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Silvia Blezza Picherle

Il senso del leggere in età prescolare

PROPOSTE EDITORIALI E RIFLESSIONI EDUCATIVE

Perché i bambini dovrebbero ascoltare storie? Esplorare libri illustrati? In questo intervento ci si prefigge di comprendere il “senso del leggere” mettendosi dalla parte del bambino, dei suoi bisogni, curiosità, pensieri, riflessioni e competenze. Il piccolo cerca infatti nelle narrazioni qualcosa di diverso da ciò che pensa abitualmente l’adulto, il quale spesso assegna una funzione istruttiva alla narrativa per l’infanzia. Un ulteriore punto da considerare sono gli obiettivi di un’educazione alla lettura, indicati solitamente in modo generico e vago. Perché leggere ai bambini in contesto scolastico e familiare? Per far nascere “il piacere di leggere”, oppure per raggiungere obiettivi di altro tipo, in ordine ai cambiamenti sopravvenuti nella società contemporanea? E i bambini sono “nati per leggere”? In che senso? E cosa ci suggeriscono le neuroscienze della lettura da applicare in ambito pedagogico? Un’educazione alla lettura, o meglio la formazione di lettori a partire dall’età prescolare, richiede come premessa indispensabile la scelta di “libri di qualità”, cioè di narrazioni che siano “belle” sotto il profilo iconico-artistico, originali nella struttura e per lo stile verbale. 

Perché, a differenza di quanto si pensa comunemente, la qualità narrativa produce effetti sulla mente e sul pensiero del bambino molto più incisivi e pregnanti rispetto a quanto accade con testi banali e scontati. Gli albi illustrati (picturebooks), materiale librario di base nell’età prescolare, devono essere scelti, al fine di offrire ai piccoli la qualità, secondo precisi criteri, derivati da approcci di ricerca pluridisciplinari. Soprattutto per la fascia 0-3, molto scoperta per quanto riguarda pubblicazioni e ricerche scientifiche serie e approfondite, c’è bisogno di una riflessione critica, perché l’editoria italiana sembra “navigare a vista”, senza avere ben chiari principi teorici e conoscenze necessarie per offrire prodotti di qualità “dalla parte del bambino”. Un aspetto da considerare, sottovalutato in Italia da sempre e oggetto della mia ricerca, è la “qualità del testo scritto”, necessaria per rispettare sia la letteratura (anche quella “a colori”) sia il bambino, curioso e competente esploratore linguistico.

Perché, non dimentichiamo che, come ebbe a scrivere Henri Bremond: “Il linguaggio influenza e plasma la mente dell’uomo, canalizza i sentimenti, dirige la volontà e le azioni, modifica la conoscenza di sé e la comunicazione interpersonale”. In conclusione, è importante riflettere, alla luce di studi teorici consolidati di tipo pluridisciplinare, su alcuni aspetti editoriali e metodologici oggi accettati in modo acritico e routinario: Come leggere ad alta voce ai bambini? Con quale modalità? E la fiaba o i “classici” vanno bene proposti in età prescolare? Quali? Come? Perché? Un approccio critico necessario, a mio avviso, dopo decenni di lavoro sul campo con i bambini, vista l’ambiguità dell’editoria e sovente la mancanza di solide giustificazioni teoriche a monte di proposte metodologiche offerte ad insegnanti, educatrici e familiari.

 Alcuni Principi

  per una rinnovata promozione della lettura e dei lettori

  Silvia Blezza Picherle

Di seguito vengono indicati alcuni principi teorici-operativi che si trovano spiegati in modo esaustivo in “Formare lettori” e “Leggere alla scuola materna” (vedi bibliografia). Da tali principi conseguono obiettivi e mete (non indicati qui), linee progettuali e metodologie, poiché ogni agire educativo intenzionale deve avere alle spalle uno sfondo teorico multi e pluridisciplinare (letteratura, pedagogia, psicologia, sociologia, didattica, ecc.). Nei volumi ne sono poi indicati altri.

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1° Principio

Il diritto dei bambini ad una letteratura di qualità

I bambini e i ragazzi hanno diritto a fruire di una letteratura per l’infanzia di qualità (albi illustrati) che sia autentica letteratura, perché solo questa soddisfa i molteplici bisogni umani, assumendo così una funzione arricchente sotto il profilo identitario. Ne consegue che bisogna scegliere albi di qualità, cioè originali per le storie, curati e belli per la scrittura, belli esteticamente per le immagini, e questo a partire dall’asilo nido. Solo questi infatti arricchiscono l’immaginario e non lo omologano o lo appiattiscono. Attenzione e narrazioni molto complesse, come le fiabe e i “classici”, spesso utilizzati a sproposito al nido e all’infanzia, senza la necessaria conoscenza letteraria che porta sempre ad interventi non consoni all’età dei bambini.

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3° Principio

Una lettura espressivo-letteraria e non animata

La lettura a voce alta, condotta in modo non troppo animato e teatrale, cioè quella espressivo-letteraria che fa sentire bene espressioni, parole, ritmo del testo, ha una funzione cognitiva e non solo motivazionale. Non produce soltanto piacere ma, mentre genera appagamento, gioia, coinvolgimento, divertimento, aiuta il lettore a comprendere meglio il testo con i suoi meccanismi ed i suoi significati. La voce ha il potere di mettere in rilievo zone testuali e parole sulle quali si concentra l’attenzione degli ascoltatori. Si tratta di una metodologia di lettura ideata e praticata da molti anni ormai dalla scrivente.

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2° Principio

Il bambino deve diventare un autentico lettore protagonista

Poiché ogni atto di lettura (e ascolto della lettura), sotto il profilo psicologico e letterario, è un processo attivo e costruttivo, in cui non si “estrae” il messaggio ma si costruisce conoscenza (significati e sensi del testo) attraverso la raccolta e il collegamento di indizi letterari e iconici, è necessario che ai bambini lettori venga dato spazio e tempo per farsi interpreti del testo, per pensare, riflettere, effettuare scelte ed opzioni. Altrimenti il leggere diventa un atto meccanico, ripetitivo e incapace di penetrare nei significati profondi del testo, soprattutto se l’adulto impone senza ascoltare la voce del bambino.

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4° Principio

Scegliere, dopo la lettura ad alta voce, attività che “entrano nel testo”

Ripensare a tutte le attività che si svolgono abitualmente con i bambini (disegni, drammatizzazioni, lavoretti, ecc.) perché molte di esse non portano ad entrare nei meccanismi della storia, ma allontanano i bambini. Mentre educare alla lettura e formare lettori significa far provare ai piccoli i molteplici piaceri derivati dal gustare le storie nel profondo.

Contenuti
Bibliografia
  • Blezza Picherle S., Leggere alla scuola materna, ed. La Scuola
  • Blezza Picherle S., Formare lettori, promuovere la lettura, ed. Franco Angeli
  • Blezza Picherle S., Raccontare ancora. La scrittura e l’editoria per ragazzi, ed. Vita e Pensiero
  • www.raccontareancora.org