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Antonio Di Pietro

Il gusto del gioco

A cosa si pensa quando si dice “gioco”?

A volte si utilizza la parola “gioco” quasi come un sinonimo di “facile”. Invece, giocare è un modo di trovarsi a tu per tu con la complessità di un dettaglio. Se stiamo camminando in una zona pedonale e ci sono dei gradini, molto probabilmente un bambino farà il percorso più impegnativo. Per gioco salirà sullo scalino per poi fare anche un salto (da qui il classico commento: «Proprio di là dovevi passare!»). Giocare è un modo per mettersi alla prova rispetto a se stessi, agli altri e all’ambiente circostante. Quando si dice “gioco”, spesso si pensa a qualcosa di divertente, che non significa ridere e basta. Del resto durante i giochi si può anche piangere. Il significato di “divertimento” ha a che fare con “divergenza”.

Quindi, il divertimento nel gioco lo possiamo intendere come un’occasione per “divergere”, per fare qualcosa d’inusuale. Se osserviamo un bambino giocare con un cucchiaio, notiamo cose “divertenti” e “divergenti” che gli permettono di entrare nei segreti di quell’oggetto. Nel gergo comune si dice che una cosa “fa gioco” quando oscilla un po’ (come un volante di un automobile). Questa “oscillazione” è un’importante caratteristica delle regole del gioco. Le regole hanno bisogno di essere adattate di situazione in situazione. Se si vuole giocare a “nascondino” è importante darsi delle regole rispetto a quanto contare, fin dove si può arrivare… Pensieri ludici che permettono di entrare in contatto con i significati profondi delle regole. Ma che gusto c’è nel “complicarsi” la vita, nel provare a fare qualcosa d’inusuale, nel cambiare ogni volta le regole del gioco? Forse, il gusto sta nel fatto che grazie al gioco è possibile confermare e allargare i propri saperi. Forse perché il termine latino “sapere” significava “aver o sentir sapore”. Il gioco continua…

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Bibliografia
  • Caillois R., I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano 2000
  • Gray P., Lasciateli giocare, Einaudi, Torino 2015
  • Huizinga J., Homo ludens, Einaudi, Torino 2002
  • Staccioli G., Il gioco e il giocare, Carocci, Roma 2008