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Questa è la classica domanda che mediamente i genitori fanno ai bambini quando li vanno a prendere a scuola, in genere dalla Scuola dell’Infanzia in avanti.

E, tipicamente, i bambini rispondono con “boh”, “non mi ricordo” oppure con “niente” se la domanda è stata “cosa hai fatto oggi?” (questo anche i bambini grandi del Nido).

Così, frequentemente, i genitori si sentono frustrati e temono che la comunicazione con i loro figli non stia “girando” nel verso giusto…

In realtà è tutto molto normale (per quanto riguarda i bambini piccoli)!

Infatti, va detto che la memoria dei bambini non funziona come quella degli adulti, per cui la cosiddetta “memoria episodica” [1] è piuttosto fragile fino anche ai 6-7 anni e solo dopo questa età il processo di organizzazione della memoria stessa si va articolando e complessificando, fino all’età adulta.   I bambini quindi, soprattutto a freddo, faticano a recuperare i singoli ricordi relativi alla giornata che hanno alle spalle. La loro risposta vaga quindi non è reticenza, disinteresse, mancanza di voglia nel comunicare, chiusura relazionale, ma semplicemente difficoltà nell’estrazione dei dati mnestici.

Questo può aiutare gli adulti a sentirsi meno frustrati e preoccupati rispetto a tale situazione (posto che potrebbe anche capitare che siano davvero reticenti, disinteressati, etc!!) .

Resta, comunque, il legittimo e importante desiderio dei grandi di condividere e di coinvolgere i bambini in una conversazione rispetto ai loro vissuti ed alle loro esperienze. Tra l’altro, al di là dell’aspetto strettamente relazionale, ciò è importante anche per comprendere in che modo i propri figli stanno passando le loro giornate e per dare un supporto dove eventualmente necessario (soprattutto sul piano emotivo).

In che modo, quindi, pur sapendo che la memoria è un po’ “ballerina”, i genitori possono favorire la condivisione coi propri figli e riallacciare il flusso comunicativo dopo una giornata passata lontani gli uni dagli altri?

Innanzitutto, proprio ristabilendo la connessione. Per i bambini ricongiungersi è altrettanto difficile quanto separarsi, tanto che, a volte, quando i genitori vanno a prenderli al Nido o alla Scuola dell’Infanzia essi protestano, piangono, non si fanno vestire, affermano di voler restare a scuola, etc. Ciò risulta ovviamente frustrante per mamme e papà, i quali spesso tendono a leggere queste situazioni come una dimostrazione del fatto che il bambino sta meglio al Nido/Scuola piuttosto che a casa, sentendosi preoccupati e sconfortati per questo.

Ma spesso, come recita un noto detto, l’apparenza inganna!

Quando un bambino si comporta in questo modo al ricongiungimento è possibile che, come frequentemente accade, stia dicendo (attraverso il suo comportamento perché è troppo piccolo per dirlo a parole): “Mamma/Papà, mi sei mancata/o tanto!! Adesso che ti rivedo provo un’emozione grande grande che mi esplode dentro e non mi fa più controllare il mio comportamento!!”.

Infatti, il bambino, lontano dai genitori, deve mettere in campo una serie di risorse cognitive ed emotive per gestire i normali e legittimi stati d’animo che prova. Quando poi mamma o papà ricompaiono è come se il bambino lasciasse andare “le redini” del controllo, tanta è la forza dell’emozione che sente, e quindi di qui, appunto, il comportamento poc’anzi descritto.

Per aiutare il proprio bambino a “recuperare”  ed a riconnettersi può essere molto di aiuto mettere parole al momento della ri-unione: “Che bello vederti Samuele! Mi sei mancato tanto! Ti ho pensato molto,sai! Chissà quante cose belle hai fatto oggi al Nido/a Scuola!“. Ciò in realtà è utile per tutti i bambini e non solo per chi mostra le sue emozioni nel modo sopra delineato, favorendo la sensazione di continuare ad esistere nella mente di mamma e papà anche quando non si è presenti fisicamente gli uni agli altri.

Poi una coccola o un bell’abbraccio certo non guastano!! ;-))

Successivamente sarebbe anche utile consolidare il ricongiungimento e quindi il riaggancio relazionale, dedicandosi ad un’attività leggera e divertente insieme: un gioco, un giro al parchetto, una passeggiata, un gelato, cucinare insieme, etc., in modo da dare, tra l’altro, tempo al bambino per “staccare la spina”. Infatti, i bambini hanno bisogno di passare e pensare ad altro, distanziandosi dall’esperienza appena vissuta: come noi adulti del resto quando terminiamo il nostro orario lavorativo!!!

Infine, per sollecitare il bambino a parlarci di come è andata la sua giornata, più che la domanda diretta di cui al titolo di questo articolo, possiamo più semplicemente e naturalmente chiedergli “Come stai?” (senza quindi focalizzare l’andamento della giornata scolastica), oppure può essere utile che i genitori inizino a condividere la propria esperienza, raccontando di sé: un episodio simpatico, o particolare, o anche una piccola disavventura (ma senza caricare troppo eh!! ;-)).

Molti genitori, per esempio, spesso al momento della cena fanno un gioco per cui a turno ognuno racconta una cosa piacevole ed una spiacevole della giornata, partendo proprio da se stessi.

Così, parlando prima di sé, da un lato si dà il buon esempio e dall’altro si suscita l’attenzione e l’interesse del bambino, il quale a sua volta inizierà ad aprire i suoi cassetti della memoria ed a raccontare di sé.  A questo punto sarà importante che gli adulti accolgano i suoi racconti ascoltando attivamente  e dando valore e considerazione alla sua narrazione. In questo modo, tra l’altro, oltre a favorire la comunicazione reciproca, il bambino “guadagnerà” in autostima, sentendosi appunto ascoltato e considerato, elementi che concorrono a produrre un aumentato senso del proprio valore.

Rispetto al tema dell’autostima, tra l’altro, eludere la domanda “come è andata oggi a scuola?” appena si rivede il bambino, permette di evitare che egli senta di valere solo in funzione della scuola e di come questo ambito della propria esistenza si svolge.

E allora…buone chiacchierate!!

 

 

 

[1] La memoria episodica è la memoria di tutti gli avvenimenti della nostra vita, ed è un tipo di memoria a lungo termine (https://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_episodica)