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di Monica Patroncini, coordinatrice di Nido d’Infanzia ed educatrice Montessori

 

Un aspetto fondamentale della vita dei bambini 0-3 anni  è senz’altro, come sappiamo, il movimento, insieme alla ricerca della relazione con l’adulto, ed è soprattutto da quest’ultima che traggono la loro linfa vitale.

Sappiamo però anche, dalla nostra osservazione, che in alcune circostanze cercano l’isolamento: hanno la necessità di rimanere in solitudine, di raccogliersi in se stessi e vediamo come un oggetto possa catturarne  l’attenzione in modo esclusivo.

Un bambino può quindi occuparsi di un oggetto interessante per lui,  studiandolo, “assaggiandolo” e muovendolo in vari modi. Spesso i movimenti risultano quasi meccanici e altrettanto frequentemente  le mani distruggono quello che hanno creato per poi ricominciare da capo.

Ecco che possiamo allora osservare il fenomeno della concentrazione, che si manifesta quando un forte interesse impegna la personalità.

Oggi, sul fenomeno dell’attenzione e della concentrazione si sta focalizzando l’interesse sia degli educatori/insegnanti che della ricerca scientifica, in quanto si tratta di un’acquisizione importante per lo sviluppo del bambino e per l’apprendimento.  Parallelamente, spesso, i professionisti dell’educazione lamentano come i bambini di oggi fatichino in questo ambito.

Le moderne neuroscienze, scrutando il cervello dei bambini con nuovi strumenti, cercano di capire in che modo un bambino, il quale inizialmente è appena in grado di vedere, arrivi a parlare e camminare. Più cose gli scienziati scoprono su come i bambini acquisiscono capacità, più si rendono conto di come il loro cervello sia una macchina straordinaria per l’apprendimento.

Quando si parla di apprendimento vi sono due concetti cardine che derivano dalla ricerca neuroscientifica e che stanno rivoluzionando il modo classico di concepire l’apprendimento stesso.

Il primo concetto è che il cervello è fin dalla nascita un organo altamente strutturato e grazie alla sua organizzazione precoce possiede una serie di competenze e conoscenze intuitive innate. Non solo a livello anatomico, ma anche a livello funzionale, fin dai primi mesi possiamo rilevare la presenza di particolari aree o insiemi di aree del cervello specializzate per compiere particolari funzioni cognitive. Questi moduli neurocognitivi portano il neonato ad estrarre delle informazioni ben precise dall’ambiente: tali informazioni sono punti di partenza per i successivi apprendimenti. Inoltre, questi moduli sono estremamente plastici: si trasformano e si specializzano continuamente, grazie al fatto che contengono al loro interno dei sofisticati meccanismi di apprendimento.

Il secondo concetto che deriva dalla ricerca neuroscientifica, strettamente collegato al precedente, è che il cervello è una vera e propria macchina per imparare. Si è infatti notato che i neonati adottano spontaneamente e sistematicamente complessi algoritmi per apprendere.

Il cervello è, quindi, un organo altamente plastico che si modifica in funzione dell’esperienza attraverso un’attiva e continua formulazione di ipotesi sul mondo, la cui plausibilità viene verificata confrontando le aspettative formulate con i dati dell’esperienza. Sostanzialmente  i bambini , come piccoli scienziati, effettuano costantemente delle ipotesi su come il mondo circostante funziona e poi le verificano, attraverso l’osservazione, una innata capacità statistica e la sperimentazione.

L’attenzione è il meccanismo tramite il quale il cervello seleziona una determinata informazione o stimolo dell’ambiente esterno e vi dedica un’elaborazione privilegiata, osservandolo appunto e verificando le ipotesi formulate.

Come confermano anche le moderne neuroscienze, l’attenzione rappresenta la precondizione fondamentale affinché possa esserci apprendimento (ed è, inoltre, il necessario preludio all’organizzazione della vita psichica): va pertanto favorita, ricercata, rispettata.

Al Nido, per  gli educatori è importante saper osservare e cogliere i fenomeni di concentrazione dei bambini, senza ostacolare il flusso della loro attività ed estrarre da queste manifestazioni gli elementi necessari per fornire poi le “giuste” risposte alle esigenze di sviluppo espresse dai piccoli, comprendendone bisogni ed interessi.

Fondamentale è il nostro ruolo di registe nel preparare ed organizzare l’ambiente in maniera discreta, per poi lasciare al bambino il tempo e il modo di giocare ed esplorare in modo libero, senza interruzioni o interventi  non richiesti.

Infatti, quando il bambino esplora e si concentra sta facendo qualcosa di importante per il suo sviluppo: si sta costruendo, sta crescendo.  Se l’adulto interviene in modo non richiesto, il rischio è che il bambino si distragga, perda interesse e passi ad altro: la sua concentrazione viene quindi interrotta.

Come si può quindi aiutare un bambino a sviluppare la concentrazione?

Come abbiamo detto, un ruolo fondamentale lo gioca l’ambiente.  Il primo passo necessario per lavorare a favore dello sviluppo della concentrazione è pertanto la creazione di un ambiente adatto ai bisogni psichici e fisici del bambino.

La creazione di un ambiente adeguato è il riconoscimento pratico e reale dei bisogni fondamentali  del bambino.

Nella sua essenza, l’ambiente rappresenta un luogo in cui l’individuo può trovare interessi e attività necessari al suo sviluppo. Al Nido ciò significa che il bambino può trovare stimoli e materiali stimolanti per lui, su cui può agire autonomamente, dirigendo le proprie azioni in accordo con il proprio interesse e, se necessario e richiesto, essere aiutato dall’adulto.

L’ambiente dovrà essere allestito in modo adeguato alle capacità motorie e mentali dei bambini; ordinato e organizzato perché “l’ordine esterno aiuta a costruire quello interno”; calmo e armonioso per favorire la libera espansione degli interessi  e delle esperienze; curato e ben articolato per stimolare il bambino all’autocorrezione ed alla scoperta dell’errore; gradevole e bello affinché sia suscitata la naturale attrazione del bambino verso tutto ciò che di piacevole lo circonda. Allo stesso modo, anche il materiale proposto dovrà avere caratteristiche simili.

Il bambino si dirigerà allora spontaneamente verso ciò che lo attrae e risponde ai suoi bisogni psichici, sarà libero di prendere il materiale, lo studierà, inizierà ad esercitarsi e con la ripetizione dell’esercizio potremo osservare il fenomeno della concentrazione.

A questo punto il ruolo di regista dell’educatrice sarà compiuto e ora il suo lavoro sarà quello di rispettare i tempi del bambino, osservandolo e tutelandolo affinché la sua attenzione non sia sviata da questo prezioso momento.

Poiché, come detto, questo aspetto dello sviluppo è fondamentale nel percorso di crescita dei bambini, è importante che al Nido l’equipe si interroghi rispetto a come favorirlo, riflettendo su spazi, tempi, materiali e sul ruolo dell’adulto al fine di creare le migliori condizioni per l’apprendimento autonomo dei piccoli.

 

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