di Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta

 

 

Si sta avvicinando la data del rientro scuola e per molti degli attori di questo inizio, indipendentemente dall’età, si cela un “fantasma” chiamato ansia, che proprio per la sua natura si ingrandisce e amplifica senza freni dando la sensazione di sfuggire al controllo e di non poter essere gestita.

Facciamo un passo alla volta perché solo grazie ad un esame di realtà possiamo avvicinarci a questa emozione, imparare a conoscerla e a non far sì che ci travolga.

Innanzitutto cosa è l’ansia?

Se si cerca in rete, si troveranno moltissime definizioni, ma in sintesi l’ansia è uno stato di preoccupazione e incertezza elevato per qualcosa che si conosce poco, per un pericolo “astratto”, supposto, immaginato. Se la paura è una reazione di difesa di fronte ad un pericolo “reale”, l’ansia è il pensiero di quella paura che diventa così forte da estendersi per un periodo di tempo maggiore indipendentemente dal fatto che quel pericolo sia presente. Per esempio, un bambino può provare paura di fronte ad un’ape e avere ansia di andare in un prato di fiori dove potrebbero esserci api.

Con questa premessa, diventa facile comprendere come bimbi e adulti possono vivere questa emozione nel rientrare a scuola dopo un periodo lungo di stazionamento a casa dove si sono sentiti protetti, per il timore delle tante incognite che si celano, tra cui la più “minacciosa” del contagio.

L’ansia di per sé non è negativa, perché così come la paura, ci aiuta a prepararci a difenderci da un possibile pericolo, ci aiuta a reagire prontamente ad eventuali minacce, ci attiva e ci tiene vigili, ma se eccessiva o persistente può diventare molto invalidante.

Come fare allora per gestirla al meglio?

  • Innanzitutto, è fondamentale riconoscerla: agitazione, pensieri negativi o confusi, disturbi del sonno, accelerazione cardiaca o respiratoria, isolamento, evitamento della situazione ansiogena, irascibilità, crisi di pianto improvvise, desiderio di ritornare a casa possono essere alcune delle manifestazioni dell’ansia.
  • Poi è necessario accettarla, non negarla, evitarla o rifuggirla: ogni emozione e sensazione deve essere lecita, non può essere soggetta a giudizio, ma eventualmente la manifestazione e il comportamento che ne derivano possono essere “contestati” e rivisti. Se ci si ponesse con un atteggiamento giudicante di fronte ad un bambino ansioso gli si rimanderebbe che sta facendo una cosa sbagliata accentuando una sensazione di inadeguatezza, senso di colpa e rischiando di intaccare lo sviluppo della sua autostima e il rapporto di fiducia che si ha con lui.
  • Individuare la causa, il motivo che genera ansia è il passo successivo: la condivisione di spazi comuni, il contatto con altri bambini e adulti, l’impossibilità di indossare la mascherina o di non poter lavarsi le mani quando lo si desidera, la paura del contagio, il cambio ritmi/spazi, la lontananza da mamma e papà, l’assenza di controllo sono alcune possibili motivazioni attivanti.
  • Creare con chi prova ansia un canale di comunicazione, con un atteggiamento comprensivo, aperto, affabile gli permetterà di sentirsi al sicuro di poter esprimere emozioni e pensieri in totale libertà, rifugiandosi in un “luogo” in cui trova conforto. Quando si è in preda all’ansia è difficile che i ragionamenti funzionino efficacemente, ma rimandare dati oggettivi e rimanere al fianco di chi prova ansia è una buona strategia.
  • Condividere con chi è in ansia racconti di simili esperienze passate lo aiuterà a “normalizzare” le proprie sensazioni e a non spaventarsi di ciò che si sta attivando in lui (corpo e mente), dando un nome a cosa sta accadendo dentro di lui (battito del cuore accellerato, respirazione affannata).
  • Avvalersi della respirazione o di altre strategie (barattolo calma, bolle di sapone, disegno, costruzione, manipolazione didò, travasi, lettura albi) aiuterà il bambino a recuperare la calma e la lucidità.
  • Infine, se l’ansia dovesse perdurare o essere eccessivamente invalidante è utile rassicurare il bambino sul ritorno delle sue figure di riferimento perchè lo aiuterà a sentirsi meno in balia degli eventi oppure si può consigliare ai genitori di ridurre ove possibile l’orario di permanenza dei bambini nella struttura o di privilegiare una preparazione lenta all’entrata a scuola senza ritmi incalzanti (fare colazione, scegliere vestiti, leggere una storia, condividere gli stati d’animo).
  • L’invio ad uno specialista (psicologo o psicoterapeuta) non è da escludere qualora la situazione dovesse rappresentare un disagio molto intenso.

 

 

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