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di Silvia Iaccarino

 

 

“Il vero obiettivo della psicomotricità non è il movimento, ma l’emozione implicata dal movimento. Il corpo allora è visto e considerato come un ‘linguaggio’ che esprime ciò che il bambino vive dentro di sé.”
G. Nicolodi

“La psicomotricità si riconosce per il suo essere un’esperienza naturale, la forma originale del bambino di stare al mondo, di rappresentarlo e di conoscerlo”
I. Gamelli

 

 

La psicomotricità si presenta come una proposta di educazione globale del bambino con un approccio completo e capace di stimolarlo su tutti i canali espressivi e comunicativi, incontrandolo là dove egli è più attivo nei primi anni di vita: nel movimento, nell’azione.

Infatti, all’interno della seduta di psicomotricità troviamo il gioco di rappresentazione che si esplica con attività di manipolazione e grafico pittoriche, per esempio nella proposta a fine seduta di fare un disegno o modellare con il didò/plastilina il gioco che è piaciuto di più; la narrazione che, attraverso la lettura di un libro, può rappresentare (come l’attività grafico-pittorica) una proposta per chiudere la seduta ed aiutare i bambini nel distanziamento emotivo dal gioco corporeo.

Durante la seduta trova spazio anche l’espressione sonora: i materiali si possono suonare (per esempio i cerchi, i bastoni morbidi, gli scatoloni) e si possono produrre diverse sonorità con la voce e con il corpo, anche in accompagnamento al gioco senso motorio e simbolico.

La drammatizzazione è naturale all’interno del gioco simbolico, per cui le condotte ludiche dei bambini sul piano del gioco di finzione facilmente assumono una qualità teatrale, mettendo in scena situazioni quotidiane e fantastiche tramite cui essi possono esprimere la loro creatività e le loro emozioni spontaneamente.

La psicomotricità pertanto si propone, in quest’ottica, come contenitore capace di tenere al suo interno differenti possibilità espressive per i bambini, andando a stimolare i diversi linguaggi espressivi e consentendo loro di modulare la propria manifestazione di sé in base alle loro esigenze comunicative ed emotive.

Oltre a poter utilizzare i diversi canali espressivi, il bambino ha a disposizione il movimento per poter tradurre il suo mondo interiore verso l’esterno.

Il movimento, come abbiamo visto, è alla base di tutte le attività poc’anzi considerate (a parte la lettura, dove il corpo del bambino è meno implicato).

L’uso del movimento, insieme al gioco, è un’opportunità che i bambini ricercano continuamente: “l’espressività motoria è il modo attraverso il quale il bambino può manifestare il piacere di essere se stesso, di diventare autonomo e di esprimere il piacere di scoprire e conoscere il mondo che lo circonda” (B. Aucouturier).

Grazie all’uso del corpo e delle condotte ludiche i bambini possono esprimere se stessi, entrare in contatto con le proprie emozioni, proiettarle fuori di sé e poterle rielaborare. Il gioco corporeo consente così di svolgere la sua essenziale funzione nello sviluppo del bambino e nella prevenzione del disagio.

In particolare, all’interno del setting psicomotorio il gioco prende le forme del gioco senso-motorio e del gioco simbolico: “intendiamo per gioco psicomotorio quell’attività di espressione spontanea grazie alla quale il bambino, attraverso il corpo, il movimento, compie azioni adeguate al raggiungimento di uno scopo, esprime i suoi stati d’animo, sviluppa comportamenti che favoriscono la comunicazione e la relazione con coetanei ed adulti, in definitiva arriva ad un’adeguata autodeterminazione della propria identità” (M. Vecchiato)

Obiettivo della psicomotricità è quello consentire al gioco spontaneo del bambino, nelle sue diverse forme, di potersi esprimere liberamente, all’interno di un setting protetto e con il supporto di un adulto che svolge la sua funzione di contenimento, empatia, regolazione delle emozioni, accompagnamento verso l’autonomia e la padronanza di sé: “in una situazione di sicurezza, costituita dallo spazio e dal materiale messo a disposizione del bambino, rafforzata dall’atteggiamento accogliente e di ascolto emozionale dello psicomotricista, il bambino si sentirà contenuto e perciò capace di vivere la sua espressività motoria intensamente carica di affetti di piacere, senza doverla trattenere” (B. Aucouturier)

Così, grazie a spazio, tempo, materiali ed alla relazione con l’adulto il bambino può vivere la sua espressività motoria e rappresentare il suo mondo emotivo, traendo, attraverso il movimento, un piacere che gli permette di appropriarsi simbolicamente dell’oggetto d’amore per dominarlo (spazio psicomotorio come rappresentazione del corpo materno).

In questo modo, il bambino può rielaborare i fantasmi arcaici ed inconsci per superarli. Infatti, il movimento, l’azione, gli oggetti, il gioco, sono utilizzati dal bambino per esplorare, conoscere, rappresentare il mondo esterno ed imparare ad esprimere, elaborare e gestire il suo mondo interiore.

In quanto essere globale, il bambino racconta, tanto nel gioco quanto nel movimento, qualcosa di sé: emozioni, fatiche, frustrazioni, dolori, inibizioni, ma anche risorse, desideri, conquiste, che si inscrivono nel corpo.

 

“In definitiva il vero obiettivo che la psicomotricità si prefigge attraverso l’organizzazione dei giochi importanti per il bambino, non è l’uso del corpo o del movimento in senso fisico. La vera palestra che lei propone è di tipo emotivo. È lì che essa concentra tutta la sua attenzione osservativa ed è lì che essa dispiega tutte le sue competenze tecniche per poter offrire al bambino la condivisione empatica in cui risiede un adeguato rifornimento all’Io come fondamento di ogni processo d’autonomia, e in cui contemporaneamente risiede una vera ed efficace educazione alla regolazione emotiva. È questa la chiave dell’importanza educativa e preventiva della psicomotricità per quanto concerne l’obiettivo specifico riferito al disagio dei bambini” (G. Nicolodi)

 

La psicomotricità, pertanto, rappresenta un dispositivo importante per i bambini nelle strutture educative, fornendo loro un’occasione significativa per esprimere se stessi e trovare un adulto in grado di ascoltare, accogliere e rispondere in modo adeguato a tali stimoli (pedagogia dell’ascolto e dell’accoglienza): “l’educatore che ascolta è l’educatore che educa” (I. Gamelli)

 

“E’ compito dell’intervento psicomotorio entrare in contatto con le emozioni del bambino attraverso il suo gioco, ciò significa entrare in contatto con la sua personale storia relazionale con l’ambiente, le esperienze emotive che la connotano inscritte nel corpo ed espresse attraverso le tensioni, gli orientamenti posturali, i blocchi motori, i gesti, ecc. (…) La metodologia psicomotoria facilita l’esperienza di poter stare in contatto con l’emozione lasciandosi attraversare fisicamente e psicologicamente da essa, con tutte le sfumature di intensità utili e non destrutturanti . il bambino che sta esprimendo un’emozione, non è consapevole dell’emozione che invia. Deve trovare uno specchio (che sia accoglimento e non annullamento) che invia un rimando al bambino: questo rimando non avviene a livello semantico, non è una spiegazione, ma un’emozione veicolata attraverso l’emozione dell’adulto, un ‘contenimento’” (I. Gamelli)

 

Grazie all’attività educativa svolta dall’adulto, il bambino può avviarsi all’autoregolazione emotiva, proprio perché ha prima ricevuto la regolazione dall’esterno, dall’adulto, in modo sensibile ed empatico.

Inoltre, la psicomotricità si concentra sugli aspetti positivi, su ciò che i bambini sanno fare, piuttosto che su ciò di cui sono carenti, adottando un approccio indiretto ed osservativo, che guida l’educatore a sostenere le loro condotte ludiche, manipolando il setting, affinché il gioco ben giocato dei piccoli possa svolgere la sua funzione “curativa” ed evolutiva: “la metodologia psicomotoria, attraverso il setting creato e l’atteggiamento dell’adulto presente, permette al bambino di scoprire, sperimentare ed esplorare il proprio corpo, attraverso un processo che favorisce l’integrazione di tutte le parti della sua personalità; tale approccio, inoltre, sostiene il percorso evolutivo del bambino, attiva diversi gradi di libertà espressiva, comunicativa, relazionale, motoria e cognitiva, facilitando l’utilizzo delle risorse personali (…) L’approccio psicomotorio riconosce e valorizza risorse e differenze individuali, evitando una standardizzazione dei percorsi di crescita, sostenendo una maturazione globale del bambino e supportandolo nel delicato passaggio ‘dal piacere di agire al piacere di pensare’” (L. Bravo).

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Aucouturier B. “Il metodo Aucouturier. Fantasmi d’azione e pratica psicomotoria”, ed. FrancoAngeli
  • Albanese O., Peserico M. (a cura di), “Educare alle emozioni con le arti terapie o le tecniche espressive”, ed. Junior
  • Cartacci F. “Movimento e gioco al nido”, ed. Erickson
  • Catarsi E., Fortunati A., “Educare al nido”, ed. Carocci
  • Gamelli I., “Pedagogia del corpo”, ed. Meltemi
  • Gamelli I., “Sensibili al corpo. I gesti della formazione e della cura”, ed. Meltemi
  • Lapierre A. “Dalla psicomotricità relazionale all’analisi corporea della relazione”, ed. Armando
  • Lapierre A., Aucouturier B. “La simbologia del movimento”, ed. Edipsicologiche
  • Manuzzi P., “Pedagogia del gioco e dell’animazione. Riflessioni teoriche e tracce operative”, ed. Guerini
  • Nicolodi G. “Maestra guardami”, ed. Csifra
  • Nicolodi G. “Il disagio educativo al nido e alla scuola dell’infanzia”, ed. FrancoAngeli
  • Vecchiato M. “Il gioco psicomotorio”, ed. Armando