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di Anna Gatti

 

 

Perché è necessario parlare del rapporto tra tecnologie digitali e il mondo dell’infanzia?

 

L’immagine che le tecnologie digitali siano dei “lupi cattivi” di cui aver paura è molto diffusa: per questo, esistono livelli differenti su cui è necessario che i professionisti dei servizi educativi rivolti alla prima infanzia sviluppino attenzione.

 

Il primo di questi, fondamentale, è il rapporto tra i bambini tra 0 e 6 anni e le tecnologie digitali.

 

I bambini nati dal 1985 in poi sono definiti (con molte discussioni in merito) dei Nativi Digitali. Il termine, coniato da Mark Prensky nel 2001, al di là della sua appropriatezza riassume una condizione: i bambini, da oltre un decennio, nascono e crescono in un ambiente fortemente digitalizzato ed hanno dunque un approccio ai dispositivi digitali alto e spesso precoce.

 

Il digitale è un campo ampio se consideriamo che per tecnologie digitali si intendono tanto i devices, ovvero i supporti (computer, smartphone, tablet, Lim, microonde, lavatrice,…), quanto i programmi (ciò che permette l’utilizzo più o meno facile dei supporti) e la Rete (il web, dai siti internet ai social networks).

 

Come educatori ed insegnanti che quotidianamente hanno a che vedere con i bambini di questa fascia d’età (e con i relativi genitori), è importante tracciare delle coordinate pedagogiche entro cui muoversi che partano dal presupposto che i bambini vedono ogni giorno gli adulti che utilizzano tali tecnologie e, nel provare a capire cosa ci troviamo di tanto interessante, desiderano curiosamente sperimentare.

 

Partire dalla domanda: “Cosa vogliamo insegnare?” può aiutare i servizi a definire, all’interno della quotidianità e della straordinarietà, quali possibilità aprire, in che modo proporle, quali sono i percorsi ideati, quali riflessioni nascono dalle risposte dei bambini.

 

Avere la consapevolezza e conoscere il possibile utilizzo è la chiave perché, se da un lato “la tecnologia è oggi in grado di fornirci gli strumenti di cui abbiamo bisogno per ridefinire il contenuto e i metodi del nostro insegnamento”, dall’altro però “come insegnanti abbiamo la responsabilità di garantire che l’uso della tecnologia sia solidamente fondato su una teoria e su una pratica pedagogica valide; le considerazioni di ordine pedagogico devono avere sempre la priorità. [1]

 

Alcuni spunti: che effetto ha l’introduzione di cellulari (non funzionanti) nello spazio del simbolico? Cosa succede se invece realizziamo in cartone alcuni oggetti tecnologici? Come possono essere introdotti alcuni strumenti per permettere lo sviluppo della creatività e del gioco? Come utilizzare le tecnologie per poter migliorare il livello di equità dell’offerta formativa?

 

E ancora: è utile lasciare i devices sempre a disposizione dei bambini o è meglio dedicare tempi, spazi e modi? Quali sono gli aspetti positivi e quelli critici? Cosa richiedono agli educatori e agli insegnanti le scelte che vengono fatte?

 

A seconda delle linee pedagogiche che vengono definite da ciascun Servizio educativo, è possibile pensare a delle sperimentazioni che sostengano le tecnologie digitali, tenendo sempre in luce sia la relazione educativa tra professionista e bambino che il contesto entro cui questa si svolge, sia che le si voglia potenziare sia che le si pensi come una deriva a cui porre attenzione.

 

Per esempio, pensate a come sia possibile creare delle ambientazioni visive e sonore per la narrazione delle storie, per il momento del relax o come possibilità digitale in cui travestirsi da ciò che si vuole…Pensate ad un gioco delle ombre in cui i bambini possano sperimentare il rapporto tra luce e buio, tra sè e la propria immagine, tra gli oggetti e il gruppo dei compagni, oppure ancora come grande orchestra di strumenti infiniti… E in questa dimensione ludica, provate a pensare che, se si conoscono le tecnologie digitali e si comprende in che modo utilizzarle con i bambini, come in tutte le storie classiche, queste possono sconfiggere il lupo cattivo, portando nuove possibilità generative.

 

 

[1] Walter McKenzie, Intelligenze multiple e tecnologie per la didattica, 2014, Erickson, Trento

 

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