di Silvia Iaccarino, fondatrice di PF06, formatrice, psicomotricista

 

Quando i bambini e le bambine si comportano in un modo che ai nostri occhi risulta “scorretto”, in alcune situazioni liquidiamo tali manifestazioni con rapidità, affermando che “Giovanni/Lucia sta solo cercando di attirare l’attenzione”. A volte, in tale circostanza, attribuiamo anche una connotazione “negativa” a questo “attirare l’attenzione”, considerandolo implicitamente una richiesta inadeguata e pertanto da non soddisfare se non addirittura ignorare.

Un esempio su tutti è quello dei cosiddetti “capricci. Quante volte, di fronte a un bambin* che piange e protesta, a nostro avviso in modo “immotivato”, lo abbiamo etichettato come intento a manipolarci per attirare la nostra attenzione?

Infatti, sebbene questo luogo comune venga sfatato da più parti, purtroppo accade ancora che talvolta si avvertano i retaggi della “pedagogia nera” (Alice Miller) la quale considera il bambino un soggetto manipolatore, furbo, che si comporta deliberatamente in modo inadeguato per ottenere ciò che vuole, tra cui, appunto, l’attenzione degli adulti, i quali non devono cedere e “dargliela vinta”.

Le ricerche neuroscientifiche e le nuove teorie, come quella polivagale, ci evidenziano ben altro, ovvero che i comportamenti dei bambini sono sostanzialmente dei messaggi in codice da decifrare. Soprattutto quelli “scorretti” che non derivano dalla volontà di provocarci, farci dispetto, opporsi, manipolarci, etc. bensì da stress e difficoltà nell’affrontare alcune situazioni, in particolare laddove i bambini “neurocepiscano” segnali di minaccia nell’ambiente e/o nelle relazioni e/o nel loro mondo interno (per esempio, per vissuti spiacevoli).

 

La “ricerca di attenzione” è presente, quindi, NON per manipolarci ma come RICHIESTA DI AIUTO. Si tratta di un S.O.S. emotivo che il bambin* lancia e conta su di noi affinché il soccorso giunga.

 

Di fronte a questo SOS, come ci posizioniamo? Quanto siamo in grado di andare oltre le apparenze e cogliere il significato profondo dei comportamenti? Quanto siamo in grado di superare il giudizio e cogliere i bisogni celati, rispondendo a questi ultimi?

Di fatto, quando il bambin* è in fatica per qualche motivo, in modo involontario il comportamento tende a dis-organizzarsi ovvero, ai nostri occhi, a divenire “inadeguato”. Nel momento in cui siamo in grado di andare oltre il comportamento esplicito e sappiamo guardare più in profondità, possiamo scoprire differenti bisogni, principalmente emotivo-relazionali, che andrebbero tanto riconosciuti quanto soddisfatti.

Ecco alcuni esempi di come la ricerca di attenzione, di fatto, potrebbe tradursi:

 

Pertanto, sarebbe importante che, laddove ci possa venire in mente che il bambino sta cercando di “attirare la nostra attenzione”, noi possiamo respirare profondamente, fermarci e provare ad approfondire, andare oltre l’apparenza e chiederci quale può essere il messaggio in codice criptato nel comportamento.

 

Che cosa sta cercando di dirmi Giovanni/Lucia? Come posso tradurre il comportamento in messaggio? Cosa passa nella mente del bambino/a? Qual è il suo bisogno?

 

Partendo dall’osservazione e dalla sospensione del giudizio, possiamo accogliere il bambin* e prenderci il tempo di decodificare, salvo situazioni di emergenza, chiaramente. In quest’ultimo caso, se sul momento è necessaria una risposta rapida e non è possibile darsi uno spazio di riflessione, tale spazio può essere recuperato successivamente affinché, a posteriori, proviamo a comprendere in modo più ampio i bisogni in gioco.

 

La risposta cambierà in base alle diverse situazioni ed al bambin* stess*, tenendo conto che la creazione di una condizione di sicurezza è basilare.

 

Non si tratta di eliminare il “comportamento scorretto” con sgridate, punizioni, giudizi, che altro non fanno che aumentare lo stress e il disagio nel bambino, quanto piuttosto di comprendere la natura comunicativa del comportamento stesso, i bisogni del bambino ed il suo tentativo di fronteggiare ciò che per lui è difficile.

 

Quando modifichiamo il nostro punto di vista e invece di giudicare i bambini iniziamo a vedere una tensione comunicativa da un lato e un adattamento alle sfide della quotidianità dall’altro, possiamo aprire nuovi orizzonti di significato e nuove possibilità di risposta ai bisogni dei bambini e delle bambine.

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