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di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

L’attenzione data all’alimentazione negli ultimi anni (basti pensare alla riqualificazione della figura degli chef, ai corsi di cucina, alle trasmissioni televisive sull’argomento), ci suggerisce che il potere e il valore del cibo va al di là del semplice aspetto nutrizionale, ancor più quando lo si contestualizza all’inizio del ciclo di vita di una persona.

Il cibo, infatti, anche in ambito pedagogico non viene più solo associato ad un discorso alimentare, perché implica e mette in gioco aspetti diversi per natura e significati, quali per esempio:

  • l’esperienza e l’educazione sensoriale: gli alimenti oltre al gusto hanno colori, odori, consistenze, suoni specifici;
  • la socializzazione e la relazione: i bambini mangiano in gruppo e/o con un adulto di riferimento (genitore, educatore);
  • le sensazioni corporee ed emotive: la piacevolezza e il disgusto derivanti da un assaggio;
  • la conoscenza e consapevolezza di sé attraverso la sperimentazione in prima persona di qualcosa capace di generare una reazione.

Grazie a tutti questi valori impliciti negli alimenti, è stato dimostrato che chi può giocare con il cibo (toccarlo, pasticciarlo, schiacciarlo, guardarlo, gustarlo) sia meno soggetto ad obesità e sovrappeso, proprio perché la sperimentazione e la manipolazione aiutano il bambino a prendere confidenza e familiarità con esso, a distinguerne le peculiarità e a sentirsi libero (e non obbligato) di avvicinarsi e provarlo con la diretta conseguenza di una maggiore e migliore autostima di sé.

Per quale motivo allora non utilizzarlo con fini pedagogici in contesti educativi se gli effetti non sono altro che benefici?

I primi anni di vita (0-6 anni) di un bambino si prestano a molteplici attività per differenti motivi:

  • sono gli anni propriamente sensoriali: il bambino usa il proprio corpo come veicolo principale per relazionarsi con il mondo in cui vive e inizia a distinguere la piacevolezza di uno stimolo grazie alla risposta fisica che ottiene;
  • i bambini utilizzano l’esperienza diretta e concreta per apprendere quello che li circonda o gli capita;
  • la bocca e le mani dei bambini sono gli strumenti primi che vengono utilizzati  per toccare e conoscere la realtà in cui sono immersi;
  • ma soprattutto i bimbi hanno “fame” di sperimentazione ed esplorazione, sono curiosi e incuriositi da tutto.

I sapori, gli odori, le sensazioni tattili/corporee, visive sono percezioni totalizzanti nei primi mesi e anni di vita, si imprimono nella memoria e possono essere rievocate negli anni successivi.

Gli alimenti hanno molte proprietà che si prestano a soddisfare i bisogni propri di questa fascia d’età in attività e/o laboratori dedicati: 

  • sono ingredienti atossici, eccezion fatta per alcune intolleranze individuali: se ingeriti non hanno effetti dannosi o pericolosi;
  • aiutano a rilassare: impastare è un movimento “meccanico” che aiuta la mente e il corpo a defaticare gradualmente;
  • agevolano lo sviluppo della motricità fine delle mani e delle dita e la coordinazione oculo-manuale;
  • favoriscono l’immaginazione: come qualsiasi elemento naturale basico, si presta ad essere elaborato e ad avere potenziali per la creazione di qualcosa di più evoluto e strutturato (per es. la pasta di pane da modellare);
  • permettono un’esplorazione sensoriale completa e piena di sfumature: ogni cibo contribuisce ad arricchire il bagaglio conoscitivo del bambino grazie alle differenze delle tonalità cromatiche, dei sapori, dei profumi, dei suoni, delle consistenze;
  • aiuta i bambini ad avere maggiore consapevolezza di sé: 
    • sia in termini fisici: “ho un corpo con diverse peculiarità”
    • sia spaziali: “ho un corpo che si differenzia dal contesto in cui vivo”
    • che psico affettivi: “ho un corpo sensibile e recettivo agli stimoli in maniera differente”.

E allora non resta da fare altro che dare sfogo alla creatività, non badare alla pulizia ed immergersi in questo mondo fantastico che è il cibo e che permette di conoscere se stessi in un modo più profondo e primitivo, lasciandoci guidare dalla libertà di assaggiare o meno ciò che si sta sperimentando…ne gioveranno il palato e lo spirito.