di Lucia Malorzo, pedagogista ed educatrice

 

 

Nell’era in cui i media sono considerati invadenti e ci sentiamo un po’ sopraffatti dalle immagini in movimento, spesso dai ritmi veloci e incalzanti, niente ci farebbe dire che siamo davanti a tecniche che ci possono aiutare a riflettere in campo educativo. Inoltre, il timore che la potenza persuasiva delle immagini ci privi della nostra capacità di valutazione delle situazioni non gioca a favore dell’uso dei prodotti audiovisivi per documentare o narrare situazioni educative.

Come per tutte le tecniche comunicative ed espressive, anche quella “visuale” necessita della conoscenza approfondita dei relativi codici, affinché si possa non solo comprendere e interpretare il suo linguaggio ma anche, in un certo senso, usarlo il più possibile in modo consapevole.

Oggi la videoricerca è molto utilizzata anche in ambito accademico, là dove la tendenza è quella di coniugare l’analisi qualitativa con quella quantitativa e viceversa, in modo da poter integrare, approfondire e controllare l’interpretazione dei dati in maniera complementare.

La ripresa video ha la caratteristica di essere più prossima alla realtà di altre modalità di rilevazione di dati, anche se naturalmente non si può dire che coincida con la realtà stessa, come vorrebbe farci credere certa tv. Forse è proprio questa ambiguità che connota negativamente le tecniche video in certe realtà di ricerca non intendendo solo quella di tipo accademico, ma anche quella che ogni operatore educativo svolge insieme alla sua equipe, quotidianamente.

Il ricercatore/operatore invece sa che, fin dal momento in cui si accende la videocamera, si presentano i problemi etici e i limiti dell’obiettività, dato l’inevitabile intreccio tra ricercatore e ambiente. Ciò nonostante, l’ingresso delle nuove tecnologie nella ricerca pedagogica sta cambiando le modalità di portarla avanti, interponendosi tra il ricercatore e l’oggetto della ricerca stesso diventando così un supporto indispensabile per interpretare i dati e comunicarli, tanto da condizionare l’approccio stesso alla conoscenza.

Possiamo dunque dire che il linguaggio audiovisivo è potente ma può essere appreso e governato, che ha moltissime potenzialità sia nella rilevazione di dati e fenomeni sia nell’esplorazione degli stessi attraverso il riavvolgimento del nastro. Può anche essere manipolato ma allo stesso tempo usato per raccontare alcuni aspetti che maggiormente si vogliono sottolineare, funzionali e coerenti con le finalità poste.

Se, per esempio, una scuola dell’infanzia, durante un’assemblea con le famiglie nuove, volesse raccontare ciò che connota il suo progetto educativo e la propria offerta formativa, si sceglieranno le immagini che più rappresentano tutto questo, usando anche strumenti come il montaggio video che in un certo senso va a costruire significati nuovi.

Non è indifferente dove è posta la videocamera, tantomeno le distanze con cui vengono riprese le persone, se c’è l’audio oppure no, se chi filma è fermo oppure in movimento. Così, è anche nella scelta delle immagini che questo lavoro può realizzarsi, più o meno consapevolmente: nella ricerca della coerenza e della continuità con la  storia del proprio servizio.

Per questo motivo sarebbe molto interessante l’uso consapevole delle immagini video, anche come spunto per avviare un processo di riflessione su ciò che in un certo contesto è più “a fuoco” di altro: come ci poniamo nell’ambiente, cosa ci interessa di più, cosa vorremmo narrare, cosa ci assomiglia e infine cosa diciamo e mostriamo di noi stessi.

La metafora della messa a fuoco è efficace proprio perché, come ci ha insegnato Foucault, in ciò che guardiamo c’è sempre qualcosa in primo piano e qualcosa sullo sfondo e vogliamo immaginare che attraverso un ripresa video, un gruppo di lavoro educativo in continua ricerca, ha la possibilità di fare esercizio di consapevolezza delle proprie profondità.

 

Riferimenti bibliografici

Bove C. (2009), Ricerca educativa e formazione pedagogica, ed. Franco Angeli

Goldman R., Pea R., Barron B., Derry S.J. (2009), Videoricerca nei contesti di apprendimento. Teorie e metodi, Raffaello Cortina Editore

Galliani L., De Rossi M. (2014), Videoricerca e documentazione narrativa nella ricerca pedagogica. Modelli e criteri, ed. Pensa Multimedia

 

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