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di Silvia Iaccarino

 

Oggi parto da questa citazione che trovo molto bella 😍😍

 

 

Ci dà il senso di quanto sia importante il modo in cui ci rapportiamo ai bambini anche nell’uso del nostro linguaggio verbale…

Dire a un bambino, per esempio, “sei cattivo”, “sei monello”, “sei un pasticcione”, etc. comporta il costruire in lui un’immagine di sé negativa, che andrà ad impattare sulla sua autostima. E poiché noi ci muoviamo nel mondo in base a come pensiamo di essere, è chiaro che più abbiamo una buona opinione di noi stessi, meglio è. 

Infatti, le parole e i giudizi che, fin da piccoli, ci vengono trasmessi, diventano il nostro dialogo interno, il modo in cui noi stessi ci parliamo nella nostra mente. Penseremo pertanto  di noi idee positive o negative anche in base alle parole ascoltate. 

Di contro, il senso di questa citazione non vuole nemmeno essere quello di dire ai bambini “bravo!” a ogni piè sospinto, in modo poco motivato, come illustro in questo articolo: http://percorsiformativi06.it/come-lodare-i-bambini/

A me piace intendere questa frase nel senso dell’atteggiamento da adottare nei confronti dei bambini, più legato quindi al COME che al cosa.

Pertanto, se ho bisogno di “riprendere” un bambino per qualcosa che non va bene, c’è modo e modo di farlo.

Posso riprenderlo ingenerando in lui senso di colpa e di inadeguatezza, oppure posso farlo preservando la sua persona e la sua autostima.

Quindi, in modo gentile, per esempio dire: “non mi piace che rovesci l’acqua sul tavolo. Ora la asciughiamo. Se vuoi giocare con l’acqua, andiamo in bagno”, invece di: “ma cosa stai combinando?? te l’ho detto mille volte che non devi rovesciare l’acqua!! Non mi ascolti mai!!!”.

Due comunicazioni che generano nel bambino emozioni ed idee di sé molto differenti: che ne dite?

Come ci sentiremmo se qualcuno si rivolgesse a noi in queste due modalità? Il nostro vissuto sarebbe decisamente diverso nelle due situazioni. 

Pensare che il bambino sia una persona di valore, a cui rivolgerci come a un ospite esimio nella nostra casa credo che potrebbe essere un buon punto di partenza, anche se talvolta perdiamo la pazienza e ci viene molto difficile mantenere la calma. 

Ci sta che ogni tanto ciò accada e ci si esprima in modo non proprio amorevole…siamo umani, e poi il coinvolgimento emotivo col proprio figlio è molto potente.

In questi casi è fondamentale attivare quella che viene chiamata “riparazione interattiva“. Per esempio, appena ci si calma, dire: “Scusa Giovanni se ho perso la pazienza…ero molto stanca…Ora mi sono calmata. Succede anche ai grandi di arrabbiarsi forte e poi di calmarsi…Ti sei un po’ spaventato? Ora è tutto ok, facciamo pace”.

In questo modo, il bambino può imparare che le relazioni si possono momentaneamente rompere ma che poi è possibile ripararle, acquisendo un importante senso di fiducia nel rapporto (ovviamente se questa modalità non è abusata 😉 per cui continuamente perdo la pazienza e poi mi scuso…).