di Silvia Iaccarino

Meravigliosa questa poesia della grande Szymborska ❤️

In modo magistrale ha reso tutto il senso profondo e profondamente scientifico che muove il bambino nella scoperta del mondo che lo circonda.

“Ora sono sotto esame le cose che non possono muoversi da sole. Bisogna aiutarle a farlo, spostare, spingere, prenderle da dove sono e trasportarle”.

Bellissimo! Come rende lo stupore e la freschezza del bambino che ancora non conosce il funzionamento della realtà e per il quale tutto è nuovo e da indagare, per nulla ovvio.

Poi ancora: “Non tutte lo vogliono”. Anche queste parole sono potenti. Il bambino scienziato che tutto testa e verifica, si rende presto conto che alcuni oggetti sono “ostinati” e non si vogliono muovere (pensiero magico: il bambino attribuisce una volontà a ciò che lo circonda, nel tipico animismo infantile). Ma alcuni oggetti addirittura “tremano” dal desiderio di muoversi da dove sono!

E poi, ancora nel pensiero bambino che assegna un’anima agli oggetti: “quale movimento SCEGLIERANNO quando ormai vacilleranno sul bordo: un viaggio lungo il soffitto? un volo intorno alla lampada? un salto sul davanzale e di lì all’albero?”. Qui osserviamo anche la curiosità della piccola, da un lato e, dall’altro, le sue precoci capacità di fare ipotesi (altra fase tipica del pensiero e del metodo scientifico di indagine sui fenomeni: osservazione, ipotesi, verifica, conclusione o legge desunta).

E infine, l’ostinata volontà della bambina di procedere con il proprio esperimento, a prescindere da tutto:

“Questo esperimento deve essere fatto. E lo sarà.”

Perché il bisogno di conoscere è imprescindibile, potente oltre ogni limite (per fortuna). Del resto, per citare il Sommo Poeta, “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.