Seleziona una pagina

 

di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

Ogniqualvolta un bambino racconta una bugia, gli adulti si allarmano e si agitano pensando subito ad un affronto personale, ma se si cambiasse punto di vista si scoprirebbe che non c’è alcun fine (almeno iniziale) malevolo dietro a quelle “false” affermazioni. 

Trattare e concepire i bambini come essere umani non equivale a pensarli e a relazionarsi con loro come se fossero adulti, per cui è necessario smantellare alcune convinzioni che li riguardano per capire fino in fondo cosa accade quando dicono una “bugia”.

I bambini non hanno cattive intenzioni, agiscono per emulazione, sono in posizione di continua recezione e assimilazione di informazioni, apprendono per prove ed errori, testano incessantemente i propri e altrui limiti, cercano di comprendere ciò che è ammissibile e fattibile da ciò che non lo è, esplorano, sviscerano e analizzano le potenzialità di ciascuna abilità e competenza acquisita nel loro percorso di crescita. 

In questo quadro, è deducibile come la bugia infantile possa mascherare molte cose, come un bambino la possa usare per diversi fini:

  • È un modo come un altro per scoprire ancor di più il potere e il potenziale del linguaggio e della narrazione: è dare voce alla fantasia;
  • È la loro verità: se si riascolta il racconto con empatia e sensibilità, ci si può allontanare dal piano concreto e dimostrabile della realtà, per cogliere sfumature e interpretazioni infantili degli eventi. Per esempio, se un bambino sostiene di aver visto un mostro è perché magari ha visto un’ombra muoversi.
  • È una sorta di controllo degli eventi: plasmarli e ridimensionarli arricchendoli di particolari soprattutto a fronte di grandi cambiamenti (nascite, lutti, separazioni, inserimenti) rende una situazione più facile da gestire per un bambino che non ha gli strumenti per affrontarla in un’altra maniera. 
  • È un modo funzionale per sopravvivere a sensazioni troppe intense con cui non si ha ancora familiarizzato, quali per esempio il senso di colpa, la vergogna e l’imbarazzo.
  • È una strategia per proteggersi dall’aver combinato un danno: negare l’evidenza per cambiare magicamente la situazione rimettendo tutto a posto mentalmente come era prima.
  • È un’occasione per apparire più interessati e piacevoli: la voglia di stupire raccontando di animali che non si hanno. 

 

Ma come fare per gestirla e per scindere e comprendere ciò che è reale da ciò che è inventato?

  • Innanzitutto, non bisogna ragionare da adulti: è necessario calarsi nei panni del bambino e provare a guardare la realtà senza troppi filtri e preconcetti.
  • Poi è efficace non sgridare o arrabbiarsi, ma piuttosto mettersi in posizione di ascolto, spiegando che per gli adulti è fondamentale capire cosa sia successo realmente per comprendere anche cosa fare e come poter aiutare il bambino.
  • Colpevolizzare o trovare sempre l’artefice di un guaio non gioverà al rapporto di fiducia tra adulto e bambino.
  • Far familiarizzare il bambino con le sue emozioni, lo aiuterà a riconoscerle e a gestirle meglio, distinguendo le proprie sensazioni e non avendo il timore di poterle esprimere.
  • Se la bugia riguarda un guaio in casa o all’asilo/scuola è bene coinvolgere il bambino nel riordino, nella pulizia di un ambiente o nella riparazione di un oggetto perché lo aiuta a prendersi le responsabilità delle proprie azioni.
  • Se, invece, “cela” un malessere generale è indispensabile comprendere quali siano le motivazioni che sottostanno l’insicurezza nel non condividere con gli adulti di riferimento ciò che sta provando. Il gioco di ruolo, la lettura di un libro o l’invenzione di “sceneggiature” con animali e bambole sono tra gli strumenti più efficaci per estrapolare gli stati d’animo dei bambini.
  • Fare esempi parlando di sé sugli effetti indesiderati che le bugie se protratte comportano, tra cui la mancanza di fiducia, l’avere sempre mille dubbi, credere agli altri, abitua i bambini a comprendere che ogni azione ha una conseguenza e non sempre piacevole.
  • Sforzarsi nell’usare la fantasia per poter rimanere e capire meglio il racconto che il bambino ci sta riportando con tanto coinvolgimento. 

Insomma, la bugia non è poi così negativa, ma è un terreno fertile per capire meglio il bambino e per interrogarsi sul tipo di relazione che si ha con lui.