Resilienza: Formarsi e trasformarsi per un sapere, saper essere e saper fare significativamente orientati

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di Lia Michelotti, pedagogista

 

Siamo reduci da un periodo storico particolarmente complesso che ha dimostrato come i servizi educativi per la prima infanzia siano riusciti a valicare le barriere della distanza fisica, garantendo, non senza difficoltà, quella continuità di pensiero di cura che, interrogandosi a fondo, è riuscito a reinventarsi e attraverso la risorsa delle resilienza ha saputo ri-pensare gli eventi nella prospettiva di opportunità, piuttosto che arrendersi ad essi.

In questo senso la formazione costituisce un fondamentale strumento di resilienza, in quanto rappresenta un’opportunità per apprendere nuovi modi di pensare, di fare diversamente.

Il desiderio di formazione nasce dal bisogno di dare o riattribuire senso alla propria professionalità riscoprendosi, così, individui capaci di ri-valutare e ri-attualizzare la propria esperienza che, se guardata con sguardo critico-riflessivo, può costituire un’inesauribile fonte di crescita intellettuale ed emotiva.

Le occasioni di formazione rappresentano un’opportunità di ri-pensamento, ri-qualificazione, di stimolo, per dare, ri-dare o conferire senso al proprio esserci, fare e stare.

Essere soggetto attivo, autodeterminante e autoregolante del proprio percorso di formazione, significa comprenderne il processo in divenire, le sue fasi e dinamiche, significa essere consapevole e testimone della trasformazione in atto.

La trasformazione delle proprie prospettive può generarsi sia attraverso il processo in continuum di accumulazione di schemi di significato negoziato, derivanti dalla ricerca di risposte ai dilemmi della vita, sia in risposta ai dilemmi significativi che costellano il percorso umano.

Lo sviluppo psicologico della persona adulta si attua attraverso la progressiva e crescente capacità di riflettere criticamente sugli apprendimenti pregressi avvalorandoli proprio grazie a questo approccio complesso e, allo stesso tempo, attraverso la capacità di agire sulle conclusioni che ne derivano.

Dare significati alle cose, agli eventi, alle situazioni, significa dare un’interpretazione a quella data esperienza, strutturarla secondo un sistema simbolico di costrutti e modelli di riferimento. La pratica riflessiva consente di superare questi modelli percettivi e cognitivi permettendo all’individuo di ampliare il proprio poter essere[1].

Apprendere significa, infatti, non solo comprendere, ma acquisire ed elaborare conoscenze e pratiche.  La ricerca, la quale nasce dal bisogno di conoscere, comprendere, esperire, scoprire, aprirsi al nuovo e al possibile, è lo strumento per “fare breccia” e lasciare spazio a quella luce che permette di guardare con sguardo illuminato alle esperienze, di organizzarle in funzione del presente per proiettarle nel futuro con progettualità. Il coinvolgimento attivo dei soggetti è fondamentale per la crescita e lo sviluppo personale e di un’organizzazione: il loro riconoscimento, che si attua attraverso la valorizzazione delle conoscenze e delle competenze acquisite con l’esperienza, può essere da stimolo per promuovere innovazioni significative e sostenibili, forti di una sicurezza suscitata dalla fiducia nei propri mezzi. Questo punto costituisce un aspetto fondamentale per dare spazio al realizzarsi di un cambiamento trasformativo: superare la resistenza rispetto all’incerto, accogliendo la possibilità di aprirsi a nuovi orizzonti, formando soggettività fiduciose delle proprie capacità di imparare, di adattarsi, (nel senso evolutivo del termine), di essere resilienti.

La costruzione di un progetto di formazione deve, in qualche modo, fare riferimento e rispondere ad un più ampio progetto professionale e/o socio-culturale.

La formazione empowerment consiste nell’individuare una serie di possibilità interiori a cui l’individuo può attingere per ampliare i propri orizzonti d’azione.

Questo tipo di approccio favorisce l’apertura a nuove prospettive, a nuove forme di pensabilità, di risorse, a partire da un pensiero positivo rispetto al sé, all’individuazione di bisogni e desideri[2]. Questo atteggiamento, che conferisce potere all’individuo, lo rende più responsabile nei confronti delle proprie scelte e della direzionalità del proprio progetto.

La nostra contemporaneità è caratterizzata da continui fenomeni di cambiamento, fasi di incertezza che coinvolgono sia il singolo individuo, che la collettività, investendo tutti gli aspetti della vita attiva: sociale, culturale, economico, politico. Le società sempre più complesse, richiedono strumenti altrettanto diversificati, sofisticati e dinamici per consentire alle proprie potenzialità di svilupparsi e renderle “fruibili”, non solo per se stessi e dare, così, senso al proprio vivere, ma anche per l’altro, per poter “crescere” insieme in una prospettiva sociale qualitativamente migliorativa.

 

<< Nessuno cambia se l’orizzonte del proprio cambiamento risponde ad una meta imposta da altri, mentre ognuno è disposto a cambiare se il cambiamento è scelto e assunto, seppur nel confronto con gli altri, in prima persona tramite l’individuazione di proprie idee e percorsi di azione. [3]>>

 

 

[1]Mezirow J., Apprendimento e trasformazione. Il significato dell’esperienza e il valore dell’apprendimento degli adulti, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003, pag. 14

[2] Bruscaglioni M., Formazione Empowerment, in Adultità, N.2, Ottobre 1995, pagg. 33-44.

[3] Nanetti F., Rizzardi M., Figure di formatore e stili comunicativi , Lifelong Lifewide Learning, 2010, VOL 6, N. 16, pag. 9.