di Chiara Degli Esposti e Ornella Cavalluzzi, psicologhe e psicoterapeute, ideatrici del metodo inRelazione®

 

 

Nel libro da noi scritto: inRELAZIONE, come il benessere dell’educatore favorisce l’apprendimento a scuola”  abbiamo voluto mettere tutta la nostra voglia di cambiare le cose.

Attraverso esempi di vita quotidiana abbiamo cercato di rendere concreto e possibile l’applicabilità delle teorie e dei pensieri a cui ci siamo inspirate negli anni.

Come psicologhe psicoterapeute che lavorano nel mondo della scuola e della formazione, abbiamo ritenuto necessario mettere in dialogo la psicologia con la pedagogia, individuando delle strategie per ridurre l‘incidenza di stress e malessere che caratterizza questa professione.

Gli educatori e gli insegnanti sono purtroppo poco “accuditi” dal sistema scolastico; lo stipendio non è adeguato, hanno a che vedere con classi sempre più numerose e con bambini sempre più difficili da un punto di vista emotivo, hanno un carico di lavoro notevole e negli ultimi tempi sono sottoposti a frequenti critiche e talvolta a campagne denigratorie da parte dei mass-media, finendo per essere i capri espiratori del malessere o dello scarso apprendimento degli alunni.

A rendere la situazione ancora più critica, hanno contribuito i tagli sulla formazione del personale educativo, dovuto alle scarse risorse finanziarie  messe a disposizione dal sistema scolastico.

Insomma gli educatori oggi hanno un incredibile  bisogno di essere ascoltati, visti, accompagnati, sostenuti, e invece sono abbandonati a loro stessi.

La crisi e il profondo stato di malessere che invade la scuola oggi arriva dritto ai bambini. Come fare ad invertire la rotta? Da dove iniziare?

Noi abbiamo scelto di partire dall’adulto, dalla figura educante. Abbiamo capito che se non lavoriamo sui grandi non arriviamo ai piccoli.

Da qui è nato il nostro Metodo “inRELAZIONE”, che è stato oggetto di ricerca sperimentale da parte dell’università “La Sapienza di Roma Dipartimento di psicologia”, in una ricerca sul burnout dell’educatore al nido d’infanzia.

Il Metodo è risultato statisticamente valido ai fini preventivi della sindrome di burnout in generale, ed efficace in modo significativo nella riduzione del burnout  nella relazione con il bambino.

L’ obiettivo che ci prefiggiamo è quello di formare gli educatori e gli insegnati da un punto di vista emotivo e relazionale, aiutandoli a rinforzare il proprio sè, offrendo loro strumenti e occasioni per entrare in contatto con se stessi e con il proprio bambino interiore, al fine di ritrovare la giusta motivazione e di migliorare la qualità della loro vita e quindi del lavoro con i bambini.

Durante i nostri training le insegnanti ci riportano quanto la formazione sia stata utile da un punto di vista anche personale oltre che professionale.

Ebbene l’uno è collegato all’altro, noi siamo persone e lavoriamo con persone, i nostri processi emotivi e relazionale sono oggetto di indagine e non possono essere lasciati fuori dal contesto educativo. E’ importante iniziare a concepire la figura di educatore come una figura integrata dove il proprio vissuto e le proprie emozioni entrano in ballo nella relazione con il bambino e ne condizionano fortemente la qualità. Essere presente nella relazione significa mettersi in gioco, prendersi la responsabilità del proprio sentire, delle proprie emozioni e del proprio agire. Solo così potremmo essere veramente un esempio per i nostri bambini e per una società in difficoltà. Noi crediamo che bisogna iniziare a interrompere questo circolo vizioso a spezzare le catene di malessere che imprigionano la creatività e la voglia di vivere.

Le neuroscienze ormai hanno ampiamente dimostrato l’importanza del ruolo delle emozioni nell’apprendimento, del piacere, dei legami affettivi, del gioco, dell’espressione di tutte le emozioni, della condivisione , del poter superare una visione egocentrica della vita.

Tutti questi aspetti sono fondamentali per creare uno stato di benessere psicologico e fisico negli adulti e di conseguenza anche nei bambini.

Torniamo a stupirci, torniamo ad incontrarci, ricominciamo da noi e solo così potremmo insegnare ai nostri bambini a volersi bene.