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di Silvia Iaccarino

 

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Nella prima parte di questo contributo abbiamo iniziato a conoscere la teoria polivagale di Porges la quale enfatizza l’importanza, per noi umani, di sentirci al sicuro dal punto di vista psicologico ed ambientale per funzionare al meglio, a tutti i livelli.

Abbiamo visto che il nostro sistema nervoso autonomo, regolatore della nostra fisiologia e del nostro equilibrio, si esprime attraverso tre vie gerarchicamente connotate, dalla più recente (dal punto di vista filogenetico) alla più arcaica. Due di queste vie sono mammifere, mentre una terza via l’abbiamo ereditata dai rettili. 

Si tratta della via ventro-vagale, la più recente in assoluto, tipicamente mammifera, che regola le relazioni sociali; del sistema simpatico, mammifero, che regola la reazione di attacco/fuga in caso di minaccia al nostro essere; della via dorso-vagale, rettile, che ci porta all’immobilizzazione in caso di pericolo di vita. 

Quando ci sentiamo al sicuro, il nostro SNA funziona attraverso la via ventro-vagale che ci porta benessere/salute, crescita, recupero delle energie e ci consente di coinvolgerci in modo efficace nelle relazioni sociali, stabilendo legami e connessioni positive con gli altri. 

Quando ci sentiamo in pericolo, il nostro SNA, in modo automatico e involontario, attiva il sistema simpatico o la via del vago dorsale per far fronte alla minaccia, scegliendo una o l’altra strada in base alla valutazione istintiva della situazione. Se possibile la lotta o la fuga, viene attivato il simpatico, viceversa viene messo in gioco il vago dorsale e la conseguente immobilizzazione, lo spegnimento. 

Abbiamo sviluppato questo complesso sistema polivalente di risposta all’ambiente ed alle situazioni in quanto, come umani, in natura siamo sostanzialmente delle prede, peraltro poco dotate: non abbiamo artigli, né denti affilati o veleno con cui poterci difendere dalle minacce. 

Così, attraverso il meccanismo della neurocezione, proviamo a controllare il contesto in cui siamo inseriti, pattugliandolo costantemente (sia a livello strettamente ambientale che psicologico/relazionale), in modo involontario ed automatico, fuori dalla nostra consapevolezza, per accertarci di essere al sicuro, momento dopo momento. 

Questa sorta di continuativa preoccupazione per la nostra sicurezza è innata e costitutiva del nostro essere, prima di tutto, mammiferi. Non possiamo farne a meno, né sopprimerla. Non sarebbe del resto auspicabile! 

Se la nostra neurocezione si disattivasse, non saremmo in grado di proteggere noi stessi lungo l’arco della nostra vita, né sul piano strettamente fisico, né affettivo/psicologico. 

Porges, con la sua teoria polivagale, ha enfatizzato il ruolo del SNA per garantire il nostro buon funzionamento nel mondo, evidenziando come il senso di sicurezza sia fondamentale per poter tenere operante ed attiva la via del vago ventrale deputata al benessere ed alle positive relazioni sociali. 

Sul piano operativo, tutto ciò cosa significa per chi lavora con i bambini soprattutto al Nido ed alla Scuola dell’Infanzia?

I primi 6 anni di vita, e ancora di più i primi 3, sappiamo bene come costituiscano la pietra angolare su cui tutta la nostra personalità va a costruirsi. Come un edificio, questa fase di vita rappresenta le fondamenta dello stesso e se queste sono solide, tutta la costruzione ne beneficerà. 

Da professionisti, tenere conto della teoria polivagale significa operare nella quotidianità avendo sempre in mente l’importanza di far sentire il bambino al sicuro, affinché il suo SNA in maturazione possa utilizzare il più possibile la via evoluta e mielinizzata (quindi più efficiente dal punto di vista neurale) del vago ventrale, in grado di garantire salute, crescita, recupero delle energie e buone relazioni sociali, ovvero tutte quelle condizioni ottimali per un individuo affinché possa crescere in modo sano ed armonico nelle varie aree di sviluppo.

Si tratta di stimolare ed allenare questa via vagale perchè possa rinforzarsi il più possibile, come in una sorta di palestra. 

Infatti, man mano che il sistema nervoso matura, avere una forte ed allenata via del vago ventrale significa avere la capacità di tenere più facilmente a bada l’accensione del simpatico e del vago dorsale, ovvero saper tenere a bada le proprie reazioni difensive nella relazione con gli altri e con il mondo circostante, sviluppando la capacità di pensare e riflettere, prima di agire (ovviamente anche in base alla tappa di sviluppo). Ciò si traduce in un evidente vantaggio evolutivo dato dalla possibilità di muoversi nei diversi contesti e nelle diverse situazioni non solo in preda ai meccanismi difensivi automatici attivati dalla neurocezione, ma padroneggiando il proprio mondo istintuale, cognitivo ed emotivo e funzionando in modo più efficiente sul piano sociale, così importante per noi umani e per la nostra riuscita nella vita. 

In che modo quindi allenare la via del vago ventrale per ottimizzare lo sviluppo umano?

 

Abbiamo a disposizione diverse azioni ed attenzioni che possiamo mettere in campo. Ad esempio: 

 

  • favorire un buon ambientamento dei bambini nel servizio educativo, attraverso pratiche di inserimento in grado di fornire loro un pervasivo senso di sicurezza nel nuovo ambiente. Con Percorsi formativi 06® promuovo da tempo l’ambientamento in 3 giorni che funziona molto bene proprio perché il principio fondante è quello di garantire al bambino una forte sensazione di sicurezza data dalla presenza del proprio adulto di riferimento in modo intensivo per 3 giorni consecutivi e un totale di quasi 20 ore insieme. Grazie alla garanzia che il bambino ottiene dal fatto che il proprio caregiver primario è presente con lui nel nuovo ambiente, egli può con più facilità attivare il proprio sistema di coinvolgimento sociale e tenere a bada i sistemi difensivi, che tipicamente si allertano quando andiamo incontro alla novità. Ciò si traduce in una maggiore disposizione del bambino a intessere relazioni con le educatrici ed i pari, a esplorare l’ambiente ed a coinvolgersi nelle diverse attività e proposte;  

 

  • creare un ambiente che fornisca al bambino un senso di sicurezza dal punto di vista sensoriale (1). In particolare, Porges enfatizza il ruolo della stimolazione uditiva rispetto all’attivazione dei nostri sistemi difensivi. Egli evidenzia, nello specifico, come i suoni a bassa frequenza vengano letti dagli umani di tutte le età come segnali di possibile predazione e tendano quindi ad accendere il sistema simpatico per prepararci alla lotta o alla fuga. Dovremmo quindi essere attenti ai rumori di sottofondo dei nostri ambienti come, ad esempio, ventole degli impianti di aerazione, suoni del traffico che scorre lungo la via, voci di adulti e bambini nell’ambiente, etc. Questo è un punto centrale, che Porges sottolinea con forza. Invece, di frequente, abitiamo comunità educative rumorose che non favoriscono il nostro stare bene. Il rumore di fondo sollecita i sistemi difensivi tanto dei bambini quanto nostri, rendendoci tutti più nervosi e reattivi, a causa dell’attivazione del simpatico. Potremmo allora trovare delle strategie, dove possibile, per attutire tali rumori, insonorizzando le pareti, abbassando i soffitti, utilizzando tappetoni al pavimento, in modo che il suono possa evitare di rimbalzare ovunque. Tra l’altro Porges evidenzia come gli umani, in ambienti inquinati dal punto di vista sonoro, fatichino a estrarre il suono della voce umana e ciò, nei bambini piccoli, si può anche tradurre in un ritardo dello sviluppo linguistico. Sul piano sensoriale, va dedicata attenzione anche alla stimolazione visiva, per cui sarebbe auspicabile che gli ambienti fossero arredati con colori neutri, naturali, e luci artificiali non troppo intense. L’ordine dello spazio, inoltre, come la Montessori ci ha insegnato, a sua volta contribuisce a calmare i sistemi difensivi, così come l’armonia e la bellezza dell’ambiente in generale; 

 

  • fare in modo che nello spazio siano presenti tane, angoli raccolti, angoli morbidi, tavolini dove si possa lavorare da soli o in piccolo gruppo, affinché i bambini possano trovare luoghi in cui rifugiarsi, riposarsi, staccarsi dal coinvolgimento con il gruppo allargato per poter recuperare energia e calma; 

 

  • se si valuta di utilizzare della musica di sottofondo, preferire quella melodica, cantata da una voce molto modulata e con tonalità ad alta frequenza, evitando il più possibile le basse frequenze e la musica greve, in modo che possa essere trasmesso un senso di tranquillità e sicurezza (qui un esempio). Cantare insieme ai bambini sappiamo che importanza abbia all’interno dei nostri servizi. La teoria polivagale ci fornisce la spiegazione scientifica del motivo per cui è così significativa: si tratta di ciò che Porges chiama “esercizio neurale”, ovvero una pratica che possiamo volontariamente attivare per allenare la via del vago ventrale la quale, come detto nella prima parte, origina nell’area del tronco encefalico deputata all’ascolto, alla vocalizzazione, all’espressione mimica. Quindi utilizzare musica melodica e/o cantare canzoni con alte frequenze risulta utile per creare un pervasivo senso di sicurezza nei bambini; 

 

  • creare prevedibilità nell’avvicendarsi della routine quotidiana, in modo che il bambino sia in grado di anticipare gli eventi. Avvisare i bambini di eventuali cambiamenti o imprevisti in modo che il senso di sicurezza possa essere ripristinato;

 

  • favorire il più possibile, soprattutto coi bambini più piccoli al Nido, le interazioni faccia a faccia e l’uso del motherese (vocalizzazione ad alta frequenza) che hanno anche una valenza come esercizi neurali per allenare il vago ventrale; 

 

  • su richiesta del bambino, non lesinare il contatto fisico: soprattutto al nido, ma anche alla scuola dell’infanzia, quando un piccolo è spaventato o agitato/in ansia, la miglior garanzia per la sua sopravvivenza è il contatto fisico con l’adulto importante per lui. Pertanto, se egli manifesta più o meno esplicitamente il bisogno di venire in braccio, o essere tenuto per mano o abbracciato, sarà importante garantirgli tale trattamento, senza forzarlo all’autonomia o etichettarlo in modo negativo per questo. Pertanto, se viene espresso un bisogno di contatto fisico (o anche psicologico) è fondamentale che noi agiamo in modo sensibile e responsivo a fronte di tale richiesta, in modo da ripristinare il senso di sicurezza per il piccolo. Qualora, per diversi motivi, il contatto fisico non fosse possibile, possiamo attivare un contatto psicologico attraverso lo sguardo e una voce modulata, con volume basso e parole di conforto e rassicurazione, in modo che il bambino non si senta lasciato a se stesso in un momento per lui faticoso. Rispetto al discorso del contatto fisico ed alla sua importanza (2), un punto centrale riguarda anche il monitoraggio della qualità delle pratiche di cura: al Nido, soprattutto, ma anche alla Scuola dell’Infanzia. Il modo in cui, a tutte le età, veniamo avvicinati e toccati dagli altri è estremamente potente per farci sentire al sicuro e benvoluti o, al contrario, per farci sentire minacciati e rifiutati. Garantiamo ai bambini la dovuta attenzione, sensibilità, tenerezza, cura? Siamo in grado di assicurare un tempo disteso in questi momenti o tutto è frettoloso, meccanico, impersonale? Che ricaduta può avere sul comportamento del bambino, sul suo stato emotivo e sul suo senso di sicurezza il modo in cui ci prendiamo cura di lui? 

 

  • quando il bambino agisce in modo “inadeguato” tenere conto, ovviamente, della tappa di sviluppo, ma anche del fatto che tale azione può essere facilmente condizionata dall’attivazione dei sistemi difensivi automatici a causa di un pervasivo senso di insicurezza e fatica del piccolo.  Infatti, se egli si sta sentendo minacciato per qualsiasi motivo di ordine ambientale e/o relazionale (anche solo sul piano immaginario), tenderà ad attivarsi in maniera automatica e involontaria il sistema difensivo simpatico che condizionerà il bambino a comportarsi, per esempio, in modo aggressivo (attivazione della reazione di lotta). Ciò accade anche ai bambini alla scuola dell’infanzia, i quali spesso verbalizzano che tale comportamento “è stato più forte di loro”. Come abbiamo detto nella prima parte, quando sperimentiamo situazioni in cui ci comportiamo in un modo che non riusciamo a controllare,  significa che siamo preda dei nostri sistemi difensivi, i quali agiscono in modo istintivo per proteggerci in situazioni che sperimentiamo come “minacciose” a qualche livello. E’ importante che, una volta tenuto conto della involontarietà dell’azione del bambino, l’adulto intervenga in modo da garantirgli un senso di sicurezza. Ciò significa abbassarsi all’altezza del piccolo (meglio ancora se più in basso dei suoi occhi), parlare con voce calma, modulata, con un volume basso, e possibilmente evitando di guardarlo diritto negli occhi (3). Infatti, se vogliamo garantirci che il bambino ci ascolti per apprendere, i suoi sistemi difensivi NON devono essere attivati, ovvero egli deve sentirsi al sicuro nella relazione (4). Se invece noi agiamo in preda alla rabbia, con ostilità, o mettendo a sedere il bambino isolato dal gruppo (5), egli sperimenterà più probabilmente un senso di minaccia che lo potrebbe far reagire con ulteriore aggressività o con chiusura (6);

 

  • sostenere il bambino nella regolazione delle sue emozioni in generale, affinché egli si senta accompagnato da un adulto di fiducia nell’esplorazione del suo mondo interno, la quale esplorazione non è rassicurante per lui da attuare in solitudine. Il mondo emotivo dei bambini, come sappiamo, è molto variegato e ciò che provano è solitamente intenso: è facile che si sentano spaventati e in ansia a causa delle loro sensazioni ed emozioni potenti e spesso per loro incomprensibili. Hanno bisogno di una guida che li accompagni e li faccia sentire al sicuro mentre prendono contatto col loro mondo interno (7); 

 

  • tra gli esercizi neurali per eccellenza si situa il gioco in generale e Porges sottolinea come, in particolare, il gioco corporeo come quello di lotta o di mischia (8) sia fondamentale per i bambini al fine di allenare il vago ventrale e il sistema simpatico nel coinvolgersi insieme in una modalità positiva e di ulteriore rinforzo per il SNA. 

 

NB. Far sentire il bambino al sicuro non significa che egli non debba essere soggetto a difficoltà o frustrazioni e limiti. Nè significa che dobbiamo iperproteggerlo impedendogli di prendere dei rischi e  di sperimentarsi, anche a livello corporeo (9). Al contrario, tutto questo diventa un esercizio neurale quando il bambino è rassicurato dall’accompagnamento di un adulto amorevole e affidabile, in grado di garantire la base sicura per l’esplorazione tanto del mondo esterno che di quello interno. 

Per concludere, possiamo notare come le diverse azioni elencate sono strategie spesso note, che probabilmente già utilizziamo da tempo nella relazione educativa coi bambini. La teoria polivagale fornisce il substrato scientifico del perchè tali azioni funzionano e sono importanti, ampliando la nostra consapevolezza da un lato e il nostro senso di sicurezza nel metterle in campo dall’altra 🙂  

Avere chiaro come funzioniamo e quali sono le vie per favorire uno sviluppo umano ottimale, ci consente anche di poter prendere decisioni rispetto a come intervenire nelle varie situazioni che incontriamo poiché possiamo ragionare a partire dai meccanismi bio-neuro-fisiologici che ci regolano, al fine di attuare modalità che lavorino in accordo e non in contrasto coi nostri sistemi di base, potenziando così la nostra azione educativa (10).   

 

“Dobbiamo renderci conto del fatto che, come esseri umani, abbiamo bisogno della reciprocità e della

sensazione di sicurezza”

S. Porges

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • S. Porges, “La guida alla teoria polivagale”, ed. Giovanni Fioriti
  • S. Porges, “La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione”, ed. Giovanni Fioriti 

 

 

NOTE

 

per approfondire puoi leggere anche questo altro mio articolo: http://percorsiformativi06.it/integrazione-sensoriale-1/

2 per approfondimenti ulteriori: http://percorsiformativi06.it/mi-fate-tante-coccole/

3 in genere ci insegnano a guardare negli occhi i bambini quando li “riprendiamo”, ma in realtà, visto che l’obiettivo primario è quello di non farli sentire minacciati, è facile rendersi conto di come  ciò solleciti al contrario il loro sistema difensivo: lo sguardo diretto è facilmente vissuto come minaccioso

4 quando ci sentiamo al sicuro, è attivo il sistema di coinvolgimento sociale, che è anche deputato all’ascolto profondo degli altri

5 qui un mio articolo sul time out: http://percorsiformativi06.it/time-out-o-time-in-al-nidoscuola-dellinfanzia-prima-parte/

6 puoi approfondire ulteriormente scaricando i miei ebook gratuiti su rabbia/aggressività ed emozioni e che trovi qui: http://percorsiformativi06.it/contenuti-gratuiti-per-educatrici-di-nido-e-scuola-dellinfanzia/

7 puoi approfondire leggendo il mio ebook sulle emozioni dei bambini, che trovi al link della nota 5

8 puoi leggere qui un mio altro articolo in merito: http://percorsiformativi06.it/giochi-movimentati-turbolenti-lotta/

9 puoi approfondire qui il tema del rischio in educazione: http://percorsiformativi06.it/rischiamo-il-rischio/

10 a tal proposito puoi approfondire anche con i miei articoli sul temperamento che possono fornire ulteriori spunti di riflessione ed azione educativa: http://percorsiformativi06.it/il-temperamento-prima-parte/  e http://percorsiformativi06.it/il-temperamento-al-nido-scuola-dellinfanzia-prima-parte/