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di Silvia Iaccarino

 

 

 

 

Portiamo addosso delle “incrostazioni educative”, retaggio della pedagogia nera che ha guidato per secoli il nostro modo di crescere i bambini.

Ci stiamo liberando e ripulendo via via da quei residui, ma oggi sono ancora in molti gli adulti che temono di “viziare” i bambini se rispondono ai loro bisogni di contatto, attenzione, conforto e consolazione.

Le ricerche neuroscientifiche invece evidenziano in modo netto quanto sia importante NON tanto che i bambini non piangano e non vivano emozioni spiacevoli, ma quanto invece sia utile che tali emozioni INEVITABILI siano accompagnate da un adulto responsivo e supportivo, che li aiuti a sentirsi al sicuro e li accompagni nel comprendere ciò che accade loro, verbalizzandone i vissuti (vedi anche questo mio articolo in merito http://percorsiformativi06.it/dimmi-come-mi-sento-limporta…/ ).

Piangere è ok, non è traumatico di per sè, è un modo di comunicare del bambino e serve un adulto empatico e in ascolto, che sappia leggerne i bisogni e sappia rispondere in modo contingente. Serve un adulto che accolga, conforti, rassicuri e aiuti a capire che, per quanto spiacevole, quel vissuto passerà: “io sono con te, vedrai che tra un po’ andrà meglio”. In questo modo il piccolo potrà sviluppare fiducia in se stesso (“sono capace di chiedere aiuto e di ottenerlo”) e nel mondo (“il mondo è un posto piacevole in cui vivere: se chiedi aiuto qualcuno ti risponde in modo positivo”).

 

 

 

 

Ecco una rapida mini guida sul pianto dei bambini. Sottolineo ancora che esso è strumento di comunicazione prima di tutto e non va inteso come espressione di un trauma in corso! Il bambino sta dicendo che ha una fatica di qualche tipo ma cio’ non vuol dire che sia traumatizzato! Il compito degli adulti è quello di accogliere e consolare, senza negare le emozioni e aiutando il bambino a regolarsi e calmarsi, in modo che egli possa imparare, nel tempo, a gestirsi via via in modo sempre più autonomo. Si tratta quindi di intervenire per sostenere il bambino a vivere la sua emozione senza timore di renderlo dipendente o di viziarlo se lo si abbraccia e conforta, senza negarne i sentimenti e senza timore che sentire le emozioni spiacevoli sia dannoso per il piccolo.