di Silvia Iaccarino

 

La coscienza precede l’essere e non il contrario” P. Fedor Freyberg

“Dobbiamo abbandonare l’idea che la mente sia in qualche modo collegata al cervello”  C.G. Jung

 

Negli ultimi decenni la conoscenza del neonato si è enormemente approfondita ed affinata. Siamo passati così da un’idea di neonato come “tabula rasa” a quella di “bambino competente” fin dalla nascita. La ricerca in ambito prenatale e perinatale, poi, è andata oltre, portando un contributo estremamente significativo di “feto competente”. Sono state ormai ampiamente dimostrate, infatti, le competenze fetali, non solo a livello delle sue capacità visive, uditive, olfattive, tattili e gustative, ma anche le sue capacità di apprendimento e di orientamento precoce all’interazione.

Ancora di più, molti ricercatori hanno dimostrato come i bambini, già alla nascita, siano degli esseri umani  consapevoli, nonostante la loro ”immaturità fisica”, ed in grado di fare piena esperienza della realtà che li circonda in modo sorprendentemente preciso. In particolare, David Chamberlain nel suo libro “I bambini ricordano la nascita” (ed. Bonomi) documenta, attraverso numerosi resoconti a due voci (mamma e figlio) raccolti in ipnosi, la precisione dei ricordi riguardanti la nascita.

Alla nascita, madri e figli fanno diverse esperienze insieme (il parto, gli incontri in ospedale ed il ritorno a casa, etc). Le narrazioni di tali episodi da parte delle madri e dei figli possiedono una coerenza impressionante, tale da escludere invenzione o fantasticheria. Chiaramente i loro racconti portano punti di vista diversi, come è ovvio che sia, ma i fatti coincidono in modo sorprendente.

Chamberlain riporta diverse testimonianze. Ecco lo stralcio di una di esse.

Linda e sua madre

Inizia il travaglio

Madre: mio marito non voleva credere che il travaglio fosse cominciato (…) Ero contenta che fosse giunto il momento. Mio marito mi ha accompagnata in macchina.

Linda: (la mamma) sta camminando…si siede dentro una macchina o qualcosa del genere. Sono in una strana posizione. Posso sentire le vibrazioni della macchina. È veramente scomodo perché io sono già in una posizione molto scomoda…sono tutta stretta.

In sala parto

Linda: credo che adesso sia sul lettino. La mamma ce l’ha con qualcuno, ma non con me. È arrabbiata. Penso con una donna, non con il dottore.

Madre: una donna sta gridando, in un’altra stanza. Continua a gridare e mi fa venire voglia di gridare! Ho i nervi a fior di pelle. (… )Volevo gridare e dirle di tacere!

Il parto

Linda: ho girato la testa, non so come (…)Il dottore mi mette le mani sulle tempie. Voglio che mi lasci. (…)Non sembrava molto gentile. Cercava solo di finire prima possibile. Poi tirava! (…) Mi ha tirata fuori (…)poi mi ha sculacciata –non molto  forte – e mi sono messa a piangere. (…) C’è una macchina o qualcosa di simile..me la mettono sulla bocca, una macchina con un tubo bianco (…)Penso che servisse per tirare fuori della roba dai miei polmoni o qualcosa del genere.

Madre: (…)La testa della bambina è uscita. (…)Lui (il dottore) le ha messo un dito in bocca per tirarle fuori qualcosa. Poi l’infermiera gli ha passato una siringa bianca che lui le ha messo in bocca per aspirare dei liquidi. La bambina è nata e mi dice che è una bimba. È bello. Sono felice!

A casa

Linda: guardo all’interno dell’appartamento, stiamo salendo le scale…mi hanno messa in camera da letto. Non era solo mia…Sembra che ci siano altre persone. Stavo molto meglio lì che in ospedale.

Madre: avevamo affittato il piano superiore di una grande casa a Whittier. Mio padre e mia madre sono lì. Ted ha portato su la bambina (all’interno della casa)…Mio padre mi dice quanto è carina la bambina. Sembra molto orgoglioso. Ho messo la bambina nella culla. Era vicino al mio letto.

Come possiamo notare, la precisione del ricordo di Linda è davvero significativa, non solo sul piano dei fatti, ma anche rispetto alla sensibilità con cui avverte gli stati emotivi propri ed altrui.

Altre testimonianze sono state raccolte dal ginecologo giapponese Akira Ikegawa il quale ha condotto uno studio su bambini tra gli uno ed i sei anni per verificare i loro ricordi prenatali e perinatali. Lo studio, condotto in due fasi (la prima tra agosto e dicembre 2000 e la seconda tra agosto e settembre 2002), ha evidenziato che, nella prima fase, il 53% (42 su 79) dei bambini aveva ricordi della vita prenatale ed il 41% (32 su 79) ricordava il momento della nascita. Dalla seconda fase dello studio è emerso che il 35% dei bambini (288 su 878) ricordava la vita prenatale, mentre il 24% (197 su 878) ricordava la nascita.

Ecco alcuni brevi resoconti (da “Quando ero nella pancia della mamma”, Cairo editore):

  • Dalla pancia della mamma vedevo fuori. C’erano alberi, case e luci. Era come una tenda e io giocavo. Dentro c’erano anche i pesciolini e giocavo con loro. Da lì le nuvole erano arancioni come il tramonto. Anche le strade erano arancioni. Mamma e papà davano carezze e colpetti alla pancia della mamma. E parlavano.” Ryuhsei Suzuki, 2 anni e 7 mesi. Sua mamma riporta: “Un giorno mio figlio ha iniziato a dirmi queste cose. Mi sono ricordata che, quando ero incinta, spesso la sera andavo a fare una passeggiata in un parco vicino al mare. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di rivedere il sole che tramontando tingeva tutto di arancio. Era bellissimo”.
  • Mami era divertente vero? Tanto tempo fa hai guardato un film di paura in tv. Era tanto tempo fa. Lo stavi guardando con nonno e nonna. Io lo sentivo da dentro il pancione.” Kazuma Mukai, 4 anni. Sua mamma riporta: “Quando mio figlio ha fatto questo commento mi sono resa conto che, durante la gravidanza, guardavo in televisione con i miei genitori film ad ‘alta tensione’”.
  • Quella roba verde gelatinosa è fredda, vero? Quando te l’hanno messa sul pancione ho fatto un salto!” Shintaro Saito, 3 anni e 3 mesi. Sua mamma commenta: “Aspetto il mio secondo bambino. Una volta ho portato Shintaro con me a fare un’ecografia di controllo, e il giorno dopo se n’è uscito con questa frase. Quando ci hanno comunicato che il suo fratellino è podalico, ha detto: ‘Io sono uscito prima con la testa’ , sebbene non l’abbia saputo da me. Dice anche cose tipo: ‘Ho aperto tutte le porte e sono uscito’”.
  • Conosco questo posto. L’ho visto da dentro il pancione di mamma.” Ririko Akagi, 4 anni. Sua mamma commenta: “E’ quello che mi ha detto quando l’ho portata per la prima volta al parco dove ero solita passeggiare durante la gravidanza. Adesso è come se non ricordasse di averlo detto”.

Le ricerche nell’ambito prenatale e perinatale portano quindi ad un nuovo punto di vista sui bambini, dimostrando l’esistenza di una mente consapevole, di una forma di coscienza, indipendente dall’immaturità del cervello alla nascita. Questa prospettiva apre nuovi spazi di riflessione rispetto alle competenze e capacità dei neonati e rispetto alle modalità di entrare in relazione con loro. La nostra idea di “chi è un neonato” ci porta a relazionarci a lui in un modo piuttosto che in un altro. Pensare che un neonato “non capisce” porta ad un certo tipo di interazione con lui, pensare che invece è una persona consapevole, un soggetto in grado, fin da subito, di percepire ciò che gli sta intorno, provare emozioni, sentire quelle degli altri, interagire,  porta a tutt’altro tipo di relazione.

Per concludere: “le rievocazioni della nascita sono qualcosa di straordinariamente intimo e rivelatore e ci mettono a confronto con una insospettata intelligenza, suggerendo che i neonati meritano un nuovo status: lo status di persone coscienti. I ricordi della nascita ci comunicano che il bambino possiede una mente. Alcuni di voi troveranno inverosimile l’idea che i neonati siano così consci. Altri diranno: ‘L’ho sempre saputo!’” (D. Chamberlain)

 

PER APPROFONDIRE

  • Chamberlain D. “I bambini ricordano la nascita” ed. Bonomi, 1998
  • Ikegawa A. “Quando ero nella pancia della mamma” ed. Cairo, 2006
  • Verny T. “Vita segreta prima della nascita” ed. Mondadori, 1981
  • Laing R.D. “I fatti della vita” ed. Einaudi, 1978

 

Qui trovate inoltre un interessante contributo video, sottotitolato in italiano: What we learn before we are born

 

 

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