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di Silvia Iaccarino

 

 

Il tema del’aggressività è sempre molto scottante, sia quando si parla di adulti che di bambini.

In particolare, giustamente gli adulti desiderano passare ai bambini piccoli l’idea che essa sia sbagliata e che non vada utilizzata all’interno delle relazioni sociali, in modo che imparino adeguate modalità di interazione con gli altri.

Ciò che accade, però, è che nonostante l’insegnamento degli adulti, i bambini picchiano, mordono, graffiano, colpiscono, tirano calci, etc. sia quando sono arrabbiati sia quando, per esempio, fanno il gioco di lotta (quest’ultimo soprattutto alla scuola dell’infanzia).

In una certa quota, tale aggressività è del tutto normale e tipicamente connaturata alla tappa evolutiva: i bambini, infatti, si esprimono principalmente col corpo (soprattutto nei primi 3 anni di vita a causa delle assenti o scarse capacità linguistiche e della ridotta competenza nell’autoregolazione emotiva)[1].

L’aggressività dei bambini è, infatti,  perlopiù il prodotto della loro immaturità, in primis del loro cervello e del sistema nervoso.  Infatti, il cervello dei piccoli non è ancora sviluppato come quello degli adulti. Per usare un’immagine, possiamo ricorrere a quella del computer. L’hardware è ovviamente presente, ma i software non sono tutti caricati. Alcuni software sono già operativi, altri invece devono caricarsi nel corso dello sviluppo. A causa di ciò, i bambini faticano a regolare le loro emozioni intense in modo autonomo ed efficace. Per via di tale immaturità fisiologica essi sono quindi talvolta come “accecati dalla rabbia” (cosa che talora accade anche a noi adulti!) e  portati a scaricare l’emozione attraverso i comportamenti aggressivi, non riuscendo a contenere la “tempesta ormonale” che si scatena a livello chimico nel loro organismo.

Essendo l’aggressività connaturata alla tappa di sviluppo e nonostante sia fondamentale che gli adulti trasferiscano l’idea che non è accettabile come modalità di interazione con gli altri, è quindi del tutto normale che i bambini nella fascia di età prescolare la utilizzino nella relazione coi pari. La maturazione e quindi l’acquisizione di nuove competenze cognitive, linguistiche, emotive e sociali porterà i bambini ad usare sempre di più, nel tempo, le parole anziché il corpo per comunicare.

Nonostante non ci piaccia, quando i bambini si comportano in modo aggressivo per via della rabbia o quando giocano alla lotta, tali azioni sono per noi comprensibili  (nel senso che ne capiamo le ragioni) ed attiviamo quindi delle strategie per gestirle.

Ciò che lascia, invece, gli adulti spiazzati è la cosiddetta “aggressività senza senso“, soprattutto al Nido, e che spesso prende la forma del morso: si tratta delle situazioni in cui un bambino aggredisce uno o più compagni (spesso sempre gli stessi o nelle stesse situazioni) senza nessuna causa apparente (dal punto di vista dell’adulto), ovvero il bambino non è stato aggredito, né gli è stato portato via un gioco, né tenta un grezzo approccio all’altro[2] .

A causa del fatto che l’adulto non comprende le cause di tali atti, questi risultano inizialmente imprevedibili e creano negli educatori una certa fatica nel gestirli.

Da notare che anche il bambino stesso non ha  chiara consapevolezza del motivo per cui ha morso, graffiato o colpito, infatti è del tutto inutile chiedergli “perché l’hai fatto?”: lui non sa rispondere. Anzi, tendenzialmente in queste situazioni si stupisce del rimprovero dell’adulto.

La motivazione del morso “senza senso” più che essere ricondotta all’oralità del bambino andrebbe ricercata nel mondo interno del piccolo, dato che sul piano della realtà esterna non ci sono, appunto, motivi scatenanti.

Come segnala G. Nicolodi[3], si può immaginare che alcune caratteristiche dei bambini “vittima”, come lineamenti particolari, postura, timbro di voce, odore, gestualità, o altre cose poco significative per l’adulto, possano suscitare nell’ “aggressore” dei vissuti emotivi negativi, legati alla sua breve storia, e che tali vissuti scatenino reazioni impulsive di difesa verso una percepita “minaccia esterna”.

Ci troviamo quindi davanti ad un vissuto emotivo profondo ed arcaico, non verbalizzabile né dall’adulto (che non riesce a comprendere) né tantomeno dal bambino, il quale non è consapevole di quanto gli si sta agitando dentro.

Altre volte, la motivazione recondita dell’aggressione “senza senso” va ricercata nell’ambiente: per esempio, vi è una eccessiva (o, al contrario, troppo scarsa) stimolazione sensoriale. Infatti, alcuni bambini molto sensibili possono essere facilmente iper-stimolati ed andare in una sorta di “overbooking sensoriale” a causa della quantità di rumore, colori, oggetti presenti nello spazio, persone che si muovono, etc. Ciò può creare in loro un malessere difficile da contenere e che può portare ad una disorganizzazione del comportamento, la quale si traduce solitamente in modalità interattive inadeguate. Lo stesso può accadere in caso di sotto-stimolazione (leggi “noia”).

Spesso, gli episodi di aggressività (morsi compresi) nella mia esperienza (confermata dal confronto con le educatrici), si verificano nei momenti di gioco libero e di passaggio da un’attività all’altra o da uno spazio all’altro. Infatti, di solito, durante i momenti di attività strutturata molto raramente accadono. Una possibile motivazione di ciò può essere anche ricercata nella fatica di alcuni bambini nel gestire in autonomia tali momenti “destrutturati” senza il supporto regolativo e di orientamento dell’adulto.

Questo tipo di aggressività, presente perlopiù al Nido, è normale e tipica della tappa evolutiva. In questa fascia di età (e in una certa quota) NON denota alcuna patologia del bambino, né deve per forza essere ricondotta a problematiche socio-familiari.

In genere questi comportamenti “senza senso” tendono a sparire negli anni successivi tanto che alla Scuola dell’Infanzia sono episodi molto rari e, tutt’al più, agiti dai “piccoli”[4]. Infatti, man mano che il bambino cresce, come già anticipato prima, acquisisce strategie di relazione più raffinate ed evolute.

Nella seconda parte di questo articolo, vedremo cosa fare al Nido in queste situazioni.

CONTINUA

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[1] per approfondire il tema “aggressività” puoi scaricare gratuitamente il mio ebook “Che rabbia! Bambini, rabbia e aggressività” su questo sito

[2] queste sono, in genere, le situazioni che più tipicamente generano i morsi (e/o gli altri atti aggressivi) con “un senso” e che in questa sede non tratteremo, focalizzando appunto l’aggressività “senza senso”

[3] ne “Il disagio educativo al Nido e alla Scuola dell’Infanzia“, ed. Franco Angeli, Milano, 2008

[4] al massimo fino ai 4 anni circa: dopo questa età se tali modalità persistono diventa utile interrogarsi e approfondire

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14 aprile 2018

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5 maggio 2018

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