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di Sara Blesio, pedagogista

 

 

Scegliere di diventare genitori oggi significa accettare una sfida tanto complessa quanto nuova, non solo a causa delle macroscopiche peculiarità che delineano questa fase storica (il prorompere della tecnologia e la pressione commerciale in primis), ma anche per una mutata consapevolezza pedagogica tesa ad assegnare una nuova identità al rapporto genitori-figli.

Determinati a prendere le distanze dal paradigma educativo di tipo normativo assunto dalle generazioni precedenti, ma non potendo ancora contare su solide fondamenta per mancanza di modelli cui riferirsi, i genitori di oggi si ritrovano spesso ad arrangiarsi come meglio possono, rischiando di dar vita a relazioni non meno discutibili da un punto di vista pedagogico. Molti genitori infatti, spinti da ferite infantili più o meno profonde, tendono a ridurre la relazione con i propri figli al piano emotivo, senza tenere in debito conto, però, di come il concetto di famiglia sia radicalmente cambiato rispetto a un passato non troppo lontano.

A partire dalla seconda metà del ‘900, infatti, la famiglia estesa (composta al suo interno da membri di più generazioni), che per quasi due secoli aveva attribuito ai figli un ruolo necessario a garantire la sussistenza economica dei suoi componenti o, nel caso del ceto altoborghese, a portare avanti la discendenza, viene rapidamente sostituita dalla famiglia nucleare, ristretta ai soli genitori e figli. Ciò si verifica contestualmente all’ingresso (e alla sempre maggiore partecipazione) delle donne al mondo produttivo riducendone il tempo da dedicare ai figli e determinando, di conseguenza, un progressivo e ineludibile calo demografico. Da investimento economico o genealogico, come era in passato, il figlio diventa così a tutti gli effetti un investimento affettivo, non più frutto di una necessità materiale o sociale, ma di una necessità affettiva, per l’appunto, capace di soddisfare il bisogno d’amore della coppia (o, in alcuni casi, del genitore single) che sceglie di formare una famiglia.

Tuttavia, se mal gestita, l’affettività come elemento centrale della relazione rischia di comprometterne seriamente il piano pedagogico esautorando i genitori dalla loro funzione educativa. Affinché ciò non accada è necessario che questi ultimi recuperino il significato autentico del termine “educare” (compito che, per dovere di ruolo, sono chiamati ad assolvere), inteso come aiutare a crescere nel rispetto dell’unicità dell’individuo. Ciò, evidentemente, non significa ostacolare (attraverso modalità, più o meno camuffate, di controllo), ma piuttosto favorire il processo psico-evolutivo dei figli assumendo un ruolo di guida che sappia creare e mantenere, all’interno di un rapporto fra soggetti di pari dignità, quella opportuna distanza emotiva necessaria ai bambini per sviluppare la propria autonomia, in quanto persone originali e separate.

Si tratta di una condizione certamente non facile, e tuttavia al contempo stimolante e arricchente, che si traduce nell’espressione di un profondo rispetto verso l’altro e che si apre all’accettazione consapevole di una dimensione scomoda, ma inevitabile (laddove sussiste un rapporto): la dimensione conflittuale. Questa, se vissuta non come sterile terreno di discordia, ma come opportunità di ascolto e reciproca conoscenza, può non solo attivare processi di crescita individuali, ma anche rinvigorire il rapporto stesso. Dare regole e limiti, allora, diventa fondamentale non soltanto per arginare l’impeto, altrimenti dirompente, dei figli, ma anche per offrir loro un contenimento all’interno del quale orientarsi, seppur con qualche fatica in più, per conquistarsi la vita.

Scegliere di diventare genitori oggi, dunque, è un atto di grande coraggio che merita fiducia, rispetto e supporto attraverso la proposta di momenti di formazione, confronto e condivisione che favoriscano l’acquisizione di quella consapevolezza e di quelle competenze necessarie a compiere scelte educative attente e orientate al vero bene dei propri figli e, di riflesso, della collettività.

Se i genitori sapranno cogliere o ritrovare il significato autentico del proprio compito formativo e sapranno esercitarlo con responsabilità, mantenendo viva, all’interno della famiglia, la dimensione affettiva e nello stesso tempo preservando la necessaria distanza educativa nel rispetto dei ruoli di ciascuno, infatti, potremo contare su un adeguato percorso di sviluppo dei bambini, gli adulti di domani.