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di Silvia Iaccarino

 

Nel nostro gruppo FB Percorsi formativi 0-6 – per crescere professionalmente oggi ci confrontiamo continuamente su pressoché qualsiasi argomento, in modo articolato e profondamente e reciprocamente arricchente.

Qualche tempo fa, in un post dove discutevamo di cibo e di forzature o non forzature al mangiare ed all’assaggio, Ilenia Schioppetti e Nido Orsetti Scorzè hanno condiviso con noi il loro modus operandi con il piatto unico che, personalmente, ritengo sia una soluzione valida da ragionare. Per tale motivo mi fa piacere condividerla qui: potrebbe rappresentare per qualcuno un interessante spunto sia di riflessione che operativo 😉

Chiaramente gli aspetti organizzativi sono importanti e non tutti, seppure magari interessati, possono praticare questa strada: serve un buon coordinamento con la cucina per poter attuare tale modalità nel rispetto delle vigenti normative igienico-sanitarie. 

Di cosa si tratta? 

Sostanzialmente, nello stesso piatto, ogni bambino si serve un po’ di tutto fin da subito (oppure è l’adulto che lo prepara). Pertanto, fin dall’inizio del pasto i bambini hanno a disposizione una parte di primo, una parte di secondo e una parte di contorno. Nel caso in cui il primo sia una minestra o una zuppa, questa viene servita in una ciotola o in un piatto fondo a latere di un altro piatto con il resto delle portate. In questo modo, il bambino può scegliere da cosa iniziare a mangiare, in tutta libertà.

Utilizzare questa modalità, a mio avviso, potrebbe anche favorire il superamento di quella abitudine radicata del “bisogna aspettare che tutti abbiano finito per avere la portata successiva”. Infatti, al Nido in particolare, per i piccoli può essere una richiesta alta quella di aspettare che tutti finiscano per avere il piatto successivo e, non a caso, alcuni bambini appena terminano il proprio cibo, faticano a stare seduti, oppure iniziano a “disturbare” i compagni o agiscono altri comportamenti che ci parlano della loro difficoltà a gestire l’attesa.

Ciò non significa che i bambini non debbano mai avere occasioni in cui “allenano” la loro capacità di saper aspettare. A mio avviso si tratta di scegliere i momenti in cui avviare questo “training” e forse il momento del pasto per alcuni non è quello giusto.

Credo sarebbe importante organizzarsi in modo che ogni bambino possa davvero rispettare il proprio ritmo nell’alimentazione e il piatto unico potrebbe aiutare molto in questo senso.

Poi, se qualcuno termina il pasto prima degli altri, forse potremmo anche pensare che non debba essere costretto ad attendere tutti, ma possa alzarsi e fare altro, in una situazione che noi abbiamo già previsto e predisposto: per esempio, potrebbe sparecchiare, o aiutare l’educatrice in altri piccoli compiti.

Ritengo, inoltre, che questa modalità non dovrebbe preoccuparci rispetto alle “buone maniere” a tavola, perché, come sappiamo, c’è un tempo per tutto e, man mano che i bambini crescono, nascerà spontaneamente in loro il desiderio di imitare i grandi nel seguire i tipici ritmi di un pasto con primo, secondo e contorno sequenziali.

Concludo ribadendo che questo articolo intende essere uno spunto per riflettere su schemi acquisiti e dati per scontati che, forse, per chi ritiene utile, possono essere messi in discussione e rivisti alla luce di altre modalità alternative che alcuni praticano abitualmente e positivamente 😉 

Di seguito alcune foto di esempio.

Credits: Nido Orsetti di Scorzè e “Umbrella House” (USA) dove si vede bene come si potrebbe, per esempio, apparecchiare la tavola