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di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

Il bambino è una persona a tutti gli effetti, ma spesso per le sue dimensioni fisiche, per i traguardi che deve ancora raggiungere, per la sua impossibilità a comunicare come gli adulti vista la sua fisiologica e graduale acquisizione di una serie di competenze, l’adulto si arroga il diritto di trattarlo come “inferiore”, spesso senza interpellarlo e coinvolgerlo in una serie di decisioni che lo riguardano a pieno titolo fin da quando è appena nato. 

E non si parla di scelte complesse, ma di gesti naturali e automatici che però celano valori e significati importanti, soprattutto per l’uomo o la donna che diventerà in futuro, ovvero la gestione e la relazione con il suo corpo e con quello degli altri bambini e adulti con cui si relazionerà.

Il corpo è lo strumento privilegiato che il bambino ha per conoscere il mondo che lo circonda e se stesso: attraverso l’attivazione e stimolazione dei cinque sensi percepisce e recepisce la realtà, i suoi significati e le emozioni connesse.

Il contatto tra mamma e bambino, soprattutto nei primi mesi, è essenziale se non vitale per molti motivi (fisici, relazionali, emotivi, psicologici) di cui sono stati dimostrati gli effetti benefici nel lungo termine.

Spesso, però, a fronte di questa affermazione e posizione e in modo del tutto involontario, il genitore in primis e poi l’educatore si sente autorizzato ad imporre la propria presenza fisica al piccolo anche quando non è prettamente necessaria o ben accolta.

Ogni volta che si tocca il corpo del bambino anche se per bisogni primari e vitali, come nutrirlo, lavarlo, accudirlo, è importante ricordarsi che si sta entrando nella sfera della sua intimità e di conseguenza è indispensabile rispettare le sue preferenze e volontà per evitare di privarlo della sua personalità e dei suoi diritti di essere umano. 

Al bambino deve passare il messaggio che nessuno, neppure mamma e papà, possono fare del suo corpo quello che vogliono. Il suo corpo è e sarà solo e sempre suo, anche quando non potrà essere lui a prendersene cura in prima persona. Ciò non vuol dire che non bisogna toccare i bambini, ma bisogna farlo con attenzione, rispetto e discrezione.

Proviamo a pensare a noi adulti, a come ci sentiamo quando qualcuno compie un gesto irruento nei nostri confronti, come per esempio uno spintone in metropolitana o un graffio di un bambino arrabbiato, o ad un’azione indesiderata che ci crea imbarazzo, come un bacio sulla guancia da parte di una persona che abbiamo appena conosciuto o all’invasione del proprio spazio prossimale in una conversazione…

La nostra reazione d’acchito potrebbe essere quella di rispondere nella stessa maniera o alzare la voce perché ci sentiamo violati, offesi o semplicemente infastiditi. Per questo motivo tentiamo di prevenire situazioni sgradevoli e stiamo attenti a comportarci con gli altri adulti come vorremmo si comportassero loro con noi. 

Ma, perché non fare lo stesso con i bambini, tramandandogli il medesimo insegnamento e messaggio?

I motivi per cui talvolta non badiamo a come ci approcciamo al corpo del bambino possono essere molteplici, benevoli e socialmente accettabili (la stanchezza, la fretta, la comodità, etc.), ma se ci fermiamo a ragionare su ciò che abbiamo letto fino ad ora, ci sarà subito chiaro che per il bambino questo nostro atteggiamento può essere poco costruttivo.

Ecco allora alcune accortezze che possiamo avere quando ci relazioniamo con un bimbo utilizzando anche il suo corpo come veicolo di relazione. 

Fin da quando il bambino è appena nato, è buona abitudine informarlo di tutto ciò che stiamo facendo nel momento in cui ci stiamo prendendo cura di lui, così da abituarlo a poter prevedere i nostri gesti e a capirne le finalità:  “il pannolino è sporco, te lo cambio e poi ti laverò e asciugherò”, “hai il naso sporco, prendo un fazzoletto e te lo pulisco”. 

Questa pratica lo aiuterà anche ad arricchire il suo lessico, imparando a riconoscere il nome delle parti del proprio corpo.

Nel momento in cui le abilità del bambino diventeranno sempre più raffinate e l’adulto continuerà ad accompagnarlo nella scoperta del suo corpo descrivendogli le varie azioni che lo riguardano (“ti aiuto a bere, tengo stretto con la mano il bicchiere e lo avvicino alla tua bocca”, “ti tolgo la magliette sfilando prima le braccia e poi la testa”), lo agevolerà a un grado di autonomia sufficiente per far da sé e per avere fiducia nelle proprie competenze. Il grado di autostima e gratificazione che deriverà dall’aver portato a termine un’azione grazie alle proprie forze è un risultato importante per lo sviluppo emotivo del bambino.

Ricordare che spesso anche noi non abbiamo voglia né bisogno di dare confidenza a tutti, ci aiuterà a ridurre gli incentivi che facciamo ai bambini sul mostrarsi disponibili ad accogliere un bacio o un abbraccio di un coetaneo o di un adulto (alle volte anche sconosciuti) insegnandogli l’importanza dell’empatia. Diventa più produttivo aiutarlo a riconoscere le proprie e altrui emozioni e farsi portavoce dei suoi bisogni finchè non sarà lui in grado di esplicitarli “non vuoi un bacio? Te lo posso dare dopo quando vorrai”, “forse si sta allontanando perché non è felice di essere abbracciato”, “ti dà fastidio essere toccato?”. In questi casi, quando il bambino mostra di non gradire tali tipologie di contatto, è importante dare valore a ciò che lui sente, senza farlo sentire “sbagliato” o “maleducato”.

Rispettare i suoi tempi, tentando di trovare un compromesso ci permetterà di instaurare con lui un dialogo e non lo farà sentire violato e il bambino si sentirà più protagonista e trattato alla pari “posso soffiarti il naso?”, “hai finito il boccone?”

Infine, limitare i complimenti sull’aspetto esteriore dei bambini li aiuterà a dare il giusto peso al fisico senza pensare che la bellezza possa essere un valore esclusivo con cui entrare in relazione con un’altra persona. Dobbiamo ricordarci che il corpo del bambino è solo suo e per cui sarà lui il primo a dover dare un peso ed un giudizio alla sua presenza.

Da una buona educazione corporea, inoltre, a cascata derivano altri valori e insegnamenti (empatia, sviluppo del linguaggio, fiducia in sé, autonomia, etc.) di cui i bambini che accudiamo gioveranno:  mettiamoci allora nei loro panni e interroghiamoci se ciò che stiamo facendo con il loro corpo a noi farebbe piacere… 😉