Seleziona una pagina

 

di Sara Blesio, pedagogista

 

 

Le cure, si sa, sono estremamente importanti nel contesto dell’asilo nido. Attraverso quei gesti lenti, che esprimono tenerezza e rispetto, infatti, l’educatrice crea e mantiene un’intesa speciale con il bambino consentendo a quest’ultimo di sentirsi prezioso, amato e protetto.

Prendersi cura di un bambino però è molto più di questo. Significa costruire una relazione di fiducia reciproca che si consolida giorno per giorno a fronte di uno scrupoloso lavoro di conoscenza dell’altro. Responsabile di ciò, l’educatrice è chiamata ad accorgersi di quali siano i bisogni e le competenze del bambino e di come questi cambino, in un’ottica costante di ascolto e aiuto. Prendersi cura di un bambino allora significa non soltanto procurargli benessere, ma anche capire quando e come sostenere il suo slancio a fare da solo infondendogli quella fiducia in se stesso utile ad intraprendere il cammino verso l’autonomia.

Tra i tanti percorsi che si possono predisporre in tale direzione, voglio soffermarmi sul processo di acquisizione di una competenza alla quale non sempre, all’interno dei nidi, si presta molta attenzione: il lavaggio delle mani. In genere, infatti, ci si dedica maggiormente alla conquista di altri traguardi (come l’autonomia in bagno o a tavola) forse perché ritenuti tappe evolutive più importanti o forse semplicemente perché per ripulire le mani dei bambini, spesso sporche, risulta più pratico ricorrere alle salviettine umidificate, entrate ormai a far parte dell’uso comune.

Strutturare un percorso che consenta al bambino di divenire capace di “lavarsi le mani” è qualcosa che va ben oltre l’obiettivo di fargli acquisire una buona abitudine igienica, di cui per altro comprenderà l’importanza soltanto in seguito.

“Lavarsi le mani” è, prima di tutto, la ripetizione di una serie di gesti secondo una successione ben definita. Cosa di non poco conto per un bambino di 0-3 anni, dal momento che ciò comporta da parte sua lo sforzo di strutturare ogni singola azione e di rispettare una sequenza precisa (prendo il mio asciugamano, mi tiro su le maniche, stringo la manopola del rubinetto, ruoto la mano per far uscire l’acqua, prendo la saponetta, la passo tra le mani etc.). L’esercizio quotidiano fa sì che questo comportamento diventi automatico e che ogni gesto venga eseguito con sempre maggiore cura.

“Lavarsi le mani” però è anche l’occasione per vivere un’intensa esperienza sensoriale, grazie alla piacevole manipolazione di acqua e sapone, e per assistere ad una vera e propria magia, qual è la trasformazione di questi due materiali in un elemento nuovo: la schiuma.

Inutile dire poi che l’acquisizione di questa nuova competenza, come ogni traguardo raggiunto, è motivo di profonda gratificazione per il bambino ed è ancor più amplificata se vi è riconoscimento da parte dell’adulto.

Affinché il bambino percorra con successo la strada verso la conquista di questa nuova autonomia è necessario che l’intervento educativo venga, come sempre, adeguatamente pensato ed organizzato per rispondere alle differenti fasi di crescita del bambino. Vediamo come.

Con i più piccoli, che ancora non sanno camminare con sicurezza, il lavaggio delle mani è affidato interamente all’educatrice. E’ opportuno che questa provveda per tempo ad allestire il setting dotando l’ambiente di:

a) un secchio da cui attingere l’acqua;

b) una brocca per prelevarne la quantità necessaria;

c) una saponetta di piccole dimensioni (all’incirca metà di una tradizionale saponetta);

d) un catino sul quale svolgere le operazioni di lavaggio e risciacquo;

e) un cesto contenente gli asciugamani personali. Soltanto dopo aver predisposto tutto l’occorrente, l’educatrice può procedere, avendo cura di svolgere ogni azione con estrema delicatezza: si avvicina al bambino, lo prende in braccio, lo siede sulle sue gambe e intanto gli comunica con poche e semplici parole ciò che sta per accadere; gli passa la saponetta tra le mani, vi versa sopra dell’acqua per lavare via la schiuma, dopodiché prende dal cesto l’asciugamano del bambino e una volta asciugategli le mani, lo rimette a posto. Se il bambino è in grado di reggersi in piedi con stabilità, l’educatrice eseguirà la medesima operazione evitando di prenderlo in braccio.

E’ importante che le mani vengano lavate ad un bambino alla volta in modo da dedicare a ciascuno uno spazio e un tempo esclusivi e secondo una turnazione fissa. Ciò risulta molto rassicurante per i bambini che, sapendo cosa aspettasi, riescono a sentirsi padroni della situazione.

I più grandicelli, che hanno ormai raggiunto una deambulazione sicura, possono recarsi autonomamente in bagno e svolgere da soli il lavaggio delle mani, forti della presenza dell’educatrice.

A loro disposizione devono esserci:

a) dei lavandini ad altezza di bambino;

b) un portasapone e una piccola saponetta;

c) tanti asciugamani quanti sono i bambini, ciascuno appeso ad un gancio recante il proprio contrassegno.

Per prima cosa l’educatrice accompagna il bambino al suo asciugamano, lo prende e lo appende ad un gancio libero posto appositamente vicino al lavandino. Si siede su una sedia e mostra al bambino come fare: apre il rubinetto, si bagna le mani, le insapona (avendo cura di passare la schiuma sul dorso e sul palmo), rimette la saponetta nel portasapone, sciacqua le mani, infine le asciuga utilizzando l’asciugamano appeso vicino al lavandino. A questo punto chiede al bambino di fare la stessa cosa rimanendo sempre accanto a lui e intervenendo solo se necessario. Asciugate le mani, invita il bambino a riappendere l’asciugamano sul proprio gancio e, se occorre, lo aiuta a ritrovarlo. Una volta che il bambino saprà riconoscere il proprio asciugamano, con ogni probabilità sarà in grado di ripetere la sequenza acquisita senza la presenza dell’educatrice.

Il percorso qui descritto è solo uno dei tanti che possono essere attuati in un asilo nido per favorire un cammino verso l’autonomia. Qualsiasi percorso in questa direzione andrà a buon fine se il bambino potrà contare lungo tutte le tappe su un’educatrice capace di sostenerlo e incoraggiarlo con la sua dedizione.