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di Simona Vigoni, pedagogista e psicomotricista

 

 

“Per me l’arte è un grandissimo divertimento, è il migliore dei giochi….e penso che l’uomo debba realizzare cose con le sue mani, cantare con la sua voce, ballare con il suo corpo….FIN DA PICCOLO.”(G. Dorfles)

 

La premessa per questa esperienza è sempre la medesima: soddisfare il bisogno di esplorazione, manipolazione e scoperta del bambino. I materiali naturali, si sa, offrono una molteplicità di sensazioni, per la diversità della consistenza, dei colori, degli odori, delle forme che prendono, del calore, della duttilità e del conseguente potere trasformativo che possiedono: se dovessimo trovare un aggettivo potremmo definirli polisensoriali. I materiali naturali “prendono corpo con i corpi dei bambini”, corpi che si sporcano, si spalmano, mani umide, bagnate, scivolose, appiccicose o morbide, mani che si riempiono, mani che si svuotano, mani che stringono, mani che tracciano, mani che preparano il corpo e aprono la mente ad esperienze che, da marcatamente sensoriali, diventano simboliche e narrative, costruttive e scientifiche, artistiche ed espressive.

Le mani si muovono e cercano strade per far divenire una cosa qualcosa di altro (…); le mani sostengono e alimentano pensieri e ragionamenti”(Malavasi, Vitali,”Fare/Making”, Zeroseiup, Bergamo, 2016)

L’atto creativo della manipolazione “oltre ad essere un potente strumento attraverso cui passano le conoscenze, facilita la relazione, la collaborazione reciproca, incentivando lo sviluppo del linguaggio. Rispetto allo sviluppo emotivo, consente al bambino di scaricare le proprie tensioni, fornendogli l’opportunità di investirle positivamente” (Arzilli, Mannucci 2008)*, grazie alla possibilità di utilizzi squisitamente personali e non precostituiti e performativi richiesti dall’adulto.

Questa proposta offerta da Percorsi Formativi 06 e raccolta da molte di voi che si sono messe in gioco, aveva tra gli obiettivi quello di accostarsi, attraverso il coinvolgimento personale, al mondo del bambino e al suo diritto di sperimentare e creare e di fornire spunti di riflessioni e ipotesi di lavoro all’interno dei servizi per l’infanzia nell’ambito della progettazione dei laboratori di manipolazione coi bambini.

 

 

Sostenere e accompagnare il processo di crescita e di sviluppo dei bambini vuol dire proporre loro esperienze significative. Riflettendo sulla significatività di queste esperienze le corsiste si sono interrogate sul “perché si fa ciò che si fa”. Il momento riflessivo conclusivo è stato possibile grazie alla messa in gioco delle singole partecipanti durante la sperimentazione e la scoperta del materiale.

L’invito è quello di lasciarsi suggestionare dal materiale, di ascoltarsi, ascoltare le proprie sensazioni, dar forma ai propri pensieri.

Un rito di apertura fatto di semi-oscurità, trasparenze di acqua e macchie di colore ci introduce al contatto, alla scoperta e alla manipolazione prima della terra e poi dello zucchero.

Lo zucchero, bianco e cristallino, che, mescolato e “lavorato” con poche gocce di colore crea un’infinita serie di mucchietti, tanti quante sono le sfumature dando vita ad un personale campionario cromatico. Una goccia in più, una in meno di colore, poco zucchero in più o in meno nell’impasto, creano diversi arcobaleni, delicati come quelli che compaiono dopo un temporale primaverile di passaggio o netti e incisivi come quelli dopo una grandinata estiva. I colori si accostano: sapori, consistenze, macchi e pennellate danno vita così a cremosi acquarelli.

 

La terra, scura, odorosa, umida che, setacciata, manipolata, lisciata, accarezzata e abbinata ad alcuni oggetti (macchinine, setacci, pettini, cannucce, piume ecc..) sprigiona la creatività di ciascuna, che a tratti e per qualcuno si fonde con quella delle compagne dando luogo a creazioni condivise (forme di animali, piccoli plastici ecc…). A contatto con questo elemento primario si sprigionano emozioni diverse e contrastanti, resistenze, possibilità di incontro e di condivisione, solitudine e silenzi.

Alcune colleghe, invitate a raccontare le proprie emozioni, comunicano l’iniziale sensazione di smarrimento (“Non ho capito”! “Che cosa devo fare!”, “E ora che cosa faccio?”, “Ma io non sono creativa!”), poi superata grazie al clima non giudicante e all’esempio delle colleghe (“Ho dovuto guardare per farmi venire un’idea, altrimenti non sapevo che cosa inventarmi!”). Altre manifestano resistenze nei confronti della terra (“Mi dà fastidio vedermi lo sporco addosso”), altre entusiasmo, gioia, impegno, concentrazione, senso di libertà e di liberazione, divertimento e stupore.

 

 

E allora quanto e che cosa diamo per scontato coi bambini quando facciamo una proposta? Che a tutti piaccia tutto? Che sia immediato l’incontro e il contatto col materiale? Che sia leggibile sempre il contesto? Quanta libertà lasciamo ai nostri bambini impegnati a sperimentare il materiale? Quanto invece siamo guidate dai nostri desideri, obiettivi, rischiando di cadere nel tranello di mettersi a fare oggetti o a imporre i nostri progetti?

Che cosa possono incontrare i bambini nei nostri contesti educativi? Quali modi di giocare promuoviamo attraverso l’offerta di spazi, materie e materiali? Quali mondi permettiamo loro di costruire ed esplorare? Interrogarsi e dare risposte a queste domande significa aumentare il nostro livello di consapevolezza e assumersi la responsabilità educativa dell’incontro con l’altro e della proposta per l’altro.

Sperimentare su di sé ha aiutato le partecipanti a comprendere gli stati d’animo dei bambini e a riflettere sul proprio modo di proporre materiali ed esperienze.

PROVATE A….

  • Lavorare lo zucchero su fogli trasparenti, mescolandolo con il colore. Dopo aver creato diversi mucchietti di colori prendete dei fogli bianchi e cospargeteli di colla: ci si può cimentare in un disegno astratto o figurativo e poi cospargete il foglio coi diversi “dolci” colori, scuotetelo per eliminare i residui in eccesso…e osservate l’effetto ottenuto!
  • Sfregare la terra setacciata su fogli bianchi ponendo sotto i fogli oggetti piatti (chiavi, forbici, pettini ecc…)….e osservate l’effetto ottenuto!
  • Cospargere di vinavil a vostro piacimento un foglio bianco, rovesciare la terra setacciata, scuotere il foglio per eliminare i residui in eccesso…e osservate l’effetto ottenuto!

 

 

 

* “Il nido sostenibile, servizi per l’infanzia e sviluppo locale nel sistema Peccioli”, a cura di A.L. Galardini, Ed Junior, Parma, 2008