile per le persone altamente sensibili, le ricerche evidenziano che solo 1/3 di tali soggetti testimonia un’infanzia difficile a causa di queste caratteristiche. I restanti 2/3 riescono ad avere una vita “normale”.

A questo link  potete trovare un test della d.ssa Aron tradotto in italiano e che può aiutarvi a comprendere meglio sia voi stessi che i vostri bambini.  Infatti, come detto, anche gli adulti possono essere altamente sensibili: abbiamo detto che si tratta di una caratteristica innata a base genetica, quindi ci accompagna lungo tutto il corso della vita (come avere gli occhi verdi o i capelli castani).

Il fatto di possedere tale caratteristica anche come adulti è da tenere in considerazione nell’ambito educativo in quanto se un adulto sensibile si rapporta ad un bambino a sua volta sensibile (come è probabile che accada tra genitori e figli, visto che l’alta sensibilità è un tratto ereditato) potrebbero generarsi delle fatiche reciproche in grado di disturbare la relazione.

Thomas & Chess[1], studiosi dei temperamenti, parlano di “goodness of fit” che potremmo tradurre in italiano con “buona concordanza”. Ovvero, nella relazione educativa (e non solo!) la compatibilità reciproca sul piano temperamentale può notevolmente influenzare le interazioni e l’approccio dell’adulto verso il bambino (e viceversa), producendo per esempio incomprensioni, aspettative irrealistiche a cui il bambino non riesce a rispondere, tensioni e rigidità che possono minare la fiducia e la serenità della relazione stessa, tenendo presente che “a costituire il problema non è l’ipersensibilità in sé, ma il modo in cui noi la giudichiamo e ne facciamo uso[2].

E’ quindi importante che gli adulti (genitori, familiari, educatori, insegnanti e coloro che lavorano con i bambini) diventino consapevoli sia delle proprie caratteristiche che di quelle dei piccoli per potersi attivare nel ricercare modalità e strategie in grado di rassicurare, contenere, supportare questi bambini nel loro percorso di crescita, guardando anche alle risorse ed alle potenzialità di tale tratto. Infatti, come dice ancora Sellin: “L’ipersensibilità non è un difetto, ma una preziosa dote per la sopravvivenza. Deve essere preservata; spesso si deve imparare a sfruttare la percezione come vantaggio per la sopravvivenza[3].  L’ipersensibilità è come una “potentissima antenna” (R.Sellin) potenzialmente molto utile nella vita, se si impara ad usarla bene!

  

Conclusione

Per concludere, la d.ssa Elaine Aron, studiosa ed esperta delle persone altamente sensibili, afferma che (tratto da http://www.personealtamentesensibili.it/elaine-aron-2/):

  •  Il vostro tratto è normale. Si trova in percentuali dal 15 al 20% della popolazione, troppi per essere un disturbo, ma non abbastanza per essere ben compreso dalla maggioranza di coloro che vi circondano.
  • E ‘innato. E non appartenente esclusivamente alla specie umana. Infatti, i biologi hanno trovato in più di 100 specie (e probabilmente ne esistono molti di più) dai moscerini della frutta, ad uccelli e pesci per cani, gatti, cavalli e primati. Questa caratteristica rispecchia un certo tipo di strategia di sopravvivenza, riferita ad una maggiore attenzione prima di agire. I cervelli di persone altamente sensibili (HSP) in realtà funzionano in modo leggermente diverso rispetto ad altri.
  • Voi siete più consapevoli di altri dei dettagli. Ciò è principalmente perché il vostro cervello elabora le informazioni e riflette su di esse più profondamente. Quindi, anche se si portano gli occhiali, per esempio, si vede più di altri notando più dettagli.
  • Siete anche più facilmente sopraffatti. Se notate tutto in misura maggiore, vi capiterà  naturalmente di sentirvi più facilmente sovrastimolati quando le cose sono troppo intense, complesse, caotiche, o vi coinvolgono per un lungo periodo.
  • Questa caratteristica non è una nuova scoperta, ma è stata fraintesa. Un HSP preferisce guardare prima di entrare in nuove situazioni, per questo sono spesso stati etichettati come  “timidi”o “introversi”. Ma la timidezza è una caratteristica appresa, non innata. In realtà, il 30% di HSP sono estroversi. E’ stato anche chiamato iperinibizione, paura, o nevrosi. Alcuni HSP si comportano in questi modi, ma non è innato e non è la caratteristica di base.
  • La sensibilità è valutata in modo diverso nelle diverse culture. Nelle culture dove non è valorizzata, gli HSP tendono ad avere una bassa autostima. Gli viene detto “non essere così sensibile”, quindi si sentono anormali.

Per approfondire le caratteristiche delle persone molto sensibili, grandi e piccine, potete trovare una descrizione utile qui e anche qui

Qui potete trovare anche dei video interessanti

Mi auguro che l’articolo ed i link possano essere di aiuto a comprendere meglio le persone sensibili, e quindi anche i bambini, e che supportino gli adulti nel trovare modalità educative e di accudimento in grado di sostenere e facilitare i piccoli con queste caratteristiche nel loro percorso di crescita.

 

Per approfondire, oltre ai siti qui citati, è possibile rifarsi a:

 

E, sul web, anche a:

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/12/perche-persone-sensibili-interagiscono-diversamente_n_7569812.html

http://www.personealtamentesensibili.it/wp-content/uploads/2015/07/Sensibilit%C3%A0-come-vantaggio.pdf

http://www.highlysensitivepeople.com/

[1] Vedi anche “Conosci tuo figlio. Un’autorevole guida per i genitori di oggi“, ed. Giunti, Firenze, 2002

[2] R. Sellin, “I bambini sensibili hanno una marcia in più. Comprenderli, rassicurarli e prepararli a una vita felice“, ed. Urrà Feltrinelli, Milano, 2016

[3] R. Sellin, op. cit.

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