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di Silvia Iaccarino

 

 

CONTINUA DALLA PRIMA PARTE

 

“La scuola impone una serie di nuove esigenze al bambino, che deve affrontarle
insieme o separatamente. Tra queste ci sono la capacità di padroneggiare compiti cognitivi sempre più complessi e, contemporaneamente, la richiesta di adattarsi a un nuovo setting, a adulti estranei, che ricoprono ruoli non familiari e a una quantità
di nuove regole e regolamenti”

Thomas & Chess

 

Dopo aver analizzato nella prima parte gli aspetti da osservare e su cui riflettere in merito a questo argomento, vediamo ora più operativamente quali strategie gli insegnanti al Nido ed alla Scuola dell’Infanzia potrebbero attivare per favorire l’adattamento dei piccoli in base al loro temperamento.

Avere consapevolezza rispetto a come il temperamento influisce sulla risposta dei bambini all’ambiente, sia fisico che relazionale, è utile in quanto l’educatore può:

 

  • meglio lavorare su di sé come anticipato nella prima parte dell’articolo (goodness of fit);

 

  • leggere in modo più oggettivo atteggiamenti e comportamenti dei bambini, evitando interpretazioni autoreferenziali ed avendo la possibilità di rispondere alle differenze individuali presenti in sezione;

 

  • lavorare sul contesto Nido/Scuola, sapendo quanto il setting possa incidere sul modo in cui i bambini reagiscono ed agiscono nell’ambiente. Infatti, tenere conto dell’incrocio tra temperamento ed ambiente significa rendersi conto di quanto il contesto sia in grado di influire sulle condotte dei piccoli, tenendo quindi sempre presente che non basta osservare il bambino, ma dobbiamo osservare il bambino-nel-contesto, con uno sguardo a 360°, per poter notare cosa può creare fatica da un lato e cosa invece può facilitare l’adattamento dall’altro. Questo significa osservare in modo costante e continuativo i bambini, ponendo attenzione, per esempio, a qual è il momento della giornata in cui si verifica un certo comportamento; cosa è successo prima, durante e dopo la situazione; chi era presente e chi no (sia adulti che bambini); qual era il livello di stimolazione sensoriale (luci, suoni, odori, quantità di persone, ampiezza degli spazi, etc); in quale spazio si è verificata la situazione, durante quale attività, quali erano i materiali a disposizione dei bambini, etc etc.

 

Tutto ciò si traduce, in termini molto pratici, nell’adattare il setting della sezione ai diversi bambini, chiedendosi: “Cosa occorre cambiare? Come?”, lavorando su spazio, materiali, tempo, contesto in generale.

 

Per esempio:

 

– Improntare la comunicazione con i bambini in modo sintetico, chiaro, concreto, esplicitando le proprie aspettative di comportamento. Per esempio, evitare frasi come “fai il bravo” o “comportati bene” ma affermare in modo specifico il comportamento richiesto, per esempio: “Giovanni, chiedi a Luca se vuole prestarti la macchinina”;

– Esporre le proprie consegne articolate suddividendole in piccoli passi, in modo da favorire la comprensione del bambino ed evitare il senso di “overbooking”;

– Proporre attività e/o materiali nuovi in modo graduale, affiancando il bambino in modo da poterlo rassicurare sul piano emotivo, garantendo la propria vicinanza e rispettando i tempi del bambino che ha necessità di osservare gli altri e l’ambiente prima di coinvolgersi con essi;

– Concedere più tempo per terminare le consegne e avvisare con anticipo, in modo individualizzato, sia del termine delle attività stesse che dei passaggi tra le diverse attività o tra i diversi spazi;

– Avvisare in anticipo, in modo individualizzato, i bambini rispetto ad eventuali cambiamenti nelle routine e della eventuale visita di persone esterne al Nido/Scuola, etc.;

– Eliminare interruzioni e fonti di distrazione, per esempio utilizzando spazi neutri, o comunque dove non siano presenti troppi stimoli “altri”, accompagnando i bambini durante l’attività in modo verbale e introducendo via via nuovi oggetti e/o rilanciando la cornice di gioco in modo da favorire l’allungamento dei tempi di attenzione;

– Offrire la possibilità di avere del tempo da passare in tranquillità per conto proprio (per esempio mettendo a disposizione dei bambini delle tane e dei luoghi più intimi e riparati dal resto del gruppo);

– Quando possibile dare l’opportunità di lavorare in piccoli gruppi (3-4 bambini), scegliendo accuratamente i componenti ed evitando di inserire nello stesso gruppo, per esempio, bambini che tendono al ritiro con bambini molto attivi e impulsivi;

– Organizzare lo spazio in modo facilitante gli spostamenti (ciò significa monitorare l’efficacia del percorso da fare per passare tra un ambiente e l’altro del Nido/Scuola nonché organizzare anche le tempistiche, in modo da non trovarsi, per esempio, ad incrociare un gruppo di bambini che stanno per entrare in bagno quando noi ne stiamo uscendo);

– Evitare ambienti caotici e rumorosi; troppo o troppo poco strutturati;

– Evitare lunghe attese in fila, ancora di più in poco spazio (come per esempio quando l’educatore si avvicina alla porta per uscire e chiede ai bambini di fare la fila in quel momento, per cui tutti si accalcano in prossimità della porta stessa);

– Ridurre i momenti di inattività per i bambini molto attivi;

– Responsabilizzare e dare piccoli compiti;

– Proporre valide alternative di comportamento “accettabile” a fronte di comportamenti “inadeguati”;

– Mantenere routine stabili e prevedibili, ma avere la capacità di ripensarle e riorganizzarle per andare incontro alle eventuali fatiche dei bambini (per esempio minimizzando i tempi di attesa tra le diverse attività, ripensando gli spostamenti, rivedendo il percorso per arrivare al cestino, il tempo e il modo dei cambi in bagno, etc)

– Offrire la possibilità di divertirsi e svolgere attività motorie in base al grado di attività dei piccoli, modulando l’eccitazione del bambino molto attivo da un lato ed evitando forzature al bambino ritirato dall’altro (in quest’ultimo caso, eventualmente, l’adulto può porsi come modello, iniziando lui l’azione motoria e coinvolgendo poi il bambino, sempre nel rispetto dei suoi tempi);

– Nei momenti di gioco libero, osservare quali materiali assorbono maggiormente l’attenzione dei bambini e con quale presentazione degli stessi, in modo da favorire le loro condotte ludiche. Ciò significa anche porre attenzione alla propria regia educativa, lavorando sul setting in modo accurato. In generale, pensare anche a proporre più alternative, in quanto rientra nella normalità che non tutti i bambini desiderino svolgere la stessa attività nello stesso momento;

– Soprattutto coi bambini lenti a scaldarsi (ma vale in generale) evitare forzature, piuttosto incoraggiare, sempre nel rispetto dei loro tempi;

– Porsi continuativamente come base sicura per i bambini, soprattutto dal punto di vista emotivo, utilizzando la funzione riflessiva, di rispecchiamento delle emozioni dei bambini (per approfondire, vedi ebook gratuiti);

– Essere flessibili nella propria programmazione, in modo da adattarsi ai bisogni dei bambini, a prescindere da quanto abbiamo deciso noi a priori;

– Osservare in modo sistematico e metodico la giornata, in modo da cogliere in che modo il contesto incida su vissuti e comportamenti dei bambini;

– Riflettere sulle proprie prassi educative e confrontarsi in equipe con le altre colleghe sia in merito a come è organizzata la giornata sia rispetto allo sguardo di ciascuna su ogni singolo bambino, in modo da potersi arricchire reciprocamente e da poter modificare il proprio modo di pensare ai piccoli nonchè le proprie aspettative. Ciò implica anche decidere su quali comportamenti dei bambini lavorare, tutte insieme, e quali al momento ignorare, finalizzando le proprie energie e l’attenzione del bambino su un aspetto per volta;

– Confrontarsi con le famiglie, per poter verificare eventuali differenze tra il comportamento dei bambini a casa e al Nido/Scuola, ragionando insieme ai genitori rispetto a quali sono le loro osservazioni sui figli e valutare così insieme eventuali strategie educative utili a sostenere il percorso di crescita dei piccoli.

 

In sintesi:

Tenere conto del temperamento del bambino e del proprio;
– Ridurre le etichette sul bambino, ma farsi delle domande, osservando il bambino nel contesto;
– Riflettere sulle differenze casa-nido/scuola;
Lavorare sulla relazione, sulle proprie rappresentazioni del bambino e sulle proprie aspettative, tenendo conto dell’effetto Pigmalione;
– Lavorare su spazio, tempo, materiali, contesto in generale.

 

Chiudiamo, infine, con questa citazione, augurandovi buon lavoro!

 

“La sensibilità verso le differenze temperamentali dei bambini è una qualità molto importante in un educatore e valutare il loro comportamento in associazione con il temperamento può cambiare il modo in cui l’educatrice lo interpreta e lo giudica. Riconoscere che molti atteggiamenti in sezione si basano sul temperamento, piuttosto che sulla motivazione, può facilitare il rapporto educatrice-bambino, che altrimenti potrebbe essere molto distruttivo; infatti, vedere nel comportamento di un bambino una questione di stile, piuttosto che di volontà, lo rende più accettabile ed è quindi più facile affrontarlo in modo positivo”

B. K. Keogh

 

 

BIBLIOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO

Arace A., Psicologia della prima infanzia, Mondadori, Milano, 2010

Chess S., Thomas A., Conosci tuo figlio. Un’autorevole guida per i genitori di oggi, Giunti, Firenze, 2008

Keogh B.K., Impulsivi, introversi, emotivi, apatici. Comprendere e valorizzare il temperamento e le differenze individuali, Erickson, Trento, 2006

Rosenthal R. e Jacobson L., Pigmalione in classe. L’immagine che chi insegna si fa di chi apprende sotto la sua guida, Franco Angeli, Milano, 1992