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di Silvia Iaccarino

 

 

Come sappiamo, il corpo è per il bambino in età prescolare, e soprattutto al Nido, lo strumento principale per conoscere se stesso e il mondo circostante. Con il corpo il bambino esplora e sperimenta l’ambiente, si coinvolge nella relazione con lo spazio, gli oggetti, gli altri e va costruendo via via il suo Sè in modo più o meno solido e strutturato in base alle esperienze che vive.

Trai differenti materiali che i bambini incontrano al Nido, la carta rappresenta un oggetto estremamente versatile ed a basso costo, ma con grandi potenzialità.

Come già fatto nell’articolo sulla manipolazione, anche qui desideriamo portare l’attenzione sui risvolti emotivi del gioco con la carta e su come, pertanto, questo materiale può rappresentare per i bambini una opportunità di rielaborazione dei propri vissuti, in particolare mi riferisco al lavoro sulla permanenza dell’oggetto e sul distacco dal caregiver primario nonchè sulla canalizzazione delle istanze aggressive, con il relativo lavoro sulla regolazione emotiva.

L’esperienza di gioco con la carta (di ogni tipo: a rotoli, tipo igienica o da cucina; crespa, velina, da giornale, cartone, cartoncino, carta trasparente, lucida, etc) coinvolge globalmente il bambino, con tutto il suo corpo, consentendogli di esprimere i suoi bisogni e il suo mondo interiore. 

Essa rappresenta un materiale economico con diverse interessanti caratteristiche: è duttile, morbida, non sporchevole, facile da raccogliere dopo l’uso; e consente innumerevoli azioni: si può strappare, appallottolare, accartocciare, piegare, bucherellare, stropicciare, arrotolare e srotolare, lanciare, modellare, ci si può nascondere sotto, seppellirsi, poi riemergere, etc.

Il bambino può esprimere se stesso e coinvolgere il proprio corpo in modo completo e globale, rafforzando il suo senso di autoefficacia (la consapevolezza di poter agire sul mondo e di poterlo trasformare secondo il proprio volere).

Le proposte di gioco con la carta possono essere diverse. In particolare se ne presentano alcune. Da notare che, come detto per la manipolazione, il compito dell’adulto è quello di manipolare il setting, lasciando i bambini liberi di investire il materiale e lo spazio dei loro significati, supportando ed espandendo le loro condotte ludiche in modo non invasivo né direttivo.

  1. “Carta, che passione!”: i bambini, in piccolo gruppo, sono con l’adulto in uno spazio sufficientemente ampio e senza arredi. I piccoli si accomodano su cuscini, sui quali sono posizionati dei rotoli di carta igienica. Liberamente i bambini possono iniziare a giocare con il materiale sperimentandone diverse possibilità: si possono costruire torri da abbattere per ricostruirle, la carta di può lanciare come una palla, si può srotolare e gettarla lontano, a creare delle strade da percorrere successivamente per giocarsi l’equilibrio, ci si può tuffare nella carta srotolata fino a sparire in essa, per poi ricomparire; ci si può avvolgere come una mummia e avvolgere gli altri, si può formare una “montagna di neve” sulla quale “rotolare”. 
  1. “La carta nel mare delle meraviglie”:   in questo caso viene utilizzata una pallestra, svuotata dalle palline e riempita di carta igienica, a creare un meraviglioso mare bianco, in cui i bambini sono invitati ad entrare a piedi nudi. Si può così abbracciare la carta, lanciarla in aria, stendersi in “fondo al mare” per farsi ricoprire, fino a giocare al cucù, da cui ci si scopre strappando la carta, usando mani, piedi, braccia, gambe…
  1. “Carta bagnata”: è un’attività da fare in giardino o in bagno. I bambini trovano dei tavoli predisposti con rotoli di carta igienica e bacinelle mezze piene d’acqua. I bambini immergono la carta a pezzi nell’acqua: strappano, immergono, bagnano, strizzano, rigirano la carta. Quando la carta è macerata, l’adulto può invitare i bambini a fare delle palle di carta, da lanciare contro dei grandi cartelloni di carta appesi verticalmente ad un muro, così che essi possano “bombardare” i fogli, osservandone l’effetto e facendo una “guerra delle palle”
  1. “Il tappeto di carta” è un’attività da fare con carta di diversi tipi , colori, dimensioni e consistenze: carta da giornale, velina, crespa, carta d’alluminio, pellicola, carta vetrata (poco ruvida), carta delle uova di Pasqua.  L’attività va proposta in una stanza piuttosto ampia, con la porta chiusa, dove i bambini possono muoversi liberamente, correre e saltare. Prima che i bambini entrino nello spazio, l’adulto predispone a terra, con la carta a disposizione, un “tappeto”, coprendo lo spazio sparpagliando la carta fino a formare anche 3 strati sovrapposti. Si possono invitare i bambini a togliere le calze, in modo da poter sperimentare la sensorialità della carta anche coi piedi oltre che con le mani. I bambini sono quindi invitati a sperimentare e giocare con la carta liberamente. L’adulto ha il compito di osservare, garantire il setting, supportare i bambini al bisogno e, nel caso, partecipare ai giochi dei bambini sostenendo le loro condotte ludiche. Ad attività terminata, i bambini aiutano nel riordino. Questa attività, a differenza delle precedenti, lavora anche sull’espressione sonora del bambino, in quanto alcuni tipi di carta messa a disposizione “suonano” a seconda di come vengono manipolate/utilizzate (carta dell’uovo di Pasqua, carta alluminio, cartone, carta crespa…).    

Tutte e 4 queste proposte (le prime 3 tratte da “Educare al nido”, di Catarsi E. e Fortunati A.,  Carocci, Roma, 2004) possono lavorare sulla regolazione emotiva, in particolare sulla canalizzazione dell’energia aggressiva (attraverso tutte le azioni possibili con questo materiale: strappare, costruire torri da distruggere, spezzettare, lanciare, battere, etc), ma anche sull’alternanza tra momenti più attivi ed altri più tranquilli e rilassati, contribuendo quindi all’attivazione dei sistemi simpatico e parasimpatico, per cui i bambini possono via via acquisire padronanza nell’autocontrollo. Tutte le attività lavorano anche sull’autoefficacia, come anticipato. 

Per quanto riguarda la rielaborazione delle emozioni legate al distacco, le prime due attività sono quelle che si prestano meglio, in quanto sollecitano giochi di scomparsa e ricomparsa, il gioco del cucù, il lanciare “vicino/lontano” i rotoli e giochi di equilibrio (per esempio, camminare sulle strisce di carta), l’immersione nella carta ed il morbido abbraccio in essa (vissuto simbiotico/fusionale) e poi l’emersione (l’individuazione), etc. 

Attraverso queste azioni nello spazio il bambino non solo acquisisce nozioni sul piano cognitivo, nella simbolizzazione e  nell’organizzazione spazio temporale, rafforzando contemporaneamente le sue competenze motorie, ma lavora anche sull’esperienza emotiva della separazione, recuperando in modo regressivo dei vissuti arcaici (anche prenatali) di fusione, per poi riemergere recuperando se stesso nella diffusione: viene sollecitata l’individuazione, l’esperienza di permanenza dell’oggetto tramite i giochi del cucù e di scomparsa e ricomparsa (che quindi aiutano nel sostenere l’assenza dell’oggetto d’amore) e, nel lancio per esempio, i concetti di “vicino/lontano” non hanno solo valenza cognitiva (spazio topologico), ma anche affettiva rispetto al caregiver (vedi il gioco del rocchetto di freudiana memoria), oltre al significato relativo all’affermazione ed espansione di sé nello spazio. 

È interessante notare come giochi con materiali così semplici come, in questo caso, la carta igienica/da cucina, etc. possono sollecitare e supportare i bambini nel loro sviluppo affettivo ed emotivo, oltre che motorio, cognitivo e sociale, nella relazione con i pari e con l’adulto.