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di Silvia Iaccarino

 

Nella prima parte dell’articolo ci siamo soffermati su cosa dire ai bambini quando i genitori si separano. 

Qui vediamo, invece, alcune utili indicazioni per la fase successiva. 

In primis, i bambini hanno bisogno di sapere che, anche se i genitori non vivono più insieme, saranno sempre e comunque presenti nella loro vita, a prescindere da tutto. Ciò significa che essi necessitano di continuare a godere di una stabile sicurezza affettiva, potendo vedere con continuità mamma e papà  (sebbene nei tempi e modi che verranno decisi durante il processo di separazione). 

Il fatto che il bambino transiti su due abitazioni differenti può essere una risorsa e non obbligatoriamente uno svantaggio: sarà compito degli adulti focalizzare i punti di forza della situazione ed evidenziarli al figlio, pur accogliendo la sua eventuale fatica nel passaggio da un luogo all’altro. 

Infatti, tale passaggio per alcuni bambini può essere difficile. Non tanto perché non desiderino vedere l’altro genitore ed andare da lui/lei, quanto perché faticano nel cambiamento di situazione in sé. In questi casi è importante che i genitori non utilizzino tale fatica “contro” l’altro, pensando male dell’ex coniuge/compagno e che accompagnino emotivamente il bambino in questa fase. In tal senso (soprattutto per i bambini in età prescolare), creare un semplice rituale di saluto alla mamma/al papà ed alla relativa abitazione può essere un buon sostegno (per esempio, il genitore affida al bambino un suo oggetto/ un oggetto di casa che egli deve custodire nel frattempo e poi restituire al proprio ritorno). Inoltre, consentire al bambino di portare con sé l’eventuale oggetto transizionale, se presente, è importante. 

E’ auspicabile personalizzare lo spazio del bambino nonché creare e mantenere in ciascuna casa delle routine stabili e prevedibili, soprattutto per i piccoli sotto i 3 anni. Meglio se tali routine sono simili in entrambi i luoghi, ma se ciò non fosse possibile, l’importante è che in ogni abitazione sia presente un orizzonte di prevedibilità nella sequenza degli eventi. 

Inoltre, per supportare i bambini in età prescolare nella comprensione dello scorrere del tempo, anche affettivo, di distanza dall’altro genitore, può rivelarsi utile posizionare in ciascuna abitazione, per esempio nella loro camera/spazio, un calendario con delle caselline, sul quale segnare, per esempio con un cuoricino, il giorno in cui si tornerà da mamma o da papà e, giorno per giorno, barrare ciascuna casella, in modo che essi possano visivamente rendersi conto del tempo che passa. Posizionare, poi, in ciascuna casa, una foto dell’altro genitore è altrettanto importante. 

Chiamate e videochiamate ben vengano e se il bambino, in questi o in altri momenti,  manifesta emozioni di tristezza e nostalgia per l’altro genitore va bene, è normale, si tratta di  emozioni appropriate alla situazione che non sono indice di trauma, ma di una sana espressione di sè. E’ importante accogliere tali stati emotivi, trasmettendo al piccolo la normalità degli stessi: “sei triste, ti manca la mamma/il papà…è normale…piangi pure, io sono qui con te…poi vedrai che andrà meglio”. 

E’ altrettanto normale e comprensibile che un genitore si senta molto dispiaciuto di fronte a questi vissuti del figlio, ma è fondamentale, da un lato, evitare di ingigantirli, preda dei propri sensi di colpa e, dall’altro, ricordare che non stiamo parlando di traumi se, ripetiamo, il bambino è accolto ed accompagnato nella sua “digestione” emotiva. Anzi, è proprio grazie al fatto che il piccolo può esprimere le sue emozioni che lo preserviamo dal trauma…

Nonostante tutti questi suggerimenti, i bambini possono, chiaramente, manifestare la loro fatica e il loro dispiacere in molti modi, per lo più non verbali e di ordine comportamentale. Per esempio, potremmo osservare: 

  • maggiore frequenza di pianti, crisi di rabbia, irritabilità, aggressività; 
  • nuove paure; 
  • fatica al distacco anche per andare al nido/ a scuola; 
  • somatizzazioni come mal di testa, mal di pancia; 
  • regressioni (solitamente si manifestano nel mangiare, nel dormire, nel controllo sfinterico); 
  • incubi notturni; 
  • comportamenti inibiti o, al contrario “iperattivi” (non intendo qui in senso “clinico”). 

Fondamentale dare tempo e darsi tempo, continuando a mettere in campo buone pratiche educative e sostenendo il proprio figlio sul piano emotivo, certi che, un po’ per volta, il tempo stesso farà il suo lavoro. Non si può pensare che un passaggio di vita così significativo veda un rapido cambio di pagina…Pazienza e costanza sono basilari. 

Al di là di questi suggerimenti, è importante anche avere consapevolezza dei propri vissuti: se un genitore si rende conto di essere in grande fatica nel gestire le emozioni proprie e/o del figlio in queste situazioni, farsi accompagnare da un professionista può rivelarsi un aiuto indispensabile…

Un abbraccio,

Silvia