di Simona Vigoni, pedagogista, direzione scientifica di PF06

foto di Ilenia Schioppetti

 

 

 

Fammi giocare solo per gioco
Senza nient’altro, solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l’inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare solo per gioco

Bruno Tognolini

 

 

“Chiudere il gioco in definizioni apodittiche classificatorie è come contenere il processo di creazione dell’universo dentro una scatola,” così ha scritto Mottana da qualche parte nelle parole infinite che si spendono nel web su questo argomento e io ho scelto queste, perchè reali, potenti, così tanto liquide da scorrere come un fiume in piena, proprio come il gioco sa fare nelle vene palpitanti di un bambino mentre corre, nella voce trasfigurata di un adulto mentre racconta, nell’espressione di stupore dilagante di un anziano che non si aspettava di “far punto” con l’ultimo colpo di boccia.

Dagli zero ai novantanove e fino ai cent’anni, si vive perché si continua a giocare come scriveva George Bernard Shaw che è come dire che finchè l’anima del gioco incalza anche tra le rughe della vecchiaia, la vita va avanti. Allora, oggi giornata della celebrazione del gioco si inneggia alla vita, così come la celebra il bambino quando gioca “alla morte”: “Facciamo che io ti sparavo e tu cadevi per terra e poi io…..” “ Va bene, facciamo. E poi tu..”? Tu celebri la tua affermazione, il tuo essere “vita” e aspetti in trepidante attesa che io mi rialzi per potermi sparare di nuovo e ri-affermarti nel tuo essere vita, forza e potenza.

Natura, cultura, finzione e realtà, regola e libertà gli opposti potrebbero continuare per definire il potere di sintesi che il gioco possiede quando non è smontato, scomposto, diviso e parcellizzato sotto la lente di ingrandimento di chi lo studia e lo verrebbe soffocare in una definizione, per così dire, inscatolare, asservire ai propri, seppur nobilissimi ed elevatissimi, scopi.

E’ vero, ci saranno pure i giochi in scatola e ci sarà pure la scatola dei giochi in ogni cameretta in cui si rispetta l’ordine, tutte le sere, rigorosamente prima di andare a dormire, ma sotto quelle coperte, il gioco è pronto a riemergere ora non più così liquido, ma rarefatto, aereo, polverizzato nell’incanto di un sogno. Il gioco, raggio di luce penetra, penetra sempre quando trova fessure pronte a riceverlo, rivelando così anche le nostre e le sue zone d’ombra.

 

 

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