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A noi di Percorsi Formativi06 interessano diversi argomenti, tra cui il bilinguismo fin dall’età precoce e come favorirlo attraverso la lettura con i piccoli. Per approfondire il tema, abbiamo interpellato Francesca Tamberlani di Milkbook la quale ha intervistato per noi Michela Macchi, fondatrice di atelierstorytime un sito dedicato all’insegnamento delle lingue ai bambini tramite lo storytelling.

Vi presentiamo quindi questa interessante intervista.

 

1) Libri in lingua: come renderli strumenti utili all’apprendimento della seconda lingua in famiglie monolingua?
I libri sono uno strumento molto efficace per l’apprendimento di una lingua straniera, sia in classe, come alternativa ad altre attività pedagogiche, sia a casa, con genitori, zii, nonni o babysitter.
Quello che rende la lettura particolarmente adatta nell’ambito di una famiglia monolingue è il fatto che essa è un’attività a cui bambini e adulti sono già abituati. Leggere storie nella propria lingua madre è un’abitudine sedimentata nella maggior parte delle famiglie, quindi introdurre l’uso di una seconda lingua tramite un libro sarà sicuramente più facile che farlo attraverso attività di tipo più scolastico.

2) Da che età sarebbe l’ideale cominciare con la lettura di questi libri ai propri bambini?
Nel caso in cui il bambino viva in un universo monolingue, si puo’ introdurre la lettura di libri in lingua straniera non appena si capisce che questo può suscitare il suo interesse. Nella mia esperienza questo avviene verso i 2-3 anni, a volte anche dopo. Ma ci sono bambini che manifestano precocemente un interesse per libri e materiale video in alltre lingue, anche verso i 18-20 mesi. Questo perché sono attirati dalla parte visiva e il fatto che la storia venga raccontata in un’altra lingua non li disturba.
La regola per me rimane proporre ma non insistere: l’apprendimento di una L2 deve essere accettata dal bambino e non imposta, deve suscitare la sua attenzione.
Per esempio, anni fa, a Parigi, leggevo settimanalmente degli allbi illustrati a bambini della scuola materna. Dopo un po’ di incontri, mi sono resa conto che la loro attenzione diminuiva: erano stufi, perché le storie in francese gliele leggeva già la maestra. Allora un giorno ho portato un albo in inglese: ho avuto subito la loro attenzione!
L’uso di un’altra lingua inoltre deve avere un senso per i bambini. Non acceteranno che la mamma all’improvviso si metta a parlare inglese, ma accetteranno che ogni tanto si usi un’altra lingua perché qualche parente o amico vive all’estero, o perché si passano le vacanze nel paese della L2 o anche solo perché i genitori amano questa seconda lingua e usarla ogni tanto permette di passare dei bei momenti insieme.

3) Consigli per rendere la lettura in lingua efficace?
Valgono le stesse regole che usiamo per leggere i libri nella lingua madre: innanzitutto bisogna trovare il momento giusto, in cui i bambini riescano a concentrarsi e gli adulti non siano di fretta. Inoltre bisogna avere molta pazienza e sapersi adattare alle reazioni dei bambini. È molto probabile che, dopo un primo momento di interesse per la novità, il bambino si stanchi di sentire parole che non capisce e chieda se non si puo’ leggere la storia nella sua lingua madre. A questo punto è importante non scoraggiarsi e magari, piuttosto che leggere tutto il testo, limitarsi a descrivere ad alta voce e con poche parole le illustrazioni; questo permetterà di accelerare la lettura. In realtà è la stessa tecnica che si usa con i bambini molto piccoli quando si leggono i primi libri nella loro lingua madre e ci si accorge che la loro capacità di ascolto è limitata.

4) Quali sono i libri per bambini più adatti a questo tipo di finalità? Potresti indicarmi 10 titoli per cominciare?
È importante trovare libri con argomenti che suscitino l’interesse dei bambini e che siano alla loro portata. Per un libro in lingua straniera, meglio iniziare con soggetti semplici, come i colori, gli animali, le attività quotidiane, i sentimenti, per poi arrivare, man mano che il bambino cresce, a storie sui loro hobby preferiti, su come si vive in un paese staniero, ecc.
Ovviamente bisogna iniziare con gli albi illustrati. Dopo i 10 anni, quando in effetti trovare degli albi illustrati con soggeti adatti all’età diventa difficile, una risorsa molto utile sono i fumetti, perché hanno un testo ridotto e strettamente legato alle immagini.
L’elenco dei libri puo’ essere lunghissimo, ma potrei dire che non possono mancare alcuni libri-base.

Per i bambini tra i 3 e i 7 anni:

1. “We’re Going on a Bear Hunt” di Michael Rosen
2. “Ten in the Bed” di Penny Dale
3. “Brown Bear, Brown Bear, What Do You See?” di Eric Carle
4. “The Very Hungry Caterpillar” di Eric Carl
5. “Dear Zoo” di Rod Campbell
6. “I Like Books” di Anthony Browne

Per i bambini dai 5 ai 10 anni:

7. “The Dot” di Peter H. Reynolds
8. “Hello, I’m Charlie From London” di Stéphane Husar e Yannick Robert (consigliata tutta la serie “Hello kids” di ABC melody)

Dopo i 9 anni:

9. “Back to School We Go” di Ellen Jackson
10. La serie “The Boxcar Children – graphic novels” (serie a fumetti).

5) Come ci si può aiutare se si capisce che il libro non viene “compreso” dal bambino? Attraverso il mimo per esempio?
Sicuramente le illustrazioni sono un aiuto prezioso: se il bambino non capisce una parola, invece di tradurla, meglio indicargli l’illustrazione che la rappresenta. Se invece si tratta di un’intera situazione della storia, si può ricorrere al mimo, ma anche intervenire nella lingua madre del bambino non è a mio avviso sbagliato. Anzi, alternare due lingue è un’abitudine dei bilingui, che passano da una lingua all’altra a seconda della situazione e del vocabolario che viene loro più immediato in quel momento.
Quello che io cerco di evitare è di tradurre letteralmente la storia, preferisco piuttosto spiegarla con altre parole.

6) Infine, volevo chiederti se conosci dei siti che rimandino a studi o ricerche sull’importanza del bilinguismo, dove poter trovare magari evidenze scientifiche.
Oggi si parla molto dei vantaggi del bilinguismo. Mentre fino a qualche decennio fa, molti genitori esitavano a parlare la loro lingua madre ai propri figli, se questi erano nati in un altro paese, per paura di confonderli e di renderli meno padroni della lingua parlata sul posto, oggi assistiamo ad un fenomeno opposto: ci sono genitori che vogliono forzare l’introduzione di una seconda lingua per paura che vivere in un universo monolingue penalizzi i propri figli.
In effetti, molti studi sono stati fatti sul bilinguismo e la maggior parte di essi conferma l’utilità di una seconda lingua; a mio parere, introdurre una seconda lingua va comunque sempre fatto secondo il buon senso, ossia senza mai forzare le situazioni.
Per approfondire il tema del bilinguismo vi rimando ad alcuni studi, come quelli svolti da François Grosjean o dalla nostra Antonella Sorace, che esercita presso l’Università di Edinburgo. Antonella Sorace fa parte dell’équipe di Bilingualism matters  che ha anche un portale italiano. Potete trovare un’intervista in italiano ad Antonella Sorace a questo link. Altri articoli interessanti sono stati pubblicati sul sito di Psychology today, come “Inside the bilingual brain” di Aneta Pavlenko.  Uno studio molto interessante è quello riportato da Mirta Vernice dell’Università di Milano-Bicocca sul ruolo dell’apprendimento della lettura nell’acquisizione della L1 e della L2.