di Alice Rampa, educatrice 

Potrebbero non avere bisogno di me – o forse sì – 

Allora lascerò che il mio Cuore resti bene in vista – 

Forse un timido sorriso, come il mio 

Potrebbe essere proprio ciò di cui hanno necessità

Emily Dickinson

 

 

 

Un nome. Un viso. Un corpo. Da qui parte tutto.

Il mio nome. Il tuo (vostro) nome.

Il mio viso. Il tuo (vostro) viso.

Il mio corpo. Il tuo (vostro) corpo.

“Alice, guadda, sono in alto”.

Sei in alto, sullo scivolo. Ti guardo, ti vedo. La potenza del tuo richiamo, il modo con cui ti imponi alla mia attenzione mi costringono a fermarmi e ammirare lo spettacolo a cui sono chiamata come spettatrice privilegiata. 

Ogni giorno va in scena uno spettacolo, sempre uguale, sempre diverso.

Ogni giorno, tra queste quattro mura, ci sono corpi che si incontrano, corpi che creano uno spazio di dialogo e scoperta. 

Ma cosa intendiamo quando parliamo di “corpi” che si incontrano?

 

[…] il proprio corpo vivente è il mio essere. Ogni atto infatti rivela che la mia esistenza è corporea e che il corpo e’ la modalità del mio apparire. Questo organismo, questa realtà carnale, i tratti di questo viso, il senso di questa parola portata da questa voce non sono le espressioni esteriori di un io trascendente e nascosto, ma sono quell’io, così come il mio volto non è un’immagine di me, ma è me stesso. Nel corpo c’è perfetta identità tra essere e apparire, e accettare questa identità è la prima condizione dell’equilibrio

U. Galimberti

Un equilibrio che si gioca quotidianamente all’interno di ogni aspetto della vita al nido. Se possiamo affermare che il corpo è l’aspetto costituente di ogni relazione questo assunto assume una potenza dirompente se parliamo dell’incontro con bambini della fascia 03 per i quali il corpo (e il movimento del corpo) è il mezzo principale di conoscenza di sé e del mondo. 

Tu sei quel corpo, tu possiedi quel corpo, tu porti nel corpo il tuo segreto. Lo stesso vale per me adulto, anche se a volte me ne dimentico. Fortuna ci sei tu, ci siete voi a ricordarmelo.

Credo che l’aspetto del segreto sia un passaggio fondamentale, ci permette di spostare lo sguardo che a volte aleggia all’interno dei servizi per l’infanzia: da “io sono l’adulto e so cos’è bene per te” a “ci incontriamo, ci conosciamo, percorriamo una strada insieme giorno dopo giorno”.

L’incontro si realizza solo nell’area di una libertà che mi consenta di entrare, o di non entrare, in relazione con l’altro. Se mi decido per l’incontro, sono chiamato a “prendere posizione” nei confronti di chi mi sta di fronte; e dalla forma (dai modi), con cui mi apro, o mi chiudo, all’altro, nasce la possibilità che l’altro non sia più un caso fra molti altri e divenga questo, unico e irripetibile, tu: delineandosi, allora, la relazione decisiva che vide “tu là” e “io qui”.

Tu sei unico e irripetibile, questo è certo. Ciascuno di voi è unico e irripetibile e da questa unicità è impossibile prescindere per ogni pensiero educativo nei nostri servizi. 

Quanto detto fino ad ora ci permette di fare un passo ulteriore, un passo che ci allontana da un pensiero che al nido potrebbe portare a vedere il corpo dei bambini relegato ad alcuni aspetti o contesti: il gioco motorio, la cura e il momento del cambio, lo sviluppo delle competenze di motricità e via dicendo. 

Il corpo dei bambini dà corpo all’ambiente stesso del nido, si impone come portatore di diritti, interessi e bisogni, vuol essere visto e ascoltato dagli adulti e dai pari, è in ogni gesto, parola, gioco del bambino. Solo quando permettiamo che questa condizione si realizzi nella sua interezza e complessità creiamo le condizioni perché il bambino possa aprirsi all’Altro, in una danza armoniosa che si muove da sé, dal proprio corpo all’Altro e ritorno. Armoniosa, certo, ma mai scontata o banale.

Per pronunciare parole, che è tutt’uno col costruire lo spazio in cui manifestare la propria essenza, si ha bisogno dell’altro. Né si può avere percezione del proprio corpo se non c’è un altro con cui essere in relazione.

L. Mortari

Quanta potenza porta con sé questo pensiero di Luigina Mortari? L’altro, la relazione sono elementi vitali per ciascuno di noi. Pensiamo ora al nido, con i suoi intrecci e opportunità; ecco, il nido quando permette ai soggetti in gioco di portare tutti loro stessi offre un’occasione di sperimentazione comunicativa, relazionale e del sé di una ricchezza pazzesca!

 

Comunicare è incontro, uscita da sé nomade. È incontro sulla soglia

I. Lizzola

Incontro sulla soglia. Lasciamo aperta la porta. Non fuori, non dentro… sulla soglia. Solo da questa posizione è possibile muoversi su una linea invisibile, ma potente

La traduzione delle esperienze avviene già all’interno della relazione che si è rivelata nel momento dell’incontro dei corpi, della scoperta dell’esistenza dell’altro. Da quel momento … l’io e l’altro hanno iniziato a scambiarsi le parti, ad allontanarsi e avvicinarsi, non sono più rimasti al loro posto. La relazione non è un mezzo per unire le rive opposte di un fiume. La relazione è il ponte che permette di transitare dall’una all’altra. E i due soggetti che si sono incontrati adesso non 

abitano più ciascuno sulla propria riva. Si muovono avanti e indietro sul ponte

L. Boella