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di Silvia Iaccarino

 

 

Se masticate l’inglese o lo leggete coi sottotitoli merita veramente di investire 16′ del proprio tempo per guardare questo video relativo a uno speech di Peter Gray:

https://www.youtube.com/watch?t=1s&v=Bg-GEzM7iTk&app=desktop

Ne faccio comunque qui una sintesi.

Peter Gray da tempo sta portando avanti una sensibilizzazione significativa rispetto al tema del gioco dei bambini evidenziando come, dagli anni ’50 ad oggi, abbiamo rubato loro, pezzo per pezzo, tempo di gioco libero ed auto-diretto a favore della scuola, o comunque tempo organizzato e sotto il controllo adulto.

Egli evidenzia come, a causa della diminuzione del tempo dedicato al gioco libero, per contro è in aumento la depressione infantile, l’ansia, il narcisismo, la scarsa empatia, una minore creatività e minore capacità di risolvere i problemi nei bambini.

 

“Il gioco è per definizione creativo e innovativo”

 

Non solo. Si è modificato ciò che è chiamato il cosiddetto “locus of control” da interno ad esterno. Cosa significa? Che mentre un locus of control interno ci fa pensare: “posso fare accadere le cose”, facendoci sentire in grado di essere artefici del nostro destino, un locus of control esterno ci porta a pensare: “le cose mi capitano” e ci fa sentire vittime degli eventi, ci porta a sentirci impotenti ed a essere poco determinati nel raggiungere i nostri obiettivi. Ovviamente, tutto ciò nella vita di ciascuno ha un impatto molto potente.

E non basta. Ancora più grave, sono aumentati i casi di suicidio: il doppio dei suicidi tra i 15 e i 24 anni e il quadruplo dei suicidi sotto i 15 anni, dagli anni ’50 a oggi…

C’è di cui riflettere.

Come mai è accaduto tutto questo? Come abbiamo potuto arrivare a questa grave deprivazione del gioco dei bambini?

Peter Gray indica principalmente due cause: da un lato la forte visione “scolarizzante” dello sviluppo dei bambini, per cui si ritiene necessario aumentare la quota di ore scolastiche, di compiti, studio etc; dall’altro una aumentata paura del gioco all’aperto, condizione questa in cui per secoli i bambini sono cresciuti (gioco in cortile, nei campi, nelle strade, etc), senza la supervisione degli adulti.

Oggi, invece, l’iper-protezione degli adulti e la richiesta di aumentare sempre più il tempo a scuola hanno letteralmente rubato ai bambini il tempo del gioco libero, auto-diretto ed auto-gestito.

L’ invito di Gray è quello di renderci conto che la situazione è drammatica e che dobbiamo attivarci nel risolvere questo problema, per il benessere presente e futuro dei bambini.

Che fare? Attivare reti col vicinato, conoscendo i propri vicini per rendersi conto che non sono tutti potenziali molestatori; creare dei parchi gioco destrutturati per il gioco creativo, con un adulto supervisore che metta in sicurezza e monitori i bambini ma senza intervenire né interferire; diminuire il tempo della scuola e i compiti a casa…

 

 

Lasciamoli giocare: “Non il gioco di oggi, non quello nei parchetti, le moderne riserve indiane dell’infanzia contemporanea, e non il gioco perennemente sorvegliato dallo sguardo vigile degli adulti (…). Parliamo dell’anima del gioco, delle sue forme libere e espressive, parliamo di tutto quello che i bambini fanno non appena gli adulti smettono di guardarli e sospendono le attività per educarli. Parliamo insomma delle cose che i bambini fanno quando si sporcano, si azzuffano, perdono tempo. Il gioco in questa accezione è lo stare a contatto con il mondo della natura nella sua complessità” Paola Nicolini