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Le regole ed i limiti quale funzione hanno in educazione?  Le regole sono uno degli strumenti più importanti per crescere un bambino.

T.B. Brazelton afferma:  “Fra tutto ciò che un genitore dona al proprio figlio, la disciplina è seconda per importanza solo all’amore. Il senso di sicurezza che il bambino trova nella disciplina è fondamentale, perché senza di essa non ci sarebbero limiti. Il bambino, invece, ha bisogno di limiti e ne trae conforto. Quando un genitore si preoccupa di fargli dono della disciplina, il bambino sa di essere amato. La disciplina è insegnamento, non punizione. Certo non si impara da un giorno all’altro: ci vogliono ripetizione e pazienza. Lo scopo che i genitori si prefiggono nel tempo con la disciplina è di instillare nel loro bambino la capacità di autocontrollo, in modo che egli sia in grado, un giorno, di porsi da solo dei limiti”[1].

Le regole rappresentano una fonte di sicurezza per il bambino: le paragono spesso a dei paletti che delimitano un territorio. Il mondo è troppo vasto per il piccolo: ha bisogno di un ambito limitato entro il quale muoversi in sicurezza. Le regole che gli adulti utilizzano segnano tale territorio e gli dicono: “In questo spazio ti puoi muovere sicuro, al resto ci pensiamo noi grandi”.

Daniel Siegel afferma: “Definire i limiti, delineando chiaramente i confini dei comportamenti accettabili e offrendo un sistema di riferimento, significa fornire ai bambini esperienze importanti, che li rendono capaci di costruire un senso di fiducia e di sicurezza.[2]

Chiaramente i paletti si dovranno spostare man mano che il bambino cresce ed aumenta la sua competenza di muoversi nel mondo…

Le regole, inoltre, forniscono prevedibilità, elemento fondamentale per i bambini. Essi, infatti, hanno bisogno di rassicurazione e tutto ciò che è prevedibile ed abitudinario li conforta. Avere regole chiare, coerenti e ferme, rende il mondo comprensibile e prevedibile ai piccoli, consentendo loro di costruirsi, tra l’altro, schemi mentali su come esso funziona. Questo li porterà, nel tempo, tra le altre cose, alla capacità di comprendere le conseguenze delle loro azioni, a pianificare il comportamento, all’autoregolazione. Come dice ancora D. Siegel: “Il nostro ruolo di genitori comporta processi di definizione dei limiti; spesso dobbiamo dire ‘no’ ai nostri bambini, specialmente dopo il loro primo anno di vita. (…) Quando definiamo limiti e regole, nel cervello del bambino entrano in funzione i freni che rallentano le attività del sistema accelerante. (…) Bambini che non hanno queste essenziali esperienze di definizione dei limiti possono non riuscire a sviluppare adeguatamente la loro frizione emozionale, che rappresenta un elemento costitutivo fondamentale della flessibilità di risposta[3].

Ancora, attraverso le regole ed i limiti i bambini comprendono che non possono sempre avere/fare ciò che vogliono e ciò li aiuta ad integrare il principio di realtà e ad imparare a tollerare la frustrazione, competenza fondamentale nella vita, nonché a saper valutare ed accettare il punto di vista degli altri.  Inoltre,  i bambini si trovano anche a  dover cercare nuove strade per far fronte ai loro bisogni e desideri, ingegnandosi ed attivando così la creatività.

In sintesi, le regole rappresentano dei confini che servono ai bambini per crescere in modo equilibrato, una forma di contenimento: li proteggono, li rassicurano, rendono prevedibile il mondo e li portano, un po’ per volta, ad imparare l’autoregolazione, a  tollerare e gestire la frustrazione ed a risolvere i problemi, mettendo in campo la propria creatività.

 

LA FATICA DI DARE LE REGOLE

Oggi spesso si dice che i bambini non hanno regole, che non riconoscono l’autorità degli adulti già dall’età prescolare e che si comportano frequentemente come “piccoli tiranni”…

Come mai succede questo? I motivi sono vari, le sfaccettature diverse. In questa sede vorrei evidenziare un aspetto in particolare. Le nuove, molte e spesso discordanti informazioni sullo sviluppo dei bambini tendono a creare nei genitori confusione, disorientamento e il timore di “traumatizzare” i propri figli. Inoltre, a ciò si aggiunge il frequente senso di colpa derivante dal fatto di avere poco tempo per stare col proprio bambino e così, talvolta, di fronte alla frustrazione che egli esprime davanti ai limiti ed ai “no”, si tende a cedere per paura, da un lato, di “fare danni” e dall’altro di essere “malvisti” da lui.

Genitori che non vogliono essere considerati ‘cattivi’ spesso si sottraggono al compito di stabilire limiti e regole; così facendo non forniscono però ai figli esperienze essenziali per la loro crescita: il meccanismo di frizione dei bambini non matura in maniera sufficiente da consentire uno spostamento delle energie verso attività più costruttive. I genitori devono invece cercare di favorire lo sviluppo della capacità di regolare l’equilibrio  fra acceleratore e freni, rendendo i figli in grado di differire la soddisfazione dei loro desideri e di modulare i loro impulsi.”[4]

Questa situazione  anziché preservare il bambino, lo pone nella condizione di non sentirsi guidato e contenuto, generando ansia ed insicurezza: i bambini sono bambini e basta, non devono “approvare” il nostro comportamento, ma hanno bisogno di riferimenti saldi, solidi, sicuri. Gli adulti sono i genitori ed a loro spetta prendersi la respons-abilità (nel senso etimologico di “abilità di risposta”) di accompagnare i propri figli nel corso del loro sviluppo. Quando un bambino cresce senza regole (che sono punti di riferimento fermi e sicuri) o con regole poco salde, potrebbe  succedere che diventi un “piccolo tiranno”, esigendo continuamente che si faccia come vuole lui. Ma questa modalità, in realtà, evidenzia la sua fatica nel non avere una guida stabile e sicura.

I genitori devono “essere capaci di tollerare la tensione e il disagio che i bambini in genere provano quando vengono loro imposti dei limiti.  Se un genitore non è in grado di sopportare il turbamento del figlio, è molto difficile che quest’ultimo impari a modulare le proprie emozioni.[5] E’ fondamentale, quindi, che i grandi facciano i grandi, guidando i bambini sulla strada della vita, anche attraverso le regole, sopportando di suscitare temporaneamente ostilità nei propri confronti da parte dei figli, ma dimostrando loro che ciò non distrugge la relazione e che l’adulto è in grado di reggerne la frustrazione.

Nel prossimo articolo vedremo, nella pratica, come gestire le regole al meglio.

CONTINUA….

PER APPROFONDIRE 

  • B. A. Bailey “Facili da amare, difficili da educare. Crescere i figli con autocontrollo e sensibilità” ed. La Feltrinelli
  • T.B.Brazelton/J.Sparrow “Il tuo bambino e…la disciplina” ed. Cortina
  • T. Gordon   “Né con le buone né con le cattive” ed. La Meridiana
  • J. Juul “I no per amare. Comunicare in modo chiaro ed efficace per crescere figli forti e sicuri di sè” ed. La Feltrinelli
  • J. Medina “Naturalmente intelligenti” ed. Bollati Boringhieri
  • A. Phillips   “I no che aiutano a crescere” ed. Feltrinelli
  • P. Scalari “I sì e i no. Concedere o proibire. Come possono regolarsi i genitori?” ed. Armando
  • D. Siegel/T.P. Bryson “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino” ed. Cortina
  • D. Siegel/T.P. Bryson “La sfida della disciplina. Governare il caos per favorire lo sviluppo del bambino” ed. Cortina
  • D. Siegel/M. Hartzell “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori” ed. Cortina
  • M. Sunderland “Il tuo bambino. Come educarlo e capirlo” ed. Tecniche Nuove

 

 

[1]T .B.Brazelton/J.Sparrow “Il tuo bambino e…la disciplina” ed. Cortina

[2] D. Siegel/m. Hartzell “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori” ed. Cortina

[3] Siegel/Hartzell, op. cit.

[4] D. Siegel/M. Hartzell, op. cit.

[5] D. Siegel/M. Hartzell, op.cit.