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di Valerio Cevoli, coordinatore pedagogico e consulente educativo

 

La  Carta dei servizi per gli asili nido e più in generale per i servizi sociali è un documento che ogni istituzione è tenuto a fornire ai propri utenti. In esso sono descritte finalità, modi, criteri e strutture attraverso cui il servizio viene attuato; diritti e doveri; modalità e tempi di partecipazione;  procedure di controllo che l’utente ha a sua disposizione.

La Carta è lo strumento fondamentale con  il quale si attua il principio di trasparenza, attraverso l’esplicita dichiarazione dei diritti e dei doveri sia del personale, sia degli utenti.

Si ispira  agli articoli 3, 30, 33, 34 della Costituzione Italiana, che sanciscono e tutelano il rispetto dei principi di uguaglianza, imparzialità, tutela della dignità della persona e che vietano ogni forma di discriminazione basata sul sesso, sull’appartenenza etnica, sulle convinzioni religiose, impegnando tutti gli operatori e la struttura al rispetto di tali principi.

Ma questo strumento è solo un ennesimo “obbligo normativo” al quale i servizi si devono adeguare in maniera sterile? Oppure può trasformarsi in un mezzo che dona identità specifica alla propria struttura o alla propria scuola ed eleva e fa conoscere la cultura nido?

In questo breve articolo illustreremo i requisiti più interessanti di tale importante documento.

Partiamo osservando prima di tutto la possibilità che ha la c.d.s. di farsi portavoce dell’esperienza culturale del nido.

Per gli addetti ai lavori (coordinatori, educatori, dirigenti scolastici) è sempre più viva la consapevolezza che espandere i principi fondamentali e culturali fondanti il pensiero “nido” rappresenta una delle azioni più ambiziose che un Servizio può darsi, e spesso durante corsi di formazione e convegni si cercano strumenti e strategie (frequentemente anche complesse e costose) con le quali intraprendere questa azione.

Educare il mondo esterno al valore del “mondo nido” è in effetti uno dei compiti più ardui.

Infatti, l’immagine sociale del nido come luogo in cui si promuove il benessere fisico e psicologico del bambino, stimolandone le capacità relazionali, l’acquisizione delle conoscenze e la conseguente autonomia, è talvolta ancora contraddetta dallo stesso fatto che la competenza governativa in questo servizio è ancorata ad oggi al  ministero della sanità (A.S.L.) quasi a sottolineare retaggi di immagini recidivamente assistenziali.

Ed è proprio questa la grande montagna da scalare: portare il mondo esterno a scoprire nel nido, invece, non solo un luogo di cura  ma anche, e ancor di più, di cultura, studio, ricerca e di pensiero. Un luogo dove tutto è studiato, progettato, un luogo ricco di relazioni e che pone le fondamenta delle società più evolute.

Fatta questa premessa, è evidente come possa risultare importante inserire all’interno della C.D.S. una sezione dedicata all’aspetto formativo e culturale che ogni asilo si dà, una sezione che faccia trasparire questi elementi, anche attraverso un testo facilmente fruibile ma che abbia termini specifici professionalizzanti e che, da un lato, dia una personalità e identità  riconoscibile alla struttura, dall’altro espliciti tutti i contenuti preziosissimi appartenenti a questo mondo.

In questa accezione, l’operazione del comunicare non è tanto teorica, astratta, didattica nel senso riduttivo del termine (didascalica) come potrebbe sembrare. Deve essere, invece, un’operazione pratica, concreta, etica: ha a che fare con i rapporti reali, con le corrette posizioni reciproche tra chi opera nel servizio e chi ne usufruisce. Infatti, é bene che tutta la parte sopra citata sia concretamente condivisa e “prodotta” da tutto lo staff in servizio.

La stesura della carta dei servizi può diventare pertanto anche un’occasione di riflessione in equipe e di auto-formazione, favorendo la condivisione di significati e il miglioramento costante della qualità del proprio agire educativo.

In che modo la stesura della c.d.s. può fare tutto questo? Affrontando le domande che riguardano la qualità del servizio, andando cioè a definire quali sono i fattori e le dimensioni della buona operatività, costruendo ed adottando strumenti in grado di misurarla, fissando dei livelli minimi ottimali, degli standard. Ponendo cioè le condizioni attraverso le quali sia possibile garantire che il servizio reso corrisponda ad un certo livello prefissato, prendendo impegni in questa direzione.

Per chi deve produrre o revisionare la C.D.S. non si tratterà solo di scrivere una serie di testi (magari nel chiuso del proprio ufficio), ma si tratterrà di costruire un documento attraverso un processo che l’organizzazione compie. Un processo condiviso, scritto insieme, un percorso pratico che metta in condizione di assumere gli impegni presi e di offrire garanzie riguardo a ciò che nella CDS si enuncia.

Per  coordinatori e dirigenti quindi la CDS deve diventare il cuore sacro del servizio, paradossalmente il miglior strumento nel quale comunicare se stessi, i propri principi, per esportare concetti culturali appartenenti al proprio mondo professionale, prestando attenzione alla normativa di riferimento e con una serie di riflessioni:

  • sui temi principali,
  • su quali modelli di CDS sono i migliori per la propria struttura (personalizzazione)
  • sui destinatari della CDS: attenzione alla coerenza nella comunicazione
  • sul sistema di tutela: per la rilevazione della soddisfazione ed il reclamo da parte dell’utente;
  • su quale aspetto estetico e formale darvi (assomiglierà a una rivista? a una dispensa? a un piccolo libro? etc).

 

Concludo affermando che oggi, quindi, la CDS non è solo un documento obbligatorio, ma è una vera e propria opportunità di comunicazione con il mondo esterno al Nido, nonché un mezzo per fare cultura. Se vista con questi occhi, può essere anche il nostro miglior biglietto da visita, la nostra migliore presentazione.

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“La carta dei servizi: un’opportunità oltre che un obbligo”

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