di Simona Vigoni, pedagogista e psicomotricista

 

 

La cornice: un casale valdese in Toscana, essenziale, immerso nel verde, che da venerdì nel primo pomeriggio ha cominciato lentamente a popolarsi di cuori palpitanti di persone, di mani laboriose, di abbracci e sorrisi e ad arricchirsi di cianfrusaglie per dirla a mo’ delle sorelle Agazzi, cose per dirla alla Malavasi, materie intelligenti per dirla alla Guerra, loose parts per dirla alla Nicholson ed alla nostra Corradi. La sera del venerdì, i primi preparativi nella suggestiva sala del casale, la cena insieme, l’incontro di sguardi, gesti e movimenti nella sessione di biodanza, l’attesa per il giorno successivo.

E il sabato mattina sono arrivate le prime suggestioni: da prospettive e angolazioni diverse io stessa a ricordare il carattere eversivo, trasgressivo del gioco de-pedagogizzato, Carola e Antonio la presenza di un adulto de-strutturato e la potenza del gioco de-strutturato, Vania un corpo che gioca con gli opposti, capace e desideroso di de-tensione e non solo di attivazione.

E poi una carrellata di interventi, uno più ricco dell’altro: le pro-vocazioni diurne e notturne di Alice, Alessia, Ilenia e Maria Teresa, gli spunti montessoriani di Donatella, la freschezza di Letizia, il percorso di Jessica, i colori caldi di Sandra.

“Che cosa ti porti a casa?” ci ha chiesto Silvia in un post su Fb di PF06:

Letizia scrive… Mi porto a casa desiderio ed energia da investire nel nuovo anno.

Mi porto a casa….l’umanità, scrive Ilenia, le connessioni emotive, la condivisione delle fatiche e la moltiplicazione dell’entusiasmo e, come Maria Teresa, la spinta per approfondire, formarsi ed imparare dall’incontro con l’altro.

Quindi desiderio di andare avanti, non fermarsi alla superficie, tanta “roba” direi!

Poi ci sono anche gli spunti concreti da portare a casa, scrive Vittoria. Nuovi materiali, nuove proposte che assumono un sapore diverso proprio perché sperimentate sulla propria pelle grazie a Alice, Alessia, Ilenia e Maria Teresa, colleghe impertinenti che hanno costruito paesaggi sensoriali a 360 gradi che sono stati animati da adulti curiosi e solleciti nell’investigarli.

Cosa non mi porto a casa? Marta insieme a Daniela scartano l’atteggiamento direttivo dell’adulto che tutto predispone senza tener conto del bisogno del bambino nel qui e nell’ora e …Si portano a casail senso di una pedagogia attiva, la voglia di fare insieme una rivoluzione.

Cinzia si porta a casaun vero e proprio cocktail di apprendimenti che diventano anche scommesse per il futuro e si porta a casala ricchezza di abbracci e fiumi di parole che da virtuali si sono incarnati finalmente in un corpo a corpo.

E ancora Sandra, Alessia, Alice R., Chiara, Jessica, Stefania, Maria Cristina  si  portano a casa

-il senso e il valore di una nascente comunità educante, grazie a Silvia, tenace, volitiva, energica, “collante” umano, capace di pensare, promuovere e organizzare iniziative educative e culturali volte a consolidare una cultura dell’infanzia di qualità, divulgatrice di bellezza, della bellezza del sapere, ma anche del sapere naturalmente intrinseco della bellezza;

-stupore e meraviglia;

-progetti e non programmi;

-consapevolezza e professionalità;

-ascolto e sospensione del giudizio;

-relazioni al centro, famiglie protagoniste;

-complicità;

-legami, fili forti che non si spezzano, che fanno rete, una rete che non intrappola, una rete da cui si pescano pensieri, sentimenti, emozioni, energie nuove e nuova linfa per il mondo dell’educazione perché “i bambini pensano grande”(cit. Lorenzoni), ma gli adulti che stimano i bambini, pensano grande anche loro.

E ancora grazie anche ad Alice Z., Anna, Denise, Francesca, Luana, Silvia, Viviana e….alla pazienza del piccolo Marco.

Grazie a tutte di cuore per esserci state, grazie per questa nutriente esperienza!