di Giada Tiberto, psicologa

 

Il mutismo selettivo solitamente si sviluppa durante la tappa prescolare anche se il disturbo come tale è realmente individuato e riconosciuto solo in età scolare, tra i 6 e gli 8 anni perché spesso lo si confonde con caratteristiche legate al temperamento, a semplice timidezza o addirittura lo si scambia per autismo.

La quotidianità delle persone affette da mutismo selettivo può essere un percorso ad ostacoli tra situazioni sociali senza fine, momenti in cui non sempre risulta facile relazionarsi anche se si ha il desiderio di interloquire senza cadere nella trappola del silenzio.

 

Che cos’è il mutismo selettivo? 

Questo disturbo infantile comporta che il bambino perda la parola in determinati contesti anche se in altri è capace di mantenere una conversazione, generalmente in casa o con i suoi genitori, dove si sente sicuro. Ad una richiesta verbale si irrigidisce, sfugge con lo sguardo e mostra segnali di nervosismo, come mangiarsi le unghie e il labbro…sempre ben serrato. Il bambino si sente in preda al panico, vorrebbe fuggire da una situazione che gli provoca una forte ansia, non si sente capace di affrontarla.

 

Cosa non è mutismo selettivo

Aldilà della timidezza, il mutismo selettivo si può confondere con altre problematiche. Per risolvere i dubbi, il Child Mind Institute degli Stati Uniti chiarisce ciò che non è mutismo selettivo:

  • Si può pensare erroneamente ai bambini che non parlano in quanto traumatizzati o maltrattati. Anche se la causa può essere un disturbo da stress post traumatico, non ci sono evidenze che le due cose siano sempre relazionate;
  • Non vi sono problemi di apprendimento linguistico o nell’uso della parola;
  • Proviene da ansia o inibizione sociale però non dalla rabbia o dalla manipolazione. Non è una forma di ribellione o di opposizione;
  • Questo tipo di problematica non ha nulla a che vedere con l’autismo anche se alcune condotte sembrano somigliarsi. I bambini con spettro autistico sono carenti nelle abilità sociali e comunicative mentre chi ha mutismo selettivo le possiede ma non è in grado di utilizzarle in modo efficace.

 

Le cause nel bambino 

Quando si osserva un comportamento mutacico deve essere considerata anche la possibilità di eventuali cause organiche (permanenti o transitorie) e socio/ambientali (se si tratta di persone immigrate, se non si hanno opportuni stimoli ambientali e sociali) che possono aver contribuito all’insorgere del disturbo. Vi sono altri fattori che predispongono al disturbo, come ad esempio certe caratteristiche di inibizione della persona o contesti eccessivamente protettivi o stili educativi autoritari o perfezionisti.

Scartata la causa medica, si passa a vagliare l’ipotesi di mutismo selettivo.

Il bambino ha terrore di sentirsi giudicato e sperimenta panico nel ritrovarsi con persone sconosciute o in un posto nel quale non si sente al sicuro. Tuttavia si è riscontrato che esiste una predisposizione genetica, qualora anche i genitori abbiano sofferto di ansia da giovani.

 

Come trattare il mutismo selettivo infantile 

Per trattare il mutismo infantile, è molto importante l’appoggio famigliare, implicando anche gli altri contesti di vita del bambino, in maniera parallela. L’obiettivo principale è migliorare la condizione personale e sociale del bambino, partendo da ciò che desidera, con brevi e buoni contatti sociali che rimandano a lui un’immagine di sé nuova e capace. Non gli si chiede di sbarazzarsi di ogni ansia, bensì di imparare a tollerarla ed essere in grado di parlare nonostante la paura, con i suoi tempi.

Importante è certo offrirgli un ambiente più sicuro possibile, accogliendo la situazione con amore e comprensione facendogli sentire serenità  e confidando nella risoluzione del problema cercando di farlo stare tranquillo e meno sotto pressione, senza essere troppo protettivi.

Risulta controproducente esigere che parli, insistendo costantemente con domande o comparandolo ad altri bambini o fratelli e sorelle. Questo farà solo in modo che la sua ansia aumenti e che il disturbo si prolunghi. Si può tuttavia provare ad accompagnare il bambino nella comunicazione con un altro bimbo, facendo sì che sia l’adulto ad iniziare la conversazione, o pianificare attività che richiedano l’interazione con un’altra persona in maniera delicata e poco invasiva, magari nella propria casa, se è questo il contesto dove egli si sente più a suo agio e protetto. Se non è sufficiente, per non peggiorare la situazione, è bene contare sull’aiuto di un professionista che saprà indicare il tipo di intervento adeguato per ciascun paziente.

 

Giochi per lavorare sul  mutismo selettivo infantile 

Di seguito si propongono degli esempi di possibili giochi o modelli di interazione che possono facilitare lo scambio comunicativo e positivo. E’ sempre bene partire da una situazione che il bambino riesce a sostenere, partendo da ciò che sa fare, magari da un gioco che già conosce.

  • Per iniziare un’interazione, in due o in piccolo gruppo, proporre giochi che non implicano una conversazione (disegno da fare insieme, costruzioni, gioco dell’oca…);
  • Giochi di mimica o giochi in cui si può rispondere con suoni, come battiti di mano o gesti. Possono anche essere utili giochi in cui si richiede di parlarsi nell’orecchio;
  • Utilizzo di registrazioni di audio e video, permettendo ai bambini di osservarsi e famigliarizzare di nuovo con la parola;
  • Mettere a disposizione del bambino maschere o marionette che possono servire a intraprendere piccole rappresentazioni teatrali, dove l’adulto inizia e accompagna la storia con voce narrante.

 

Vale la pena notare che ciascun passo in avanti, anche il più piccolo, è necessario rinforzarlo ma senza troppi festeggiamenti, anche solo con lo sguardo che, come il bambino sa, non ha bisogno di troppe parole.