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di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

I bambini sono sempre più a contatto con un mondo tecnologico e digitale, in cui le mani, o meglio, le dita hanno un ruolo fondamentale. Questo continuo toccare, schiacciare, spingere, pressare, muovere le dita, però, non è assolutamente sufficiente a sviluppare la motricità fine in quanto l’esperienza diretta con l’ambiente viene meno.

La motricità fine, ovvero tutto ciò che concerne la manualità del bambino attraverso la coordinazione oculo-manuale con l’obiettivo di compiere gesti raffinati e precisi, è una tappa essenziale per lo sviluppo e la crescita del bambino stesso con benefici secondari importanti, di cui si tende a dimenticarsi.

La motricità fine, infatti, è essenziale per un corretto sviluppo psicofisico del bambino, perché è anche:

  • un traguardo per l’autonomia: il bambino compie movimenti e usa abilità che lo aiuteranno nella gestione di sé e nell’organizzazione dei propri spazi, nel come vestirsi, mangiare, etc.;
  • un aiuto per affinare la capacità di problem solving: attraverso la ripetizione dei movimenti e con la sperimentazione di continui errori, i bambini sono chiamati a trovare soluzioni alternative ad un ostacolo;
  • carburante per la creatività: l’esplorazione e la curiosità sono stimolate in continuazione;
  • un mezzo per comprendere il concetto di causa-effetto: solo facendo e sperimentando i bambini possono vedere ed introiettare che ad ogni azione corrisponde una reazione;
  • un esercizio per la concentrazione: un’attività che stimola il cervello e la manualità senza essere mai monotona è fonte di interesse inimmaginabile e porta il bambino a non cambiarla ed a dedicarsi ad essa per lungo tempo o per lo meno fino a quando non avrà raggiunto l’obiettivo che si è prefissato;
  • fonte di successo personale, indispensabile per rafforzare l’autostima e la sicurezza in se stessi e nelle proprie capacità: non essendoci un compito preciso da portare avanti, il bambino potrà modellarlo e personalizzarlo a suo piacimento;
  • infine, un allenamento indispensabile per l’apprendimento futuro della scrittura.

Se ci fermassimo ad osservare i bambini ci renderemmo conto che selezionano da soli le attività necessarie ad acquisire le competenze di cui hanno bisogno in quel momento e scopriremmo in questo modo che già dai 12-18 mesi l’uso fine delle mani è uno dei traguardi a cui ambiscono.

La motricità fine si sviluppa gradualmente attraverso un allenamento continuo e ripetitivo e non esiste alcuna APP che possa aiutare il bambino a raggiungere questo obiettivo. Esistono altresì molte attività semplici da proporre in diversi momenti della giornata in maniera più o meno strutturata che sollecitano le esperienze tattili e sensoriali.

Coinvolgere i bambini nella vita pratica di tutti i giorni è il passo più semplice da compiere: incentivarli a vestirsi da soli dopo avergli fatto vedere come fare, piegare calze o strofinacci, stendere, mettere a posto i giochi, aiutare a cucinare, impastare sono solo alcuni degli esempi.

Se si pensa a qualcosa di più strutturato, in base alle diverse età e al grado di competenza, abilità e interesse di ciascun bambino, alcune delle attività adatte a sviluppare la motricità fine, sono, ad esempio:

  • il gioco dei travasi: bicchieri, ciotoline, contenitori di qualsiasi genere (vasetti yogurt, pentoline, scatoline di cartone, etc) di plastica, vetro, legno  da usare per esplorare e manipolare materiali diversi (fagioli, riso, farina, acqua, mais) da far travasare ai vostri bambini con attrezzi di ogni genere (cucchiai, scolini, imbuti);
  • scoppiare le bolle di sapone con una o due mani;
  • il gioco di infilare qualsiasi oggetto in un buco: per esempio i tappi colorati grossi delle bottiglie da inserire nelle scatole di metallo o di cartone, i cui coperchi sono intagliati con buchi di varie dimensioni e forme;
  • le catenelle di metallo per fare sagome o da infilare nelle scatole;
  • il “basket”: scegliere contenitori (scatole, cestini, contenitori uova, tubi dello scottex) in cui far canestro con palline diverse (palle da ping pong, di gomma piuma, di spugna, palle normali);
  • l’apertura e chiusura di scatole di ogni genere, bottiglie piccole e grandi, al cui interno far trovare delle sorprese (pallina, pupazzetto, campanellina, fotografia, un tessuto, etc.);
  • i giochi ad incastro, quali puzzle e matrioske;
  • infilare la pasta (o grandi bottoni) in fili di cotone o cuoio o dentro gli scovolini;
  • modellare il didò o la pasta di sale o la sabbia cinetica;
  • usare i timbrini;
  • gli stickers: invitando ad attaccarli liberamente su un foglio o entro i margini se sono figurine;
  • i labirinti: trovare e tracciare il percorso giusto,
  • unire i puntini aiuta il bambino a comprendere come nascono le forme e darà loro la sensazione di avere il potere di creare qualcosa e di scoprirlo piano piano;
  • colorare dentro i margini, dentro un confine predefinito aiuta il bambino a confrontarsi con il concetto di limite;
  • i chiodini permettono al bambino sia di allenarsi ad afferrare e maneggiare oggetti di dimensioni contenute, sia di imparare a introdurli in piccoli fori, sia di creare immagini e scenari senza la necessità di avvalersi di pennarelli o matite;
  • il telaio (un asse di legno forato in cui introdurre stringhe) è il connubio di “perline” di pasta e chiodini: dà la sensazione al bambino di generare qualcosa affinando la tecnica del “cucire”.

 

E allora, buon divertimento!