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Interventi

Alberto Pellai

Non è il traguardo ma il percorso. Il conflitto tra sapere, saper fare e saper essere all’interno della relazione educativa

Viviamo in un tempo dove tutto è velocità, performance, competizione. Proprio ciò di cui non hanno bisogno i bambini. A loro infatti servono tempo e lentezza. Per loro esprimere è molto più importante che performare. Infine, come educatori  cadiamo spesso nella trappola della “perfezione”: vorremmo bambini perfetti che testimoniano, di riflesso, la “presunta” perfezione degli adulti che se ne occupano e curano. Ma è davvero questa la ricetta della “felicità” per chi è nato nel terzo millennio? Troppo spesso il sapere e il saper fare viene dagli adulti considerato prioritario rispetto al saper essere, privilegiando il prodotto anziché il processo, la performance alla libera espressività del bambino.  E invece è solo nel “saper essere” che un bambino ritrova il senso di sé e del proprio percorso di crescita, oltre che la capacità di costruire un rapporto sano e soddisfacente con se stesso e con chi gli vive a fianco. Favorire lo sviluppo delle Life Skills (ovvero “competenze per la vita”) sembra oggi prioritario rispetto a tutte le altre competenze più disciplinari che contraddistinguono i percorsi scolastici ed i linguaggi espressivi rappresentano senz’altro una possibilità significativa per lavorare in tal senso.

Simona Vigoni

Il corpo in gioco nella relazione educativa:  il corpo che siamo o il corpo che abbiamo? La prospettiva psicomotoria nei servizi all’infanzia per restituire al movimento la sua carica e la sua valenza espressiva

Con il termine “psicomotricità” si definisce sia il naturale modo del bambino di conoscere e abitare il mondo, sia una specifica metodologia in grado di offrire sostegno e accompagnamento alla crescita dell’essere umano attraverso il gioco. Questo accompagnamento si declina in uno sguardo, un modo di essere, di porsi in relazione dell’adulto e nella proposta di un setting realizzato con materiali ad alta valenza simbolica col fine di valorizzare il corpo che siamo, il corpo che sente, entra in relazione, conosce e pensa.

Paula Eleta e Mariano Dolci

Il  burattino dei 100 linguaggi

Il bambino sembra predisposto fin dalla nascita ad esprimersi con tutti i cento linguaggi” (come diceva Loris Malaguzzi), anche con quelli che gli adulti hanno da sempre demandato agli artisti. Tra tutti i linguaggi ideati dall’umanità, il teatro è quello più “pluricodice” in quanto al suo interno può ricorrere ai vari codici presenti negli altri linguaggi espressivi. E’ dunque evidente la contiguità del teatro con la mentalità infantile; del resto è nota l’attrattiva che ogni forma di teatro esercita sui bambini e, in particolare, quella con i burattini. E’ sufficiente ascoltare le giocose improvvisazioni dei bambini con i burattini per comprendere come questo antichissimo strumento sia particolarmente congeniale all’espressione dell’infanzia.

Antonio Di Pietro

Si fa presto a dire gioco! L’adulto, il bambino e il giocare

In attesa di incontrarci al Convegno possiamo fare un “gioco”. Facciamo caso a come viene utilizzata la parola “gioco” nei titoli dei giornali, nelle pubblicità, nel gergo comune… nelle attività rivolte ai bambini. Poi, con esempi e spunti, insieme rifletteremo sul “giocare” nei servizi educativi, a scuola, a casa.
Un giocare che ci permette di soffermarci sull’atteggiamento ludico del bambino e dell’adulto. Su quel modo di osservare, scoprire e comprendere il mondo con “profonda leggerezza”.

Ivano Gamelli

Apprendere in tutti i sensi. Per una pedagogia del corpo

Il dato essenziale dell’esperienza del bambino che orienta il suo imprescindibile modo d’essere, di abitare e conoscere il mondo è il suo corpo. Agendo con le sue azioni e i suoi sensi sugli oggetti della realtà, egli rintraccia i significati, strutturandoli in schemi e infine in concetti. In tal senso, la prima cosa che verrebbe voglia di suggerire sarebbe quella di cancellare dai nostri schemi educativi l’idea che ciò che si riconduce al corpo, al suo sentire ed esercitarsi sul mondo, possa essere relegato in spazi, tempi e luoghi definiti e limitati della vita scolastica. Il corpo è sempre e ovunque al Nido e a scuola (e non solo quello dei bambini). L’acquisizione delle conoscenze da parte di un bambino avviene attraverso un processo integrato mente-corpo, un vissuto affettivo, lo stesso che si ritrova nelle attività spontanee, esplorative, motorie che egli mette in atto – se non ostacolato – all’insegna del piacere di vivere il suo corpo in relazione con il mondo, lo spazio, gli oggetti. Questo processo vale anche per l’educatrice, la quale è invitata, a partire dalla propria esperienza e sensibilità, ad aprirsi alle potenzialità espressive dei diversi linguaggi. Il giocare e il conoscere con il proprio corpo non richiedono di essere “insegnati” ai bambini. Quel che conta, almeno per cominciare, è la disponibilità a creare le condizioni e a palesare la disponibilità ad accogliere le loro azioni e le loro scoperte da parte dell’adulto, attraverso una qualità della presenza e dello sguardo che ciascuno di noi può recuperare nella propria memoria bambina se sollecitata dalla ritrovata consapevolezza educativa del proprio sé corporeo.

Silvia Blezza Picherle

Un nuovo sguardo sulla lettura nei contesti educativi. Spazio per esplorare, esprimere se stessi e crescere liberi

La migliore letteratura contemporanea per bambini di età prescolare offre ai piccoli lettori incredibili opportunità per scoprire ed esplorare il mondo, ma anche per esprimersi in autonomia e libertà. Tutto ciò a condizione che l’adulto-mediatore modifichi le abituali e routinarie metodologie didattiche. In questo intervento, dopo un accenno  alle potenzialità educative dei libri “di qualità”, si suggerirà un diverso modo di leggere “con i bambini”, che deriva non solo da studi teorici ma anche da molti anni di lavoro sul campo con educatori e docenti.

Maria Cristina Faccin

I laboratori Munari® a scuola: uno sguardo dentro il processo creativo dei bambini

L’esperienza del laboratorio Munari® con i bambini è quanto di più entusiasmante si possa immaginare. E’ un momento nel quale essi possono sperimentare tecniche e materiali senza la finalità di arrivare ad un prodotto prestabilito. Il conduttore si occupa di organizzare l’ambiente e scegliere l’ambito della sperimentazione, rimanendo a disposizione dei bambini per dare aiuto tecnico ed incoraggiarli, favorendo la circolazione delle idee e lasciando loro la più ampia libertà di espressione. Stimolare la creatività in età infantile è fondamentale, non tanto per gli aspetti strettamente artistici ma, in senso più ampio, per alimentare la curiosità, l’autonomia, la gioia di sperimentare “per vedere cosa succede”. Perché, per dirla con Munari, “da cosa nasce cosa”. Tutto questo rientra nei concetti di “gioco” e di “libera espressione di sé”. Quello che stupisce ogni volta è vedere come, dati strumenti e materiali e mostrato con azioni semplici come utilizzarli, i bambini giungano a risultati diversissimi tra loro, tutti interessanti e originali. In questo intervento porteremo il nostro sguardo all’interno di laboratori tenuti in contesti educativi 0-6 anni, durante lo svolgersi dell’anno scolastico, osservando le diverse esperienze.

Maria Teresa Nardi

Guarda il mio suono
La musica, il canto così come la produzione, la ricerca e l’esplorazione sonora sono attività  musicali grazie alle quali il bambino sperimenta un linguaggio espressivo che lo mette in relazione con l’adulto, i coetanei e l’ambiente e gli consente di esprimere bisogni, emozioni e sentimenti. Le pratiche musicali di produzione e fruizione sonora proposte dall’adulto devono valorizzare questo “fare musica” dei bambini,  sostenendoli e incoraggiandoli nell’attività di scoperta, creazione, manipolazione e uso di qualsiasi materiale sonoro, attraverso una consapevole organizzazione dell’attività musicale. In questo  “fare musica” con il corpo, la voce, gli oggetti essi devono essere i protagonisti principali  e l’educatore/insegnante deve saper creare contesti adatti, lontani da tecnicismi musicali ma  capaci di offrire esperienze che favoriscono l’ascolto di sè e dell’altro.

Daniela Corradi e Enza Stragapede

Fare e disfare. Dalla teoria delle loose parts all’arte effimera

Chi lavora con i bambini sa che nella quotidianità esistono apprendimenti che hanno la caratteristica dell’ “effimero”. Effimero è qualcosa che si deteriora, scompare o si trasforma in breve tempo. Effimere sono le produzioni spontanee dei bambini, in particolare quelle che  nascono dall’incontro con materiali non convenzionali come le loose parts. Questa produzione ha molte affinità con i principi cardine di quel movimento artistico che viene riconosciuto sotto il nome di “arte effimera”. Leggere i processi e i prodotti dei bambini secondo la chiave interpretativa dell’arte effimera permette non solo di conferire maggiore dignità ai loro percorsi di ricerca, ma al tempo stesso di valorizzare una progettualità creativa e un rapporto estetico con le cose che non tende al conformismo, ma alla libertà di pensiero e di espressione.
Nell’incontro di personalità in evoluzione e  materiali inusuali si schiude un mondo fatto di creatività, impertinenza, bellezza.

Anna Gatti

Tracce in trasformazione tra analogico e digitale

L’avvento del digitale ha portato a cambiamenti significativi nelle vite di tutti, adulti e bambini. Ma quali  sono le nuove opportunità per i bambini? Il digitale può diventare un’esperienza creativa ed espressiva altra, aggiuntiva alle esplorazioni con carta e penna, colori e luci, ombre e materiali di ogni genere e forma, quando gli insegnanti e gli educatori dei servizi integrano curiosità e creatività allo studio delle potenzialità e delle corrette modalità di utilizzo di device e app. Lo stupore nel gesto che si riproduce, che prende forma e movimento, la magia di una sincronia tra suono e segno, la possibilità di conservarli e riprodurli, l’interazione tra immagine e corpi in movimento, la realizzazione di storie “vive” con sfondi narrativi in movimento,… sono esperienze digitali accessibili ai bambini, se accompagnati da insegnanti ed educatori interessati a sperimentarle. Inoltre, le tracce narrative digitali che si costruiscono insieme ai bambini, sono possibilità che i professionisti hanno per pensare a come mettere in nuova forma il proprio sapere educativo per poterlo comunicare, per poter scavalcare i cancelli dei nidi e delle scuole dell’infanzia arrivando nelle case dei genitori e andando in giro per il mondo per produrre cultura attorno all’educazione che si pratica con i più piccoli.