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Simona Vigoni

Il corpo in gioco nella relazione educativa

IL CORPO CHE SIAMO O IL CORPO CHE ABBIAMO? LA PROSPETTIVA PSICOMOTORIA NEI SERVIZI ALL’INFANZIA PER RESTITUIRE AL MOVIMENTO LA SUA CARICA E LA SUA VALENZA ESPRESSIVA.

Con il termine “psicomotricità” si definisce sia il naturale modo del bambino di conoscere e abitare il mondo sia una specifica metodologia in grado di offrire sostegno e accompagnamento alla crescita dell’essere umano attraverso il gioco. Questo accompagnamento si declina in un modo di essere, di porsi in relazione dell’adulto, uno sguardo, e nella proposta di un setting realizzato con materiali ad alta valenza simbolica col fine di valorizzare il corpo che siamo, che sente, entra in relazione, conosce e pensa. La metodologia specifica è di competenza dei professionisti e non tutti i servizi hanno la possibilità o scelgono di implementarla. Allora voglio allargare lo sguardo e parlare della prospettiva psicomotoria, regalandovi alcuni frammenti, forse anche un po’ sconnessi, ma che raccontano il mio modo di stare con i bambini dopo aver intrapreso questo percorso che va oltre le sedute di psicomotricità.

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UN MODO DI PORSI IN RELAZIONE

Il corpo è luogo di significati.

Postura significa CAPACITÀ di DISPORSI ALLA RELAZIONE. Quanto siamo consapevoli delle nostre posture? Come mi pongo con i bambini? Di fianco? Di fronte? Sopra? Esistono e si giocano piani di potere in queste spazialità. E quali spazi creo con il mio corpo? Quando rivela possibilità di incontro e quando invece di chiusura? Quando si fa concavo per accogliere l’altro e quando lo invita ad andare alla scoperta del mondo? Il corpo è la dimensione privilegiata in cui si incontra il bambino. Più che parlare di un corpo, dovremmo parlare, di corpi in gioco della relazione educativa.

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UNO SGUARDO

Come educatori non possiamo dimenticarci che l’educazione è essenzialmente la richiesta di qualcuno che ci chiede di essere visto per poter esistere.

E guardare l’altro significa accorgersi della sua unicità. Ho imparato a sostenere il bambino attraverso uno sguardo pieno del piacere di guardarlo, privo di giudizio, accogliente come un abbraccio, e attraverso una restituzione di parole capaci di valorizzare i suoi punti di forza e non i suoi limiti. Sostenere il bambino nella costruzione di una memoria corporea positiva è fondamento della psicomotricità. Nei progetti educativi si parla di costruzione dell’autostima: ma se vedo un corpo solo nella sua espressione di limite? Quante delle nostre “descrizioni” contengono delle “mancanze”? P. non cammina ancora, A. non parla…Ogni incontro è per il bambino un’occasione. Siamo persone importanti per lui, cerchiamo di esserlo positivamente.

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LO SPAZIO , IL TEMPO

Spazio e tempo sono prima di tutto categorie emozionali: “le relazioni spaziali sono sempre grondanti di affettività: vicino/lontano, sopra/sotto, ristretto/ampio traducono altre opposizioni semantiche che non riguardano più direttamente lo spazio bensì le emozioni, la scala dei valori: sicurezza/pericolo, amico/nemico, esplorazione/rifugio”.¹ C’è dunque un richiamo stretto tra le denotazioni spaziali e le connotazioni affettive. Cosa rappresenta una porta per un bambino? Come l’attraversa quando entra al mattino in sezione? E il tempo? È successione di attimi che sono brevi, se vissuti con gioia, lunghi, se vissuti con sofferenza. Il tempo quantitativo è ‘colorato’ (Nicolodi), dal tempo qualitativo psicologico, cioè dagli stati affettivi con cui sono vissuti gli avvenimenti. 

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GIOCO, MOVIMENTO ed EMOZIONE

 “Alla psicomotricità dobbiamo la grande lezione che riguarda l’inscindibile legame che hanno nello sviluppo del bambino il gioco motorio e il gioco emotivo. Per un bambino giocare significa innanzitutto muoversi; le parole movimento ed emozione hanno la stessa radice etimologica nel termine latino motus (e nel verbo moveo), che significa sia movimento fisico, sia passione, sentimento. I movimenti del corpo e quelli dell’anima non sono affatto separati, anzi dialogano strettamente tra loro”.² E questo gioco e questo movimento possiedono una grammatica che si declina in geometrie corporee scomposte, sommesse, o misurate a seconda del pathos che circola nelle pieghe del gioco. Il bambino vive e sperimenta una dimensione e il suo opposto: il bisogno dell’altro e l’esigenza di autonomia, il desiderio di fusionalità e quello di separazione. “La proposta psicomotoria sarà allora attenta a predisporre condizioni spazio-temporali-oggettuali adeguate a lasciare che il bambino sviluppi la capacità di alternare avvicinamenti ed allontanamenti, attraverso vissuti in cui possa giocare dimensioni regressive e progressive, grazie ai rapporti di vicinanza/lontananza, di presenza/assenza, attraverso l’esperienza corporea.”³ Lo psicomotricista si pone in ascolto profondo di questi messaggi corporei che sono in presa diretta con il mondo interno del bambino. Quale attenzione possiamo mettere noi, che lavoriamo nei servizi educativi, su questi “emo-movimenti”?

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I MATERIALI

Teli/stoffe,palle,cerchi, corde/nastri, bastoni sono i materiali del setting psicomotorio. “Sono oggetti presenti in qualsiasi tipo di allenamento e competizione in tutte le latitudini e longitudini della terra. Queste cinque forme contengono la sintesi del vocabolario geometrico che ha informato ogni tipo di immagine e di manufatto prodotto dall’essere umano a partire dai graffiti della preistoria (…) È grazie ai loro significati universali che essi possono rappresentare il motore di un’attività finalizzata alla formazione e alla cura della persona.”⁴ Ma i materiali di cui vi voglio parlare sono anche altri: “Bisogna rispettare il PIACERE di AGIRE LIBERAMENTE (..) Le educatrici faciliteranno l’azione del bambino lasciandolo agire. SE INCONTRA DELLE RESISTENZE nell’ambiente circostante, PROVERÁ PIACERE A VINCERLE. Il bambino si misura con la realtà.” ⁵ E allora non mancano più dove lavoro, scatoloni sufficientemente pesanti, tali da poter far dispiegare una certa forza e una certa motricità, oggetti veri nei contesti simbolici, dislivelli in giardino…

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CONCLUSIONI

Trasportare l’ottica psicomotoria nel contesto educativo significa avere uno sguardo centrato sul corpo e su ciò che succede nel campo delle emozioni, quindi su quello che è legato alla comunicazione non verbale; significa considerare interconnesse tutte le aree dello sviluppo; significa pensare e guardare il corpo come un corpo che si rapporta con lo spazio, il tempo, i materiali e l’altro. Tempo, corpo, gioco e spazio sono parametri psicomotori, ma anche parametri dell’organizzazione educativa in genere.

Contenuti
Bibliografia
  1. Berti E., Comunello F., Nicolodi G., il laboratorio e le tracce. Ed. Giuffrè (1988)
  2. Farnè R., Agostini F. (a cura di), Outdoor education. L’educazione si cura all’aperto. (2014)
  3. Ottone M., L’approccio psicomotorio integrato. Educare 03 n.3 (2017)
  4. Bettini L., il linguaggio simbolico in psicomotricità relazionale. Ed. Erickson (2017)
  5. Aucouturier B., il bambino terribile e la scuola, Ed. Cortina (2015)
  6. Appunti liberamente tratti da una lezione di Ottone M., Scuola di Psicomotricità Relazionale Integrata Kyron