di Simona Vigoni, pedagogista, direzione scientifica di PF06

 

Non siamo rifugiate, ma richiediamo protezione, quella protezione operosamente offerta dalle nostre braccia che hanno confezionato proposte anche a distanza, quella protezione professionalmente offerta dalla nostra mente che ha generato pensieri declinati in progetti appiattiti su uno schermo ma corposi nella sostanza e quella protezione amorosamente offerta dal nostro cuore in cui hanno albergato gli affetti per i “nostri” bambini anche in tempi di quarantena.

Non siamo in campionato, quello che è già ricominciato o ricomincerà, quello che imbustato dentro ad ogni telegiornale, puntualmente, ogni mattina davanti alla tazza del caffè, mi ha tediato, fino a farmi diventare ancor più tiepida tifosa di quanto non lo fossi ormai diventata.
Non siamo in campionato eppure sembra esserci una “serie” e noi, benchè mai state in A, stiamo precipitosamente retrocedendo fino a scomparire dal campo senza neanche “tenere” la panchina. A parte che, diciamocelo, sedute non ci sappiamo stare, altrimenti non ce lo direbbero sempre anche in formazione…no? So-stare, fermarsi, osservare. Noi ci siamo alzate subito, solo che adesso, dopo una serie di falli a gamba tesa, non ci concedono i calci di rigore. E l’arbitro dov’è? Non vede? Hanno dichiarato il fuori gioco? Eppure abbiamo rispettato le regole, anche se in effetti, quella del fuori gioco è così, incredibilmente sottile…”i maschi dicono sempre che le femmine fanno fatica a capirla”… eh…. mi sa che hanno ragione.
Servizi, luoghi di ricerca di bambini curiosi e di adulti attenti raccoglitori di azioni e “cercatori di storie” (Elisabetta Biffi), servizi e adulti che hanno costruito quei servizi, in ricerca di soluzioni creative ora che il perimetro normativo si è fatto più stretto e che per non renderlo soffocante avrebbero già pensato a come riempirlo ripartendo dai bambini, a come svuotarlo riflettendo sull’essenziale, a come pulirlo, a come offrire un’interpretazione pedagogica di quelle norme sanitarie che sembra vogliano i bambini distanti, ma forse no. Possiamo, possiamo confezionare un nuovo vestito, riposizionandoci sul modello, riprendendo le misure (di vicinanza), imbastendo nuovi pensieri, ridefinendo le progettualità, gli obiettivi e i campi di azione. Possiamo se la nostra “richiesta di asilo” verrà ascoltata, perché servono aiuti concreti.

La copertura offerta dai servizi privati 03 per soddisfare i diritti di socialità, crescita, cura, gioco, benessere dei bambini e di sostegno, accompagnamento alla crescita delle famiglie, occupa un posto di rilievo nel panorama dei servizi per la prima infanzia, ma neppure la famigerata riforma dello 0-6 sembra averci tirato fuori dalla palude del servizio a domanda individuale. Beh, e ora che si fa? Anche quella domanda individuale rimarrà senza risposta?

Perdonate il paragone calcistico, perché so che a noi piacciono altri giochi… credo di aver “riparato” con quello del sarto, che pazientemente osserva, delicatamente tocca prendendo le misure, progetta con cura ritagliando il modello e ricercando la stoffa giusta, imbastendo l’abito del cliente, protagonista ascoltato della sua scelta.
Perdonate il plurale, ho usato il noi…. Perché anche se non apro più un servizio tutti i giorni, non entro più in spogliatoio il lunedì con la borsa del cambio, le calze anti-scivolo e “le cianfrusaglie” scovate nel week end, mi sento ancora pienamente parte di voi.

 

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