Prima di qualunque altro tipo di linguaggio, prima ancora di conoscere il mondo con la meraviglia degli occhi, ognuno di noi, fin dalla pancia, è stato contattato attraverso un linguaggio antico ed ancestrale, biologicamente necessario per i neonati, salvavita per i prematuri, diritto umano fondamentale: il contatto pelle a pelle. Le neuroscienze stanno studiando e dimostrando come la recettività epidermica sia una grande risorsa, tanto da essere rimasta inalterata in milioni di anni di evoluzione, trasversalmente tra le specie.

La pelle è un’entità complessa: presente su tutta la superficie del nostro corpo ha il potere immenso di fungere da ponte e al contempo da confine col mondo esterno, contenitore del bene e barriera contro il male esterno, mezzo di scambio e relazione, sempre esposta a mutamenti, essa stessa protagonista di cambiamenti sotto la spinta di contenuti soggettivi di tipo psicologico: a chi non è capitato, almeno una volta, di essere “tradito” da un rossore delle guance per una travolgente emozione?

Il tatto, che è l’organo di senso legato alla pelle, è diverso dagli altri sensi: implica sempre una presenza del nostro corpo e del corpo toccato e, nonostante sia legato alla superficie è il senso che maggiormente ci fa sentire le cose all’interno di noi stessi. Esso trova massima espressione nelle mani che sanno trasmettere tutte le sfumature del sentire umano: calore affettivo, carezzevole vicinanza, colorata vitalità, benefica calma e profondo conforto.

E’ semplice quindi comprendere come l’educazione non possa prescindere da un con-tatto di questo tipo e quanto sia necessario esperire e comprendere gli effetti che il tocco e il contatto hanno sul bambino ed, in generale, sulla persona.

Le figure educative impegnate con bambini di età compresa tra 0 e anni 6 possono quindi imparare a conoscere e sfruttare nella relazione educativa il potere comunicativo e relazionale del tocco: una relazione con un’altra persona in un mondo diverso da quello “sotto controllo” a cui siamo abituati con le parole, uno scambio reciproco e senza barriere tra il proprio mondo interiore e quello dell’altro.

Obiettivi

·      Riflettere sulla centralità del tocco e del contatto nella relazione umana ed educativa, approfondirne il valore e i vantaggi di un tocco consapevole nella relazione adulto-bambino

·      Conoscere le caratteristiche del tocco e le differenze: l’intensità di pressione (forte-leggero), la profondità (profondo-superficiale), la velocità (veloce-lento), l’ampiezza (ampio-puntuale), il rapporto temporale tra contatto e non contatto (continuo, discontinuo), la prensione (la quantità di massa corporea che la mano afferra), la mobilità (la possibilità di passare da una modalità di tocco ad un’altra con caratteristiche diverse)

·      Promuovere il contatto corporeo educatore – bambino, bambino – bambino e conoscere le possibilità di contatto tra colleghi o coi i genitori in determinate situazioni

·      Formare a livello esperienziale i partecipanti sulle possibilità di tocco e contatto

·      “Sentirsi” nell’esperienza del toccare e di essere toccati