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di Silvia Iaccarino

 

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Vediamo ora nel dettaglio le tre tipologie temperamentali individuate da Thomas & Chess.

 

Il temperamento facile (circa il 40% nel New York Longitudinal Study) comprende tutti quei bambini che presentano regolarità nelle funzioni biologiche, prevalenza di risposte positive di approccio a situazioni e persone nuove, rapida adattabilità ai cambiamenti, umore positivo, livello non elevato di intensità delle risposte agli stimoli.

Il temperamento difficile (circa 10% nel New York Longitudinal Study) comprende tutti i bambini che presentano irregolarità nelle funzioni biologiche, reazioni di ritiro di fronte a situazioni nuove, lentezza nell’adattarsi alle situazioni nuove, umore negativo e irritabilità, risposte emotive di intensità elevata. Si tratta di bambini che tendono quindi ad una esplosività emotiva, che possono arrabbiarsi facilmente anche a fronte di stimoli poco intensi, faticando a calmarsi e ad essere calmati. C’è da sottolineare il fatto che un bambino con temperamento difficile non necessariamente manifesterà dei disordini di tipo comportamentale poiché il corso dello sviluppo dipende dall’interazione tra variabili psicologiche, tra cui il temperamento, e l’ambiente che circonda il bambino, come già anticipato.

Infine, il temperamento lento a scaldarsi (circa 15% nel New York Longitudinal Study) comprende tutti i bambini che tendono a ritirarsi di fronte a cibo, persone o situazioni nuove e si adattano lentamente ai cambiamenti. Sono bambini spesso definiti come “timidi” o “prudenti”. A differenza del bambino difficile, i bambini con questa tipologia di temperamento manifestano reazioni di intensità moderata e una maggiore regolarità del sonno e dei pasti. Nel fare e nel percepire l’ambiente questi bambini sembrano avere bisogno di una maggiore quantità di tempo per adattarsi. Li vediamo spesso, per esempio, fermi ad osservare ciò che accade intorno a loro, senza coinvolgersi, fino a che non si sentono sicuri e non sentono di aver acquisito sufficienti informazioni, per cui poi iniziano ad attivarsi ed a coinvolgersi con persone e oggetti.

Il restante 35% del campione non è stato classificato in quanto i bambini non rientravano in alcuno dei 3 tratti descritti poiché manifestavano una combinazione delle diverse caratteristiche temperamentali in modo individualizzato, senza corrispondere ad un unico profilo.

Gli autori hanno seguito i bambini fino alla vita adulta, notando che il temperamento ha conseguenze a lungo termine sullo sviluppo, pur senza determinarlo. Ciò significa che il temperamento può influenzare il percorso di crescita di un individuo ma non in modo deterministico: si tratta di un fattore protettivo o di rischio. Per cui un temperamento facile rappresenta un fattore protettivo, mentre le altre due tipologie potrebbero rappresentare un fattore di rischio: infatti, qualora l’ambiente non sostenga i bambini nel loro percorso di adattamento all’ambiente, questi potrebbero faticare in diverse aree del loro sviluppo, soprattutto a livello emotivo e sociale.

Altri autori hanno descritto i tratti temperamentali in modo differente da Thomas & Chess, ponendo l’accento su alcune caratteristiche piuttosto che su altre e sfumando diversamente le tipologie ma, nonostante la varietà degli studi in merito e che qui non abbiamo modo di approfondire, la classificazione di Thomas & Chess è ancora oggi ritenuta valida.

Perché per noi che ci occupiamo di educazione (sia come genitori che come professionisti) è importante conoscere il temperamento?

Abbiamo detto che esso è influenzato dai fattori ambientali, i quali agiscono nel contribuire a modificare il comportamento del bambino.

L’ambiente fisico, in primis, può avere ripercussioni sul temperamento: per esempio, si è osservato che luoghi molto rumorosi e caotici possono facilmente elicitare un umore negativo in bambini di due anni. Per chi lavora nei servizi educativi, pertanto, è importante avere attenzione all’ambiente in cui i piccoli sono inseriti. Se attraverso l’osservazione ci rendiamo conto di avere in sezione uno o più bambini con temperamento difficile o lento a scaldarsi, per esempio, dovremmo tenerne conto nel modo di proporre le novità, nell’allestimento del setting, nella scelta dei materiali da mettere a disposizione, nel monitoraggio degli stimoli sensoriali in termini di luci, suoni, odori, quantità di persone presenti nello spazio, etc. Talvolta, infatti, se non teniamo conto del temperamento dei bambini, possiamo rischiare di metterli noi in difficoltà, involontariamente, in quanto non consideriamo a sufficienza l’impatto che l’ambiente può avere su di loro.

Oltre all’ambiente fisico, sul temperamento incide anche l’ambiente relazionale e ciò accade in una bidirezionalità per cui l’ambiente impatta sul bambino, ma anche viceversa, in una circolarità di stimoli e risposte che si influenzano a vicenda.

Infatti, i bambini con il loro stile comportamentale elicitano negli adulti che se ne occupano risposte diverse e tali risposte ne modificano lo sviluppo. Per esempio, un bambino facile tende a suscitare negli adulti risposte positive, per cui questi ultimi hanno piacere di stare con lui, interagire, giocare, fattore che ha una ricaduta positiva sul successivo sviluppo del bambino. Ma si può anche avere, al contrario, una situazione a rischio quando, di fronte ad un bambino dal temperamento difficile, i caregivers rispondono con rabbia, ritiro, disciplina coercitiva, difficoltà a consolarlo.

In tal senso si parla di goodness of fit (termine usato da Thomas e Chess, traducibile con “buona concordanza”) per indicare il modo in cui l’ambiente si adatta alle caratteristiche del bambino, tenendone conto e favorendo (o meno) il suo processo di adattamento all’ambiente stesso. Ciò significa che, per esempio, un bambino con temperamento difficile può fiorire positivamente in un contesto che è in grado di accogliere e comprendere i suoi tratti, fornendo accudimento, stimoli e attività adatte a lui ed a valorizzarne le caratteristiche. Viceversa, un bambino con temperamento facile potrebbe faticare nel suo percorso di crescita qualora incontrasse caregivers con richieste eccessive e che faticano a capire i suoi bisogni.

Conoscere questa tematica ritengo sia utile per gli educatori e i genitori in quanto essi possono guardare ai comportamenti dei bambini con occhi diversi, avendo consapevolezza che le loro modalità comportamentali sono altamente influenzate da questo aspetto della loro personalità, aiiutandoli a leggere, pertanto, le azioni dei piccoli in modo più oggettivo, senza cadere in interpretazioni adultocentriche tipiche, come per esempio “mi sfida”, “lo fa apposta per farmi arrabbiare”, etc., oppure evitando etichette come “pigro”, “timido”, “aggressivo”, etc.

Per concludere, possiamo dire che, pur essendo il temperamento innato, gli esiti di sviluppo del bambino sono influenzati da come questi interagisce con l’ambiente di crescita, sia fisico che relazionale. E’ significativa la sensibilità degli adulti e la loro capacità di adattare l’ambiente fisico, nonchè le loro modalità di accudimento e lo stile educativo, in base al bambino che hanno di fronte, tenendo in considerazione la particolare soggettività del piccolo, le sue preferenze, i suoi interessi, il suo modo personale di osservare, interpretare, interagire col mondo.

Per approfondire ulteriormente il tema, puoi leggere questo altro mio articolo che evidenzia come calare nella pratica al Nido ed alla Scuola dell’Infanzia queste conoscenze.

 

BIBLIOGRAFIA

Arace A., Psicologia della prima infanzia, Mondadori, Milano, 2010

Chess S., Thomas A., Conosci tuo figlio. Un’autorevole guida per i genitori di oggi, Giunti, Firenze, 2008

Keogh B.K., Impulsivi, introversi, emotivi, apatici. Comprendere e valorizzare il temperamento e le differenze individuali, Erickson, Trento, 2006