Seleziona una pagina

 

di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

Ogni bambino ha i propri tempi per raggiungere le diverse competenze e abilità che lo aiuteranno nel relazionarsi con gli altri e gestirsi autonomamente nella vita, ma alle volte i genitori si appoggiano troppo facilmente a questa teoria senza interrogarsi sulle proprie responsabilità di un eventuale ritardo nell’acquisizione di alcuni step di crescita del proprio figlio.

Valorizzare le qualità individuali del bambino riconoscendo, facilitando e rinforzando i suoi interessi, le sue curiosità, le sue preferenze e attitudini è compito di ogni figura educativa che si relaziona con il bambino, ma è necessario ricordarsi che ciò non vuol dire assecondarlo “passivamente”. 

Il comportamento e atteggiamento di ciascuna figura di riferimento del bambino ha inevitabilmente un effetto ed una conseguenza sul suo sviluppo, anche in termini di velocità di apprendimento di un’abilità, quale, per esempio, il linguaggio.

La parola ha un valore importantissimo per l’essere umano, è lo strumento che più di qualsiasi altro facilita la comunicazione e il mettersi in contatto in tempi brevi con l’altro, soprattutto se è qualcuno che non ci conosce e non sa prevedere ed interpretare correttamente gli altri nostri linguaggi, come le espressioni facciali, le manifestazioni emotive, i silenzi, i movimenti del nostro corpo e via dicendo.

Nel rispetto delle inclinazioni del bambino e del gradimento che mostra nel rispondere agli stimoli che gli forniamo, noi adulti possiamo aiutarlo ad apprendere e maneggiare agevolmente questo strumento ricchissimo che ci rende unici, ovvero la parola.

Di seguito 15 accorgimenti che possiamo mettere in atto nel perseguimento di questo obiettivo comune.

  1. DATE UN NOME A QUALSIASI COSA/PERSONA INCONTRATE NEL VOSTRO RAGGIO D’AZIONE: in ogni momento della giornata, dal cambio pannolino al pranzo, dal giro al parco al viaggio in macchina entriamo in relazione con tantissimi stimoli e oggetti o persone. Dare a ciascuna delle cose con cui entriamo in contatto un nome, aiuterà ad apprendere nuovi vocaboli ed a sentirsi parte di un mondo dotato di senso.
  2. PARLATE CON CHIAREZZA: quando parlate con i bambini evitate il più possibile di usare il loro lessico storpiato, anche se molto divertente e buffo. Non capiranno quale sia la lingua giusta se voi per primi non mantenete una coerenza e continuità.
  3. EVITATE IL LINGUAGGIO DA BEBE’: i bambini sono solo piccoli, non hanno fino a prova contraria dei problemi cognitivi, per cui ricordate “bau bau”  è il verso del cane non il suo nome 😉
  4. UTILIZZATE UN VOCABOLARIO ADATTO AL SUO LIVELLO LINGUISTICO: iniziate con frasi corte e parole semplici per agevolargli la comprensione di ciò che gli state spiegando o raccontando per poi gradualmente usare costruzioni più complesse.
  5. CORREGGETE I SUOI “ERRORI” INDIRETTAMENTE E CON DISCREZIONE: quando un bambino sbaglia la coniugazione di un verbo o inverte le lettere di una parola evitate di farglielo notare perchè altrimenti nel lungo termine si sentirà inadeguato. Per aiutarlo potrete ripetere l’intera frase in modo corretto chiedendogli se avete capito bene ciò vi stava dicendo. Si sentirà ascoltato e accolto.
  6. NON DITEGLI CHE NON SI CAPISCE NIENTE QUANDO PARLA: se rimandate ad un bambino che non si comprende nulla quando vi racconta le cose o completate le frasi al posto suo se si mostra titubante, si sentirà stupido. Diverso è, invece, chiedergli di ripetere la frase parlando più lentamente oppure di farvi capire ciò che vuole dirvi con altre parole. Lui si sforzerà di trovare metodi alternativi per farsi capire e si sentirà parte attiva di una relazione e conversazione.
  7. NON SPAZIENTITEVI QUANDO SBAGLIA: non c’è cosa peggiore di mostrarsi arrabbiati, infastiditi o intolleranti di fronte agli errori, perchè induce irreversibilmente l’altro a chiudersi in se stesso, a non aver fiducia e autostima. 
  8. DATE RISPOSTE ARTICOLATE: se un bambino vi fa delle domande (e la fase dei perchè arriva per tutti) non rispondetegli in modo frettoloso e a monosillabi, piuttosto articolate quanto richiestoi con motivazioni dettagliate e spiegazioni reali o, se proprio non sapete cosa dire, dichiarate di non saper rispondere: essere umani vuol dire anche ammettere i propri limiti.
  9. ABITUATELO A PARLARE: avere una conversazione significa mettersi in gioco e mettersi in ascolto, per cui al posto di chiedergli se si è divertito a scuola, chiedetegli cosa ha fatto e poi raccontategli anche voi la vostra giornata mettendo enfasi sulle molte emozioni che vi hanno fatto visita.
  10. RISPETTATE I TURNI DI CONVERSAZIONE E LE PAUSE: non interrompete vostro figlio quando si sta sforzando di portare a termine un discorso nè tantomeno concludete al posto suo le frasi, altrimenti si sarà incapace e inadeguato.
  11. OGNI SITUAZIONE E’ QUELLA GIUSTA PER ARRICCHIRE IL SUO VOCABOLARIO: qualsiasi momento è quello opportuno per insegnargli parole nuove. Raccontategli i vari passaggi di cosa state facendo per esempio quando pulite, cucinate, lo vestite, lo lavate, lo cambiate. Questo lo aiuterà ad ampliare il suo lessico e a dargli una sequenzialità degli eventi, a fargli prendere confidenza con il concetto di tempo, di consistenze.
  12. NON DELEGATE AGLI SCHERMI IL COMPITO DI INSEGNARGLI A PARLARE: i cartoni animati, ad esempio, spesso usano parole scorrette e storpiate, fanno riferimento a concetti astratti, ad un mondo fantastico o li abituano ad un linguaggio puramente colloquiale.
  13. LEGGETE LIBRI DI OGNI TIPO: fin da quando sono piccoli mostrategli libretti adatti alla loro età, partendo da quelli cartonati che  illustrano immagini veritiere del mondo in cui vivono a quelli in cui si raccontano le prime storie semplici, per poi sbizzarrirvi con letture più complesse. Ritagliarsi questo momento nella quotidianità aiuterà sia in termini relazionali/affettivi che linguistici.
  14. MOSTRATEVI INTERESSATI OGNIQUALVOLTA VI PARLA: non c’è cosa più bella che sentirsi calcolati dal proprio genitore o dalla propria figura di riferimento e sentire che ciò che si sta raccontando è interessante.
  15. NON FORZATE I BAMBINI A PARLARE: incuriositeli, ponetegli delle domande, ma non obbligateli a parlare soprattutto con gli estranei. Anche se vi sembrerà che possa essere scambiato come maleducazione, la fiducia in se stesso di vostro figlio è questione più importante che interloquire con uno sconosciuto che probabilmente non incontrerà più.

Ed infine, come sempre, mettetevi nei panni del bambino: pensatevi in procinto di imparare una nuova lingua straniera o di rispolverarla, come vi sentite? Cosa vorreste facesse l’altro per aiutarvi? Cosa vi metterebbe in difficoltà o a disagio?

Alla fine non è poi così diverso 😉