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di Silvia Iaccarino

 

Abbiamo perso l’idea del piacere di giocare fine a se stesso e continuamente proponiamo attività e stimolazioni ai bambini finalizzate all’apprendimento, sovraccaricandoli così di informazioni e rischiando che ciò susciti in loro una precoce ansia da prestazione.

 

 

 

Ci aspettiamo che non ci deludano, che imparino, che si divertano, che siano sempre al top…Non solo, se un bambino gioca per conto suo, subito ci preoccupiamo perchè non sta socializzando, quando invece è un innato bisogno umano (e vale anche per noi adulti) lo stare per conto proprio.

Giocare da soli non va quindi sempre e comunque letto come segno di disagio, bassa autostima, depressione o quant’altro (a volte può esserlo, ma non sempre).

Anzi, semmai possiamo leggere la capacità del bambino di concentrarsi, di creare un proprio progetto di gioco, di risolvere i problemi, di gestire le proprie emozioni, di bastare a se stesso senza dipendere dagli altri e di stare bene con se stesso.

Si tratta di una capacità fondamentale nella vita che porta ad una maggiore autonomia, anche emotiva. Rivalutiamo dunque anche il gioco solitario, senza etichettarlo come negativo e senza forzare il bambino a giocare con gli altri quando non lo desidera