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Enza Stragapede e Daniela Corradi

Fare e disfare.

Dalla teoria delle loose parts all’arte effimera

Chi lavora con bambini e bambine sa che nella quotidianità esistono apprendimenti che hanno la carat- teristica dell’ “effimero”. Effimero è qualcosa che si deteriora, scompare o si trasforma in breve tempo. Effimere sono le produzioni spontanee dei bambini, in particolare quelle che nascono dall’incontro con materiali non convenzionali. Questa produ- zione ha molte affinità con i principi cardine di quel movimento artistico che viene riconosciuto sotto il nome di “arte effimera”. L’arte effimera è arte della performance. Ciò che conta non è il prodotto artistico in sé ma l’azione, il tempo, la durata del processo creativo. Mentre l’arte ufficiale nasce con l’ambizione di creare qualcosa che duri per sempre, nel tentativo di liberare l’uomo dalla sua condizione di immanenza e quindi di finitudine, l’arte effimera cerca di raggiungere lo stesso obiettivo con una strategia opposta e contraria. Non si crea qualcosa che durerà, anzi, si crea con infinita cura, pazienza e precisione proprio qualcosa che per sua natura intrinseca è destinato a durare per poco. È l’artista stesso il primo fruitore dell’opera perché il piacere è l’atto creativo in sé, è il lavoro a prescindere dal risultato. È la bellezza unita alla sua perdita imminente che genera lo stupore dell’osservatore. L’arte effimera valorizza la trasgressione e l’impertinenza sia nei metodi che nei contenuti.

Foto di Daniela Corradi
Foto di Alessandra Dedé

La capacità di vedere nei materiali (anche inconsueti, come per esempio quelli di scarto industriale) una possibilità di utilizzo sui generis, accostandoli tra loro in modo del tutto originale, provando e riprovando le infinite combinazioni possibili, si coniuga con la possibilità di dare spazio al pensiero divergente e alla creatività. In questo senso, il processo creativo viene visto come attività espressiva e liberatoria, in grado di permettere l’emergere delle proprie istanze interiori e del proprio modo di guardare il mondo anche fuori dagli schemi. Secondo la nostra esperienza,¹ nata nel contesto di un servizio all’infanzia, l’incontro con i materiali non convenzionali (loose parts), nella prospettiva dell’arte effimera, può generare riflessioni interessanti sul “fare dei bambini”, sulle modalità di lettura e interpretazione delle produ- zioni spontanee e dei relativi apprendimenti, nonché sulle azioni educative e prassi pedagogiche: la destrutturazione dei materiali e del contesto, infatti, può avere come conseguenza, a certe condizioni, una progressiva destrutturazione degli  schemi mentali adulti. Sul piano della progettazione pedagogica ciò ha significato l’adozione di una postura differente, di attesa non passiva, capace di cogliere la categoria dell’ effimero, di cercarlo e di sostenerlo: una sorta di “improvvisazione” educativa che si sofferma su tutti quegli apprendimenti che accadono al di fuori di quanto preventivamente predisposto e programmato. Apprendimenti “imprevisti”, vale a dire inattesi, e “impertinenti”, ovvero persino non coerenti, fuori dagli schemi eppure importanti, legittimi, ricchi. 

¹ L’esperienza -durata 3 anni- è stata realizzata da un gruppo di educatrici (Giusy Di Blasi, Marta Poletti, Alessandra Dedé, Daniela Corradi) in una sezione dell’asilo nido Girasole del Comune di Cinisello Balsamo, con la supervisione pedagogica di Elisabetta Biffi, docente di Teorie e pratiche della narrazione presso l’Università di Milano Bicocca. In seguito alla ricerca si è costituito un gruppo di studio Raccontare l’educare, a cui partecipano pedagogisti ed educatori di varia provenienza, con l’obiettivo di promuovere -nei social e nel lavoro sul campo- buone pratiche legate a documentazione, arte effimera, educazione alla bellezza

Contenuti
Bibliografia
  • E. Biffi, E. Stragapede, Narrative documentation as an experiential learning tool in early childhood education, intervento presentato alla EECERA 2015 Conference, 7-10 settembre, Barcellona. http://percorsiformativi06.it/arte-effimera-loose-parts-al-nido-alla-scuola-dellinfanzia/