Lo stupore dei bambini: cosa significa crescere nello stupore

Educazione e sviluppo infantile, Genitori
Lo stupore dei bambini – Percorsi Formativi 06

di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista, fondatrice di PF06

Negli ultimi anni la ricerca scientifica e neuroscientifica pone al centro della riflessione sul mondo dell’infanzia un elemento che può sorprenderci: lo stupore dei bambini.

Che cos’è lo stupore?

Treccani propone questa definizione: “stupóre s. m. [dal lat. stupor -oris, der. di stupēre «stupire»]. – 1. Forte sensazione di meraviglia e sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di parlare e di agire”.

Stupore è anche: “… senso di grande meraviglia, incredulità, disorientamento provocato da qualcosa di inatteso”.

Lo stupore è qualcosa di cui la nostra quotidianità si nutre, ma su cui riflettiamo poco, soprattutto rispetto ai bambini e alle bambine. È un bisogno innato, inscritto nel nostro essere umani. E non accade solo nella vita virtuale, ma anche in quella reale.

Se pensiamo alla dimensione social della nostra quotidianità, l’elemento wow! ci cattura e porta a condividere contenuti e riflessioni. Tutti noi cerchiamo (chi più, chi meno), ciò che suscita interesse e stupore, che ci fa desiderare di approfondire e scoprire qualcosa di nuovo.

Lo stupore è il desiderio di sapere qualcosa” – Tommaso d’Aquino

L’articolo che stai leggendo è un contenuto che avevamo pubblicato nel 2019, ampliato e rivisto.

Qui trovi alcuni suggerimenti per crescere nello stupore: vediamo insieme lo stupore dei bambini e delle bambine, la relazione tra stupore e mondo dell’infanzia e proponiamo alcuni suggerimenti per favorire lo stupore.

Indice dell’articolo

Lo stupore dei bambini e la relazione con l’apprendimento

Ostacoli, inciampi e stupore

Favorire lo stupore dei bambini

Come favorire lo stupore dei bambini: in-segnare o e-ducare?

Una riflessione: noi in-segniamo o e-duchiamo?

Oggi promuovere lo stupore dei bambini è complesso

La sovrastimolazione frena lo stupore dei bambini

Un ambiente adeguato favorisce lo stupore dei bambini

Per far fiorire lo stupore dei bambini partiamo dalla relazione

Frasi sullo stupore dei bambini

Lo stupore dei bambini e la relazione con l’apprendimento

Lo stupore è un elemento significativo per la crescita dei nostri bambini e bambine, tanto che oggi si parla anche di wonder based learning, l’apprendimento basato sullo stupore.

Foto di un bosco con l'ombra di un bambino
Foto di Marianna Vaccalluzzo

A differenza di noi adulti, i piccoli non danno il mondo per scontato e tutto ciò che li circonda è per loro una fonte inesauribile di interesse e scoperta, in un costante e continuo lavoro di ricerca scientifica.

Come afferma Alison Gopnik, i bambini sono “piccoli scienziati” che interrogano costantemente la realtà con meraviglia e anelito per il sapere, con l’obiettivo di comprenderla.

Bambini e bambine sono scienziati modello, si coinvolgono nel processo di ricerca scientifica seguendo gli stessi passaggi di quella che si svolge in ambito accademico.

Bambini e bambine:

  • osservano un fenomeno,
  • formulano domande su quel fenomeno,
  • formulano ipotesi,
  • sperimentano il fenomeno,
  • registrano e analizzano i dati,
  • traggono una conclusione.

Facciamo un esempio tipico: pensiamo al bambino molto piccolo che gioca a lasciar cadere a terra gli oggetti. Sta osservando un fenomeno, la gravità, che per lui non è affatto scontato come per noi. Anzi, ha del magico.

Osserva il fenomeno e si chiede come funziona. Presume che funzioni quando lascia cadere qualsiasi oggetto abbia tra le mani. Quindi procede con la sperimentazione e – da bravo statistico -, non si accontenta di un’unica prova ma ne effettua diverse, per registrare ed analizzare i dati più volte, fino ad averne una quantità utile a trarre delle conclusioni.

Hai presente, vero? 😉

Questo processo è fondamentale per l’apprendimento. Per potersi realizzare il bambino/a necessita di ambienti, situazioni e oggetti adeguati, che possano catturare il suo interesse e stupirlo/a.

Quando il bambino/a prova stupore, nasce in lui, lei – in modo naturale e spontaneo – il desiderio di saperne di più, capire, com-prendere il mondo, approfondire la ricerca. 

Le neuroscienze evidenziano che, quando siamo piacevolmente coinvolti in una situazione o attività interessante, il nostro cervello rilascia una sostanza in risposta al piacere: la dopamina.

È l’ormone della ricompensa e della gratificazione, la quale a sua volta ci motiva in modo intrinseco a continuare ciò che sta producendo tale piacere.

Se un bambino/a è impegnato/a in un processo che coinvolge la sua curiosità, l’interesse e lo stupore, il godimento che sperimenta stimola la produzione di dopamina. Sostanza che, grazie a un circolo virtuoso, motiva l’apprendimento e la voglia di ingaggiarsi sempre di più nella ricerca.

Affinché tutto questo accada – e la voglia e motivazione a imparare siano una perpetua spinta interiore del bambino/a – serve che provi gratificazione e piacere nel fare, nel coinvolgersi con il mondo da protagonista.

Il piacere è assicurato da situazioni, oggetti, materiali, ambienti, in grado di suscitare interesse, meraviglia, curiosità.

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Campo di papaveri e sullo sfondo il mare
Foto di Massimo Trombi

Ostacoli, inciampi e stupore

Anche le situazioni mediamente frustranti possono suscitare il piacere nel fare. Nel momento in cui il bambino/a incontra un ostacolo o un inciampo sul suo cammino di esplorazione, scoperta, indagine di una situazione, oggetto, ambiente, e l’ostacolo o inciampo è per lui emotivamente tollerabile (in base al suo sviluppo emotivo), nasce il piacere della sfida con sé per risolvere il problema, trovare una soluzione, un altro modo per arrivare all’obiettivo.

 

Pensiamo ai giochi in legno con le forme tridimensionali da inserire del foro giusto, della stessa dimensione. Un bambino, una bambina all’inizio può tentare più volte di infilare il cilindro al posto del parallelepipedo. Lo fa una, due, tre volte. Prova altre forme, altri fori. Non demorde e non si scoraggia ma tenta sino a quando trova la corrispondenza esatta e raggiunge il successo.

È evidente come questa capacità possa essere utile nella vita quotidiana.

Favorire lo stupore dei bambini

Per crescere nello stupore è necessario che bambini e bambine sperimentino una costante spinta interiore che li motivi a perseverare e a portare avanti con determinazione l’attività di interesse.

Come garantire questo processo?

Noi adulti, genitori e professionisti, possiamo porci come registi educativi e architetti dello stupore, per usare un’espressione di S. Haughley.

Cosa significa?

In prima battuta bisogna uscire da quel deleterio schema legato all’insegnamento che pervade l’istruzione da tempo immemore, per dirigersi verso l’educazione, intendendo questi termini nel loro senso etimologico.

Ciò che vorremmo vedere è il bambino all’inseguimento del sapere, e non il sapere all’inseguimento del bambino” G. B. Shaw.

In-segnare significa mettere dentro e rimanda a un’idea di apprendimento come indotto dall’esterno e a un’idea di bambino/a come vaso vuoto da riempire di contenuti trasmessi dall’adulto che detiene il sapere, in un movimento dall’alto verso il basso.

In questo approccio è basilare l’idea di stimolare il più possibile il bambino/a secondo canoni ed obiettivi predefiniti.

Ex-ducere (educare) significa tirare fuori e si fonda su un’idea di apprendimento originato dall’interno, dal bambino/a, visto come soggetto competente a cui dare fiducia.

Bambini e bambine sono protagonisti attivi nella costruzione del loro sapere.

Il bambino è libero di “esprimersi con tutto quello che ha, mani e pensiero, grazie a quei cento linguaggi che possiede (…). Un bambino portatore di cultura[1] guidato dal suo Maestro Interiore – secondo la definizione di Montessori – in un movimento dal basso verso l’alto, dove l’adulto è il facilitatore del processo intrinseco che nasce nel bambino/a.

Abbiamo il compito di preparare un ambiente adeguato ai bisogni di bambini e bambine.  

La causa trasformatrice, e la guida della trasformazione è una: il bambino. Il nostro scopo è quello di portare nel centro la sua personalità, di lasciarla agire, di permetterle, anzi di facilitarle una espansione libera e armoniosa, conforme alle leggi della sua vita” – M. Montessori

Per compiere il passaggio fondamentale da un sistema istruttivo che punta all’inculcare nozioni a un sistema educativo fondato sulla possibilità di ispirare e stimolare la mente infantile, servono adulti capaci di creare condizioni adeguate: invitiamo i bambini/e alla scoperta, all’indagine, all’esplorazione e alla costruzione di un sapere auto-diretto e auto-determinato.

Giochi da piccoli. Esplorazioni e apprendimenti da 0 a 18 mesi

 

Come favorire lo stupore dei bambini: in-segnare o e-ducare?

Sulla carta può sembrare semplice. Di fatto non è così, altrimenti il nostro sistema educativo funzionerebbe in modo diverso.

Cosa ostacola lo stupore dei bambini?

Fatichiamo a separarci dall’idea di bambino, bambina, inscritta nella nostra esperienza e cultura, in quanto figli di un sistema istruttivo connotato da una trasmissione verticale e nozionistica del sapere, dalla memorizzazione passiva delle informazioni e dalla successiva ripetizione delle stesse.

In-segnare consente all’adulto di tenere saldo lo scettro del controllo e del potere nella relazione con i bambini/e. L’adulto nella posizione UP decide cosa trasmettere, come, quando, dove, perché. L’adulto decreta i tempi e i modi dell’insegnamento in base alle proprie esigenze e obiettivi, senza mettersi in discussione e ponendo sul bambino/a l’onere e la fatica di stare al passo con quanto ha scelto.

Quando il bambino/a in posizione DOWN non riesce a seguire ritmi e modi decisi dall’altro, il problema è del bambino/a che risulta giudicabile come inadeguato, non in linea con la tappa di sviluppo, problematico.

Abbandonare questa posizione può fare paura, può far temere di perdere il controllo, di essere sovrastati da bambini e bambine.

Educare richiede all’adulto di lasciar andare il potere verticale e non essere il padrone di contenuti, tempi e modi, né l’esclusivo produttore dei contenuti stessi. Il bambino/a viene considerato capace di generare e costruire il sapere.

Educare richiede all’adulto di fidarsi del bambino/a e mettersi al suo servizio, in una posizione opposta alla precedente. Il bambino/a decide cosa, come, quando, dove, perché. Il bambino/a sceglie tempi e modi, ciò che lo interessa, lo interroga, lo coinvolge, lo incuriosisce.

L’adulto si fida e lo segue nelle sue analisi, scoperte, ricerche, in ascolto e con sguardo attento, aiutando solo quando richiesto dal bambino stesso.

In questo processo l’adulto non è passivo e impotente. Al contrario, sovraintende la regia educativa e, da buon regista, crea le condizioni affinché il protagonista possa recitare al meglio il suo copione. In educazione significa mettere a disposizione spazi, tempi e materiali adeguati a suscitare l’interesse, la curiosità, lo stupore dei bambini. Motori di crescita e apprendimento profondo e duraturo, non nozionistico ma vissuto in prima persona attraverso l’esperienza, secondo il modello learning by doing di Dewey.

Approfondisci con questo video su YouTube: Come proteggere spazi, tempi e materiali.

Una riflessione: noi in-segniamo o e-duchiamo?

Quanti di noi sono in grado di mettersi in questa posizione?

Ancora pochi, anche a causa dell’istruzione ricevuta e della cultura in cui siamo immersi.

Da un lato abbiamo ereditato – come figli – un’idea di bambino in età 06 capriccioso, anarchico, da raddrizzare fin da piccolo, che deve sapere chi comanda, che “tanto non capisce”.

Dall’altro – come adulti – siamo immersi in un contesto socio-culturale che erige il bambino a trofeo da proteggere e preservare, da mostrare al mondo come dimostrazione delle nostre capacità educative.

Un bambino che deve divertirsi, essere sempre felice, non provare frustrazione, essere accontentato in tutto, avere tutto e più degli altri (se possibile), che deve essere come gli altri per non rischiare di venire escluso o sentirsi diverso.

Tendiamo a porci o come padroni del bambino/a oppure come servitori, ma in una modalità negativa, soddisfacendo ogni desiderio, evitando di porre regole e limiti, lasciandolo/a privo di argini e di una guida rassicurante.

Oggi promuovere lo stupore dei bambini è complesso

Il mondo di oggi pone continue sfide per sopravvivere alla quotidianità: abbiamo poco tempo, siamo stanchi e carichi di pensieri, sensi di colpa, preoccupazioni che, spesso, ci tengono lontani dal mondo bambino, facendoci guardare tutto con lenti adultocentriche.

Così fatichiamo a comprendere e concedere ai piccoli di avere un giusto tempo – differente per ciascuno – per imparare e crescere.

Andiamo di corsa e mettiamo fretta ai bambini e alle bambine per (quasi?) ogni cosa. Li vogliamo presto autonomi e capaci di badare a sé stessi, sé stesse, per alleggerirci il carico.

È comprensibile: la frenesia delle nostre vite è faticosa. Ci costringe, noi per primi, a ritmi inumani, pressoché in modo ineludibile.

E non basta.

L’avanzare inesorabile e inevitabile della tecnologia cattura noi adulti in primis e non siamo capaci di resistere al suo canto. Cattura anche bambini e bambine che, già prima dell’anno di età, sono abituati a tenere uno schermo tra le mani.

La sovrastimolazione frena lo stupore dei bambini

La sovrabbondanza di stimoli non fase-specifici (secondo la definizione del medico e psicoterapeuta A. Pellai) ovvero non adatti all’età del bambino, veicolati dai dispositivi digitali e non solo, bombarda quotidianamente i nostri piccoli in un periodo della vita in cui avrebbero bisogno di tempi lenti e ritmi distesi.

Quali sono le conseguenze?

  • La sovra-stimolazione produce assuefazione nei bambini e nelle bambine per saturazione dei sensi, con annessa facilità ad annoiarsi e ricerca di costanti e continui stimoli nuovi, sempre più eccitanti, per superare la soglia dell’assuefazione.
  • Una sovra-eccitazione continuativa provoca iper-motricità (B. Aucouturier), problematiche attentive, emotive e comportamentali di vario tipo (di apprendimento e autocontrollo), che sempre più osserviamo nei bambini/e già in fascia prescolare.

Ecco cosa succede nel dettaglio.

  1. La sovra-stimolazione annulla la spinta interiore naturale del bambino/a, silenzia creatività e immaginazione e spegne la capacità di stupirsi di ciò che lo circonda.
  2. Dopo una prima sensazione di euforia, il bambino/a tende a diventare passivo, apatico, annoiato, pigro, privo di motivazione interiore all’apprendimento, all’esplorazione, alla scoperta del mondo. Poiché si è assuefatto al bombardamento di stimoli, ne cerca ancora. La sovra-stimolazione porta il bambino a ricercare livelli di stimolazione sempre maggiori.
  3. Una volta trovato il volume più alto, ricomincia il circolo vizioso con più intensità. In questo processo è preponderante l’uso degli schermi con la fruizione di programmi e videogiochi veloci, aggressivi e spaventosi che anestetizzano la sensibilità innata del bambino/a.
  4. Il/la bambino/a, una volta divenuto adolescente, ha già visto, sentito, ottenuto tutto. È privo/a di sogni e desideri. Non sa più come svagarsi e può ricorrere con maggiore facilità ad atti vandalici, bullismo, droga, alcolismo, per cercare il divertimento.

Sintetizzato da “Educare allo stupore” di C. L’Ecuyer, ed. Ultra

Quando il bambino reagisce isolandosi, ignorando i genitori, dimostrandosi demotivato, scoraggiato, capriccioso, oppure manifestando qualche altro tipo di comportamento inatteso dal genitore, raramente l’adulto ne desume che si tratti di un grido, una protesta da parte della sua natura, per quanto gli è stato imposto contro la sua dignità, privandolo di qualcosa di imprescindibile per il suo sviluppo” – M. Montessori

Qualcosa di imprescindibile per il suo sviluppo è la capacità del bambino/a di stupirsi, meravigliarsi e incuriosirsi per quanto lo circonda, energia per la crescita e l’apprendimento. È lo stupore dei bambini e delle bambine.

Quando tutto ciò è assente, perché soverchiato dalla sovra-stimolazione, si annulla la capacità del bambino/a di auto-motivarsi e ciò conduce, a cascata, a una mancanza di volontà e all’indolenza. 

[1] G. Delrio in “Lo stupore del conoscere. I cento linguaggi dei bambini”, ed. Reggio Children

Bambino, bambina che guarda in un tombino
Foto di Marianna Vaccalluzzo

Un ambiente adeguato favorisce lo stupore dei bambini

Quando garantiamo al bambino e alla bambina il giusto ambiente – con pochi stimoli in linea con i suoi interessi, curiosità, bisogni – “… esprimerà la sua genialità indipendentemente dal potenziale intellettivo, perché è naturalmente abituato a intraprendere il processo educativo a partire dal proprio Sé. È curioso, è uno scopritore, un inventore, è in grado di dubitare senza rimanere disorientato, di formulare delle ipotesi e confermarne la fondatezza attraverso l’osservazione”.

(C. L’Ecuyer).

Come afferma D. Siegel:

Non c’è bisogno di bombardare i neonati o i bambini piccoli (né nessun altro) con una stimolazione sensoriale eccessiva nella speranza di ‘costruire cervelli migliori’. Si tratta di una cattiva interpretazione della letteratura neurobiologica, in cui, in un certo senso, ‘più è, meglio è’. Semplicemente, non è così. I genitori e gli altri caregivers possono rilassarsi e smettere di sottoporre i figli a un bombardamento sensoriale smisurato.

La sovrapproduzione di connessioni sintetiche, durante i primi anni di vita, è sufficiente di per sé perché il cervello si sviluppi adeguatamente, benché circondato da un ambiente ordinario, che fornisce una quantità di stimoli sensoriali minima.

Nei primi anni di sviluppo, piuttosto che una sovra-stimolazione sensoriale, è più importante puntare sui pattern interattivi tra il bambino e il caregiver” (il grassetto è di Silvia Iaccarino, N.d.A.), come evidenziato dalle ricerche sull’attaccamento.

 

Per far fiorire lo stupore dei bambini partiamo dalla relazione

La priorità è la Relazione. Una Relazione che si nutra, anche, di una presenza dell’adulto nell’osservazione delle inclinazioni, degli interessi, delle curiosità del bambino, della bambina, oltre che dell’attenzione ai suoi bisogni.

Serve un adulto presente, che possa cogliere i moti interiori del piccolo e fornire – in qualità di facilitatore – un ambiente supportivo con oggetti che possano coinvolgerlo e suscitare il suo stupore, per condurlo lungo la via della ricerca, della scoperta di sé e del mondo circostante.

Ricerca che contribuisce anche al corretto sviluppo emotivo del bambino e a prevenire eventuali problematiche comportamentali.

Come ha ben evidenziato Montessori nel suo pensiero scientifico, quando un bambino, una bambina è attento/a, concentrato/a e profondamente coinvolto/a in ciò che fa, si trova in uno stato di flusso simile a uno stato meditativo, abitato da calma e serenità.

Impariamo a essere guide presenti e amorevoli, lasciamo a bambini e bambine l’opportunità di sperimentare, cercare, scoprire per crescere nello stupore.

 

Frasi sullo stupore dei bambini

Abbiamo raccolto qui alcune frasi che aiutano a valorizzare lo stupore dei bambini: condividile, scrivile sul tuo quaderno e leggile ai tuoi bambini e bambine per coinvolgerli in modo attivo nel percorso di fioritura del loro stupore.

La capacità di stupirsi è ciò che spinge il bambino alla scoperta del mondo. È la sua motivazione interna, la sua prima sollecitazione naturale (…). Dobbiamo solo accompagnarlo, procurandogli un ambiente circostante favorevole alla scoperta” – C. L’Ecuyer

L’inizio della nostra felicità sta nel comprendere che la vita senza meraviglia non vale la pena di essere vissuta. Quello che ci manca non è la volontà di credere, ma la volontà di meravigliarci” – A. Heschel

L’era moderna non si è occupata un granché dello stupore. Si è dedicata più ad addomesticarlo che a ravvivarlo, più a sfruttarlo che ad apprezzarlo” – Matthew Fox

“I piccoli si meravigliano perché non danno il mondo per scontato, ma lo reputano un regalo. Questo pensiero metafisico è tipico di chi constata che le cose sono, ma potrebbero anche  non essere state” C. L’Ecuyer

I migliori scienziati ed esploratori hanno le caratteristiche tipiche dei bambini! Fanno domande e hanno vivo in loro un forte senso di meraviglia. Sono curiosi. ‘Chi, cosa, quando, dove, perché, come!’ Non smettono di fare domande e anche io non smetto di fare domande, come una bambina di 5 anni” – Sylvia Earle

Neonati e bambini agiscono sul mondo per conoscerlo. La nostra conoscenza si costruisce attraverso azioni, azioni che agiscono su azioni e, in fondo, mediante operazioni cognitive interne, che sono azioni interiorizzate” – H. Gardner

 

Qualche suggerimento di lettura…

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