Seleziona una pagina

 

di Silvia Iaccarino

 

 

A partire dalle considerazioni già evidenziate nel precedente articolo sul temperamento, vediamo ora quali sono le implicazioni per il lavoro delle educatrici e insegnanti al Nido/Scuola dell’Infanzia.

Un primo aspetto riguarda il supporto alla genitorialità. Il discorso sul temperamento non è molto conosciuto, soprattutto dai genitori, e quindi diventa importante che le educatrici possano condividere con loro queste informazioni, in modo da aiutare mamme e papà a comprendere meglio i propri bambini, imparando a leggere i loro comportamenti anche attraverso questa lente.

Infatti, soprattutto per i genitori che hanno a che fare con bambini “difficili”, la relazione educativa può essere molto impattata dai tratti dei piccoli e gli adulti possono sentirsi facilmente sopraffatti dall’intensità delle loro reazioni: dal pianto inconsolabile, dall’irritabilità, dalla frustrazione espressa in modo “esagerato”, dalla fatica di fronte ai nuovi stimoli, dall’irregolarità dei ritmi sonno-veglia e dell’alimentazione, etc. Sostenere quindi le famiglie, aiutandole a capire che il bambino “non lo fa apposta”, ma che è il suo temperamento ad influenzarne i comportamenti, può essere di conforto ed alleviare il senso di inadeguatezza profonda che potrebbe cogliere il genitore, soprattutto se si tratta del primo figlio.

Nel caso del bambino “lento a scaldarsi”, il genitore potrebbe spazientirsi e sovrastimolare il bambino in quanto osserva una risposta lenta agli stimoli. A causa di ciò, potrebbe pensare di non essere abbastanza efficace, rischiando così di creare una certa fatica al bambino nel gestire tutti gli input nonché di favorire il ritiro da parte del piccolo come modalità protettiva a fronte di stimoli eccessivi per le sue capacità di elaborazione delle informazioni.

Oltre al lavoro coi genitori, le insegnanti possono tenere conto dei tratti temperamentali dei bambini in sezione, durante la loro quotidianità.

Innanzitutto, esse possono comprendere la tipologia di temperamento dei piccoli a partire dall’osservazione del loro modo di approcciare e gestire le diverse situazioni, per esempio focalizzando questi aspetti:

 

– la reazione dei bambini di fronte all’invito a svolgere nuove attività, o quando vengono presentati nuovi materiali;

– il tempo che serve ai bambini per re-inserirsi al Nido/Scuola dopo lunghe assenze (vacanze o malattia);

– la capacità dei bambini di concentrarsi e di portare a termine i propri progetti o le consegne;

– la reattività emotiva più o meno intensa di fronte alle frustrazioni e in generale alle diverse situazioni che possono creare fatica e difficoltà, così come anche di fronte alle situazioni piacevoli. Potremmo osservare, ad esempio, bambini che piangono in modo “esagerato” di fronte alla più piccola frustrazione o contrarietà, o che si sovreccitano davanti ad una attività o situazione per loro piacevole, o, viceversa, bambini che hanno reazioni connotate da ritiro e chiusura.

 

Questi ultimi due elementi, ovvero capacità di concentrazione/persistenza e livello di reattività emotiva (che rimanda al tema della regolazione delle emozioni) rappresentano elementi molto significativi da osservare per la comprensione del temperamento dei bambini e sui quali è molto importante lavorare come educatori per favorire un miglior adattamento all’ambiente e sostenere lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo dei piccoli.

Oltre a ciò, le insegnanti possono osservare i parametri fisiologici, quindi soprattutto per i lattanti al Nido (ma non solo), focalizzarsi sui ritmi di sonno/veglia e dell’alimentazione, ponendo attenzione al modo in cui il bambino vive questi momenti.

Per esempio, si può osservare se il bambino ha una maggiore o minore fatica nei tempi di addormentamento, notando poi la quantità e qualità del sonno e il modo di risvegliarsi. Come sappiamo, vi sono bambini che faticano molto a lasciarsi andare al sonno e/o che piangono al risveglio; che hanno un sonno leggero e/o agitato, etc.

In merito all’alimentazione, possiamo osservare per esempio se il bambino ha ritmi più o meno regolari rispetto al senso di fame; quanto è più o meno in grado di attendere il cibo e le sue reazioni di fronte a tale eventuale attesa; la velocità e il modo in cui si nutre (o in cui desidera essere allattato o imboccato se piccolo); etc.

Sommando queste osservazioni alle altre di cui detto in precedenza, possiamo via via comprendere la tipologia temperamentale del bambino.

 

NB: sottolineiamo che l’intento non è quello di “incasellare” il bambino in uno schema rigido, ma quello di acquisire delle chiavi di lettura relativamente al suo stile comportamentale in modo da poterlo accompagnare al meglio lungo il suo percorso di crescita.

 

Una volta che l’insegnante ha individuato il temperamento del bambino, sarà importante per lei tenerne conto, sia per gestire al meglio la quotidianità in sezione, in accordo coi bisogni del piccolo, sia per lavorare su se stessa qualora faticasse nella relazione con lui.

Infatti, dobbiamo tenere presente che, in base al concetto di goodness of fit, l’adulto può fare più o meno fatica a relazionarsi ad un altro soggetto anche in base al proprio personale temperamento. Per esempio, un adulto con “temperamento difficile” potrebbe fare fatica a relazionarsi ad un bambino “lento a scaldarsi”, spazientendosi facilmente, ma anche ad un bambino “difficile”, soprattutto in base a caratteristiche specifiche del bambino stesso e proprie.

Proprio come i bambini, alcuni insegnanti sono precipitosi, attivi e impulsivi, altri riflessivi, tranquilli e lenti ad agire; ci sono docenti che si distraggono facilmente e docenti più attenti, quelli che si arrabbiano facilmente e quelli equilibrati e dal temperamento facile. Queste differenze influiscono sulle loro interazioni con gli alunni e contribuiscono a creare il clima affettivo della classe” (Keogh B.K.)

Sappiamo bene come nelle equipe educative vi siano bambini che magari creano fatica nella loro gestione ad una educatrice ma non ad un’altra e viceversa. Ciò accade spesso proprio in base all’incrocio tra le caratteristiche temperamentali dell’una o dell’altra collega con quelle del bambino (oltre che per le proprie personali risonanze e “tasti dolenti”)*.

In tal senso, giocano un ruolo preminente anche le aspettative dell’adulto rispetto al bambino. Infatti, proprio a partire dalla maggiore o minore concordanza tra i due, e se l’insegnante non ha consapevolezza di questo aspetto, le attese verso il piccolo possono condizionare l’atteggiamento adulto nei suoi confronti. Per esempio, se l’educatore ha un buon livello di concordanza col bambino, sarà più facilmente portato ad avere aspettative positive e realistiche verso di lui ed a leggere e rispondere ai suoi bisogni e comportamenti in modo efficace.

Le percezioni e le aspettative degli insegnanti sono influenzate dal diverso temperamento individuale, che vengono tradotte in decisioni didattiche e gestionali particolari; soprattutto i fattori della reattività e dell’adattabilità sono risultati avere un’influenza particolare su tali decisioni, anche in ambito sociale” (Keogh B.K.)

A partire da queste prime riflessioni, vedremo ora nella SECONDA PARTE di questo articolo come tradurre tutto ciò nella pratica e quindi quali strategie ed accortezze utilizzare in sezione per favorire il benessere dei bambini al Nido/Scuola.

 

 

 

* ci riferiamo nello specifico al modo del tutto particolare e individuale in cui le 9 dimensioni del temperamento si “mixano” tra loro.